2017, l’anno delle destre populiste in Europa?

Il 21 Gennaio scorso i leader dei principali partiti europei della destra “populista” si sono riuniti a Coblenza, città tedesca della Renania-Palatinato, dichiarando esplicitamente le linee guida che dovranno ispirare i loro partiti nell’anno politico che si va ad aprire: lotta contro la moneta unica europea e contro l’idea di un’Europa senza frontiere; la messa in discussione del mito della globalizzazione; un forte nazionalismo che rimetta al primo posto la sovranità degli stati; il rifiuto netto all’accoglienza dei migranti, in primis per tutelare la sicurezza dei cittadini. Tutto ciò cavalcando l’onda della vittoria di Trump e del suo insediamento alla Casa Bianca.
“Cacciare le Merkel, gli Hollande e i Renzi” ha sentenziato Matteo Salvini dal palco della Rhein-Mosel-Halle durante il suo intervento.

I principali protagonisti del vertice sono stati la tedesca Frauke Petry, padrone di casa e guida del partito Alternative für Deutschland (Afd); l’olandese Geert Wilders leader e fondatore del Partito per la Libertà (Pvv); la francese Marine Le Pen, presidente del Front National (Fn) e Matteo Salvini, segretario della Lega Nord (Ln).

Nel 2017 saranno tre le tornate elettorali cruciali per i protagonisti del vertice di Coblenza. Le elezioni politiche in Olanda del prossimo marzo, le presidenziali francesi a cavallo tra Aprile e Maggio e le elezioni politiche in Germania del prossimo autunno rappresenteranno la prova del nove per valutare la forza reale dei populismi di destra e per decidere il futuro dell’Europa. Quell’idea di Europa nata all’indomani della seconda guerra mondiale con l’istituzione della Ceca e che, mai come in questo momento, è messa sotto pressione.

Saranno gli olandesi il 15 Marzo i primi ad essere convocati alle urne. Recenti sondaggi mostrano la competitività di Geert Wilders e del suo Partito per la Libertà, che dovrebbe giocarsi in un testa a testa la carica di Primo Ministro con l’attuale premier, il conservatore Mark Rutte. Uno dei punti fondamentali del programma dei populisti olandesi è la “Nexit“, l’uscita dei Paesi Bassi dall’Unione Europea. Potrebbe essere la prima pugnalata inflitta a Bruxelles.
Poco più di un mese dopo, il 23 Aprile, Marine Le Pen affronterà il primo turno delle presidenziali francesi da favorita. In un eventuale secondo turno i sondaggi lasciano poche speranze alla leader del Front National che dovrebbe rimanere penalizzata da un eventuale convergenza degli elettori di centro-sinistra a sostegno del candidato che sfiderà la Le Pen, verosimilmente il conservatore Francois Fillon. Convergenza eventuale, ma non scontata, alla luce sia del candidato del centro destra, Francois Fillon, che potrebbe incontrare non poche difficoltà ad intercettare l’elettorato di centro-sinistra, sia dell’inaffidabilità dei sondaggi nelle ultime tornate elettorali.
Infine saranno i tedeschi il 24 Settembre a recarsi alle urne. Il partito Alternativa per la Germania guidato da Frauke Petry viene da un clamoroso risultato alle elezioni regionali del 2016 ed è in fortissima ascesa mentre Angela Merkel sembra pagare in primis le politiche di apertura e di accoglienza verso i migranti. La sinistra, come nella stragrande maggioranza dei paesi europei, è in crisi anche in Germania: è di questa settimana infatti la notizia che Sigmar Gabriel, candidato dell’Spd per le elezioni autunnali, ha fatto un passo indietro lasciando la leadership a Martin Schulz, ex presidente del Parlamento europeo. Frauke Petry, quando Schulz aveva rinunciato a ricandidarsi alla guida del Parlamento europeo, aveva fatto notare come una corsa a due Schulz-Merkel sarebbe stata una manna dal cielo per il suo partito, vista la forte vocazione europeista (in questo momento storico uno strumento poco efficace in termini elettorali) di Schulz e le difficoltà di Merkel.

“Il 2016 è stato l’anno in cui si è svegliato il mondo anglosassone, il 2017 potrebbe essere l’anno dell’Europa. Non è più una questione di se ma di quando” ha affermato Marine Le Pen a Coblenza. Le tornate elettorali in Olanda, Francia e Germania, unite alla torsione autoritaria e nazionalista dei paesi dell’ex blocco sovietico, potrebbero sancire la deriva del vecchio continente verso posizioni di estrema destra e la fine dell’Unione Europea come oggi la conosciamo.

Ma dove vanno ricercate le cause dell’ascesa delle forze populiste, in Europa ma non solo, in particolare di destra? Proviamo ad identificare alcune cause di fondo in grado di spiegare il successo, nello stesso momento storico, di un notevole numero di partiti di destra populista in tanti paesi diversi. Ed è proprio perché sta avvenendo nello stesso momento storico e in tanti paesi diversi che possiamo parlare di un trend globale e trascurare le peculiarità dei singoli contesti nazionali.
Il motivo numero uno è la messa in discussione del mito della globalizzazione. La crisi economica del 2008 ha messo a nudo ed esasperato le disuguaglianze mostrando come la globalizzazione sia una grande opportunità di arricchimento per qualcuno, pochi, e una perdita di competitività ed identità per qualcun altro, molti. La risposta di questi partiti è rinfocolare i nazionalismi latenti delle popolazioni e riportare al primo posto la sovranità degli stati, che in ambito europeo si traduce nell’euroscetticismo, tratto caratteristico dei partiti di destra populista.
Il secondo motivo è la destabilizzazione del Medio Oriente, da cui deriva da un lato l’ingente flusso migratorio verso l’Europa e dall’altro gli attentati terroristici che stanno colpendo la civiltà occidentale nelle sue fondamenta. La risposta è la chiusura delle frontiere e la volontà di non riconoscere differenze tre l’islam “moderato” e i terroristi.
Il terzo motivo è la miopia dei partiti tradizionali che vanno ripetendo il solito mantra europeista, non rendendosi conto da un lato che la realtà sociale è molto diversa da quella da loro rappresentata a parole e dall’altro che questi partiti anti-sistema sono in poderosa ascesa.

Non saranno però i venditori d’odio della destra populista a risolvere il problema della disuguaglianza né tanto meno a ridare equilibrio e stabilità nella zona medio-orientale. Ad una efficace parte “distruttiva” di denuncia e rigetto di tutte le politiche messe in atto dai partiti tradizionali non corrisponde infatti una parte “costruttiva” che si basi su proposte e soluzioni strutturali di lungo periodo. Al contrario è evidente che la retorica dei principali protagonisti del vertice di Coblenza è fortemente propagandistica e volta ad ottenere consenso cavalcando il malcontento generale. “Migliaia di persone sono senza casa e senza luce mentre i migranti sono in albergo. Questa non è solidarietà, questa è pazzia” ha affermato Salvini a Coblenza rifacendosi all’emergenze neve e terremoto che ha colpito il centro Italia.

Per evitare un effetto domino in Europa dopo la Brexit e la vittoria di Donald Trump è indispensabile o la risposta dei partiti tradizionali attraverso la presa di coscienza che qualcosa, in particolare dopo la crisi economica, è cambiato, o la nascita di proposte nuove, alternative e originali che possano in qualche modo superare il dualismo che si è venuto a creare tra establishment e anti-establishment. Occorre inoltre ripensare l’idea politica di Europa incentivando ed accelerando un processo volto alla creazione di un vero stato federale che renderebbe in ogni campo più forte l’unione delle comunità e dunque maggiormente impermeabile alle spinte isolazioniste ed autoritarie. L’alternativa è che i partiti populisti di destra e le loro proposte andranno a minare i precari equilibri che tengono ancora in piedi l’idea di un Europa politicamente unita e senza frontiere interne.

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