The Lone Star State

Il 1 febbraio 1861, 156 anni fa, il Texas proclamò la secessione dagli Stati Uniti d’America.“The Lone Star State”: lo “Stato della Stella Solitaria” si presenta come un caso assolutamente atipico di stato federale americano. Appare come un “gigante solitario” tra le cinquanta “stelle”, forse la più singolare nell’ immaginario collettivo. Con una superficie doppia rispetto all’ Italia, se indipendente, potrebbe essere considerata la dodicesima economia globale.

Quali sarebbero i segni concreti di un’ipotetica specificità texana? Ne ho individuati, sinteticamente, quattro:

Immagine: “Se possedessi il Texas e l’inferno, affitterei il Texas e vivrei all’ inferno” Il generale unionista “The Burning” Sheridan, vedeva così il Texas, come diversi nordisti. In realtà si tratta di una terra di contrasti in cui coesistono sconfinate pianure inondate di Sole a ovest, mesa rocciose e paesaggi innevati, paralizzati da terribili blizzard invernali. Il Texas è però anche lo spazio scuro e misterioso che inquietava Jack Kerouac, terra di frontiera. Il texano tipico nell’ immaginario collettivo è senza dubbio un bianco con cappello e stivali (con tanto di speroni), mandriano o petroliere, ricco e sfrontato; entro il 2020, però, gli ispanici supereranno i bianchi, sconvolgendo il nostro stereotipo traballante. Nell’immaginario contemporaneo è anche presente l’immagine del Texas feroce e terribile, che ci è data dall’ opera dei Fratelli Coen, “Non è un paese per vecchi”: il Texas come uno spazio selvaggio, ma prima che selvaggio crudele, non adatto ai “vecchi”, ai deboli.

Economia: Il Texas del Diciannovesimo secolo non era una grande potenza economica: tutto cambiò a partire dal 10 gennaio 1901, quando a Beaumont, nel Texas orientale, si scoprì il primo giacimento petrolifero. Mentre gli Stati Uniti diventavano il primo produttore mondiale di petrolio, il Texas supererà la crisi economica del 1907 continuando a crescere con costanza. Gli anni Trenta e Quaranta videro una classe dirigente, molto progressista sul piano economico, sostenere attivamente il New Deal rooseveltiano, sfruttando abilmente le nuove infrastrutture. Fu la Seconda Guerra Mondiale a fare la vera fortuna del Texas, che vide il proprio territorio arricchito di nuove infrastrutture, fabbriche (di armamenti, ma poi ottimamente riconvertite nel periodo postbellico) e basi militari. Nel 1961 Houston venne scelta come sede del centro di voli della NASA, attirando un grande flusso di denaro e di scienziati da tutto il mondo. Austin diventerà una delle principali capitali della “Terza Rivoluzione Industriale”, rivaleggiando con la Silicon Valley californiana, e “seconda patria dell’ NSA”, grazie al fatto di possedere una rete elettrica nazionale praticamente autonoma (dunque utile in caso di attacco su scala nazionale). Solo luci nel modello texano? No di certo: se la bassa tassazione favorisce sviluppo e investimenti in un’economia con un PIL paragonabile a quello del Canada, ci sono comunque diverse ombre. Infrastrutture, sanità  e istruzione sono finanziate certamente meno rispetto ad altri Stati americani, inoltre circa un residente su cinque è privo di assistenza sanitaria e il tasso di povertà è l’undicesimo più alto tra i cinquanta Stati dell’Unione.

Storia: probabilmente il segno più tangibile della specificità texana rispetto agli altri Stati federali. Il Texas non venne ceduto agli Stati Uniti già nel 1819, come lo fu la Florida occidentale, dominio traballante dell’Impero spagnolo. Nel 1835-36 una furiosa guerra civile (di cui il tragico assedio di Fort Alamo è simbolo) portò alla decennale indipendenza del Texas, situazione anomala per un futuro Stato dell’Unione. Gli antischiavisti del Nord ritardarono finché poterono l’ingresso del Texas ma, timorosi di avere un vicino meridionale facilmente influenzabile da potenze europee, furono spinti a proclamarne l’annessione nel 1845. 156 anni fa, 1 febbraio 1861, il Texas proclamò la secessione, a cui si oppose con forza la minoranza antischiavista tedesca, ben presente a Ovest di Austin. Questa minoranza formerà diverse bande armate anti confederate, che potremmo in qualche modo accostare a quelle, del vicino Mississippi, trasposte di recente su pellicola nel film “Free State of Jones”. Il 10 agosto 1862, per la prima volta nella storia americana, un gruppo di cittadini americani di recentissima provenienza straniera, si scontrava con truppe regolari americane. Gli immigrati tedeschi, tra cui molti intellettuali immigrati in Texas dopo i falliti moti europei del 1848, saranno anche guardati con sospetto e in parte perseguitati nelle successive guerre mondiali. Anche la minoranza nera fu sempre discriminata, persino dopo la fine della Guerra di Secessione, e diversi diritti le furono preclusi per decenni, simbolo di una mentalità ancora molto schiavista. La minoranza messicana, invece, fu prevalentemente sfruttata dai vari capi locali a fini elettorali, e perciò non venne privata del voto.

Geografia: l’elemento che forse racchiude tutti i precedenti tre. Il secondo stato americano per dimensioni dopo l’Alaska, copre quasi un decimo della totalità degli Stati Uniti d’America e può essere diviso in quattro grandi aree geografiche: le Pianure Costiere, attraversate da fiumi e acquitrini, le Pianure del Centro-Nord, sabbiose e puntellate di arbusti, le Grandi Pianure, ondulate e solcate di canyon, e la zona delle Montagne dell’Ovest, aspra e grandiosa. Il Texas si affaccia sul Golfo del Messico, ed è perciò aperto ai commerci marittimi internazionali, ma è nella frontiera meridionale che si rivela tutta la specificità texana: possiamo notare come la frontiera texana, vastissima, sia molto più porosa rispetto a quelle di New Messico, Arizona e California, meglio controllate e difese. Questa porosità ha da sempre comportato un costante flusso di immigrati messicani, che si riversa lentamente ma costantemente, nel territorio e nella realtà texana. La popolazione texana ha potuto così aumentare del 20% dal 2000 a oggi, raggiungendo i 27 milioni di abitanti. Sebbene gli ispanici contribuiscano sia all’ impennata demografica che a quella economica, la loro partecipazione elettorale è ancora assai bassa, e si è tradotta solo parzialmente nella formazione di una nuova classe dirigente. Altro segno di cooperazione con il vicino meridionale, a cui il Texas è indissolubilmente legato per ragione storiche e geografiche, è lo scambio commerciale con il Messico, verso cui lo stato americano esporta più di un terzo dei suoi prodotti.

Non si può certo parlare di “Texas indipendente” tanto alla leggera, anche se David Miller, presidente del “Texas Nationalist Movement” (che dichiara di avere oltre 340.000 sostenitori) afferma, in un’intervista rilasciata a Dario Fabbri, che: “E’ vivo in noi il ricordo d’esser stati per circa un decennio una Repubblica indipendente. Il Texas è l’unico Stato dell’Unione ad aver goduto della piena sovranità. Tale storica “differenza” si riflette nella forma mentis dei suoi abitanti: mediamente libertari, autonomisti, individualisti.” e ancora: “[…] siamo troppo texani per gli Stati Uniti attuali. I nostri principi, i nostri ideali, sono gli stessi dell’America originaria, nata per proteggere la libertà dei cittadini contro l’ingerenza di un governo centrale, lontano e coloniale. In questo siamo molto -americani-, ma la nostra patria è il Texas.”

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