Accorciando le distanze, allungando le vicinanze. // Shortening distance, lengthening closeness

[English Below]

Vorrei che faceste un piccolo test con me. Chiudete gli occhi, e pensate alle ultime tre persone con cui avete comunicato. Ecco, sono sicura che, a chiunque abbiate pensato, tra queste persone ce n’è almeno una con cui avete comunicato a distanza. È la fortuna del giorno d’oggi, poter comunicare istantaneamente con persone a chilometri e chilometri di distanza. Ed è del tutto scontato, per noi utenti del ventunesimo secolo, che questo sia possibile. Così scontato che, quando vi ho proposto il mio piccolo test, voi avete pensato immediatamente non solo alla comunicazione faccia a faccia, ma anche a quella “a lungo raggio”.

La globalizzazione è entrata nella vita di tutti giorni, specialmente grazie alla diffusione della messaggistica istantanea e dei social network. Questa rivoluzione è, dal mio punto di vista, un mostro meraviglioso. Per quelli come me, con radici profonde in Italia, ma con la valigia sempre pronta e in ricerca continua di affitti bimestrali per le capitali d’Europa, la globalizzazione delle comunicazioni ha reso le cose molto più semplici.

E così posso sentire quando voglio mia mamma in Italia, il mio amico in erasmus in Francia, il mio ex coinquilino a Malta, e così via. E grazie alla possibilità di comunicare in tempo reale con queste persone, che per un certo periodo hanno fatto parte della mia quotidianità, le distanze si sono accorciate. Di molto. Grazie alla rivoluzione delle comunicazioni, le persone lontane fisicamente posso essere più vicine di quanto immaginiate.

Questa estate, un amico del mio secondo erasmus è venuto in Italia a trovarmi. E nonostante non ci vedessimo da mesi, abbiamo avuto il piacere di constatare che non era cambiato niente. La possibilità di tenerci in contatto, di sentirci, di starci vicino, di ridere e scherzare tramite i social network aveva azzerato la lontananza.

È semplice ma bellissima, l’amicizia a distanza. È sentirsi scelti, riconfermati, è sentire di avere eliminato le barriere linguistiche, culturali, fisiche perché queste non sono niente a confronto del legame che si è creato.

Ma qui vorrei fare una prima riflessione. Ci vuole impegno, come in tutte le amicizie. Ci vuole impegno per non rischiare di mantenere vivo un rapporto vuoto. Ci vuole impegno per non cadere in una serie di messaggi sempre uguali, una serie di “ciao, come stai?” che non pretendono una risposta sincera.

Ci vuole impegno perché è più semplice rispondere a un messaggio che essere realmente presenti nella vita di una persona. Perché, probabilmente, tramite messaggio non si riescono a cogliere appieno le sfumature dell’altra persona, i suoi umori, le sue sensazioni. Questo ci può portare a non indagare in profondità, e a creare (e mantenere) un rapporto superficiale. Ma basta un piccolo sforzo (che dovrebbe, per giunta, venire naturale) per capire e supportare l’altra persona pur non essendo fisicamente presenti, per dare profondità ad un rapporto a distanza. È quello che provo a fare, ogni giorno, con alcune delle persone che ho incontrato lungo il mio percorso. Ho detto “alcune”, non a caso. Qui vorrei fare una seconda riflessione: bisogna riconoscere il valore di ogni singola amicizia, o si rischia di porle tutte sullo stesso piano. Una volta individuati quei rapporti che per noi contano davvero, dobbiamo impegnarci a costruirli e a renderli solidi giorno dopo giorno.

Un altro punto interessante è come l’avvento dei social network e delle comunicazioni istantanee abbiano influito sull’amicizia a stretto contatto. Ecco, non sono una sociologa o una psicologa, ma, a mio avviso, per qualche strano meccanismo le amicizie a stretto contatto hanno perso valore dalla rivoluzione tecnologica. Siamo sempre più solitari, e preferiamo spesso interfacciarci ad uno schermo che ad un conoscente o ad un amico. Siamo sempre più solitari e sempre più pigri: bisogna riconoscerlo, costa molta meno energia comunicare con un amico lontano, che interfacciarci nella realtà con un amico vicino. È come se, talvolta, fossimo spinti dalla nostra pigrizia a dare più valore ai rapporti a distanza, perché sono meno impegnativi di quelli diretti. È meno “faticoso” mandare un messaggio, che uscire con un amico. Ci mette meno in gioco. Così preferiamo stare a casa, e sentire su Skype le persone a noi lontane, che uscire a bere qualcosa con una persona vicina. Se da un lato, questo può essere il sintomo del valore dei rapporti che abbiamo costruito a distanza, dall’altro può essere semplicemente conseguenza di una “pigrizia” fisica ed emotiva. E si può cadere nel rischio di rafforzare rapporti meno importanti, come possono essere alcune relazioni a distanza, mettendone da parte altri più autentici ma più impegnativi.

In breve, a mio avviso, l’avvento della globalizzazione delle comunicazioni ha avuto un duplice effetto: ha accorciato le distanze, rendendo istantanea e semplice la comunicazione con i nostri cari che sono lontani fisicamente da noi, ma ha anche allungato le vicinanze, facendoci diventare meno abili nella gestione delle relazioni con le persone più vicine.

È ovvio che dare consigli o giudizi generali in questo senso sia inutile. Già solo la mia vita mostra che sia impossibile tracciare giudizi definitivi, su quale tipo di amicizia sia più semplice, più autentica, più bella. Ho amici importantissimi che ho conosciuto all’università, o durante i miei erasmus, così come ho persone care a casa, che mi hanno vista crescere. Alcuni rapporti si sono rafforzati con la distanza, altri hanno un po’ ceduto, altri ancora sono rimasti esattamente identici, ed è impossibile comprendere come e perché.

L’unico consiglio che vorrei darvi è che dobbiamo, e sicuramente io prima di voi, imparare a dare il giusto peso ad ogni rapporto. Un’analisi in profondità delle relazioni in cui siamo coinvolti ci può mostrare come alcuni rapporti che consideravamo essenziali siano in realtà superficiali e semplice abitudine, e come altri, che ritenevamo meno forti, sono invece fondamentali.

Questo tipo di “analisi” può far male, non lo nascondo. Può aprirci gli occhi su cose che, forse, avremmo preferito non sapere. Ma è un esercizio molto utile a lungo termine, che ci permette di vivere con più serenità ogni relazione, dando a ciascuna di esse la giusta importanza nel nostro benessere e nella nostra vita.

[English version]

I want you to join me for a little test. Close your eyes, and think of the last three people you communicated with. Well, I am sure that, whoever you thought of, among these three people there is at least one you communicated at distance with. It is the luckiness of nowadays, having the chance to communicate instantaneously with people who are physically miles and miles away. And this possibility is so taken for granted by everyone, that when I presented you my little test, you immediately included in your list also long-distance communication.

Globalization has entered in our everyday life, especially thanks to the diffusion of social network and instant messaging. This revolution is, from my point of view, a wonderful monster. For people like me, with deep roots in Italy, but with the luggage always ready, and with a no-ending research of two-months flat rents across Europe, globalization made things easier.

Thanks to it, I can hear whenever I want from my mum in Italy, my friend in Erasmus in France, my former roommate in Malta, and so on. And thanks to the possibility of communicating real-time with those people, that for a period of my life were part of my everyday life, distance get closer. Really closer. Thanks to the revolution of communications, people physically far can be nearer than you can imagine.

Last summer, a friend of my second Erasmus came in Italy to visit me. And even if we hadn’t seen each other for months, nothing had changed. The possibility to keep in touch, to hear from each other, to support each other, and laugh and make jokes also at distance made things remaining the same.   

It is simple but awesome, long-distance friendship. You feel chosen, reconfirmed, as if you have eliminated any kind of cultural, linguistic, physical barrier, because your bond with the other person is stronger.

Here I want to stop for a while. It requires involvement, as all friendships do. It requires involvement in order not to maintain an empty relationship. It requires involvement not to fall into messages which are always the same, a series of “Hey, how are you” which doesn’t require a sincere answer.

It requires involvement because it is easier to reply to a message than to be really present in the life of somebody. Because, probably, through messages you don’t get totally how the other person feel, behave, live. This can lead us not to investigate in depth, creating and maintaining consequently a superficial relationship. But you need just little effort (that should, moreover, be automatic) to understand and support the other person even if you are not physically presents.

This is what I try to do, every day, with some people I met along my way. I said some with a precise purpose. Each friendship must be evaluated independently, or you can end up considering all of them at the same level. When we have identified those friendships which mean the most to us, we must commit ourselves to build them up and keep them solid day after day.

The other side of the coin is how social networks and instant messaging influenced the short-distance friendships. Well, I am not a psychologist or sociologist, but, from my experience, the short-distance friendships lost some value from the technologic revolution.

We are more solitary, we prefer to interact with a screen than with an acquaintance or a friend. We are more lonely and lazier: we need admit it, it is easier and less tiring to communicate with a distant friend, than to be in front of a close friend. Therefore, sometimes, we are pushed to put more value on long-distance friendship, because they are less energy-requiring than face-to-face one. It is less tiring to write a message, than to go out with a friend. It makes us less involved. We are scared to put ourselves out there, then we prefer to stay home, skyping a friend than going out and grabbing a beer.

If from one hand, it can be the symptom of the value of the long-distance relationship we have, from the other it can be the consequence of physical and psychological laziness. And you can finish reinforcing less important friendships, just because they are easier and at distance, putting aside other relationships, more authentic but also energy-seeking.

In brief, globalization of communication has had a dual effect: from one side, it shortened distance, making more immediate and simpler communication with our loved ones who are far away; from the other side, it lengthened closeness, making ourselves less able to handle face-to-face relationships.

It is obvious that giving general advices in this area is pretty useless. If we take my experience as an example, it emerges how is impossible to give definitive judgements on which kind of friendship is easier, more interesting, more authentic. I have loved ones in Ancona, who saw me growing up; I have loved ones in Forlì, who helped me shaping my personality; I have loved ones all around the world, who I spent unforgettable days during my experiences abroad. Some of those friendship have loosened since we don’t see each other, others have remained exactly the same, others have become even stronger: it is impossible to track how and why.

The only advice I want to give you is that we need to learn how to give the appropriate weight to each relationship we have. An in-depth analysis of what we are involved in can help us to understand which friendship are more authentic and important, and, on the other hand, how things that we considered essential were in reality just superficial connections. 

This type of analysis can hurt, I don’t hide it. It can make us open our eyes on things we would rather have ignored. But it will have long-term effects, helping us to live with serenity our relationships, giving to each of them the appropriate leverage in our well-being and in our life.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *