Ad impossibilia nemo tenetur

Terminata, non senza polemiche, la due giorni che ha portato all’elezione dei nuovi presidenti delle Camere: Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati.

L’iter, tuttavia, è stato quanto mai burrascoso: protagonista assoluto Matteo Salvini. Due giorni fa, infatti, M5S e Lega cercavano l’intesa per l’elezione della forzista Anna Maria Bernini. Il tutto, però, non è andato giù a Silvio Berlusconi, che continuava a spingere per l’elezione di Paolo Romani, profilo cui Di Maio e Salvini non hanno voluto dare credito, vista la recente condanna per peculato.

Tale disguido ha alimentato le voci che volevano un centro destra non più unito: oltre alla frattura che avrebbe portato massima incertezza sulle nomine dei nuovi presidenti, la coalizione non avrebbe più avuto la credibilità per chiedere la formazione del proprio governo.

Nella mattinata di ieri, la svolta: il centrodestra boccia Riccardo Fraccaro, e concede il proprio benestare per l’elezione di Roberto Fico, annunciato poche ore dopo da Di Maio.
Infine, dall’incontro dei vertici del centrodestra, esce fuori il nome che mette tutti d’accordo e ricuce la coalizione: si punta decisi sulla forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati, che il M5S decide di appoggiare, dopo il passo indietro della Bernini.

Il dato definitivo è di 422 voti a favore di Fico, 240 a favore della Casellati.
In tutto questo il Partito Democratico osserva, e al terzo scrutinio propone i nomi di Roberto Giachetti e Valeria Fedeli, terminati entrambi in seconda posizione rispettivamente con 102 e 54 preferenze.

Adesso, però, conosciamo meglio i nuovi presidenti.

Roberto Fico. Classe 1974, laureato in Scienze della Comunicazione, originario di Napoli, dove fonda nel 2005 uno dei primi meet up di Beppe Grillo. Come riporta il Corriere, nel suo curriculum: tour operator, impiegato in un call center, responsabile della comunicazione per un ristorante, importatore di tessuti dal Marocco. Sconfitto dalla Boldrini alla presidenza della Camera cinque anni fa, è stato membro della Commissione di Vigilanza Rai. Da sempre fedele ai propositi del M5S 1.0, era recentemente apparso davanti ai microfoni per affermare che una alleanza con la Lega, anche dopo le elezioni, sarebbe stata improbabile.

Maria Elisabetta Alberti Casellati. Classe 1946, laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Ferrara, è originaria di Rovigo. Fedelissima di FI, fin dall’elezione a senatrice nel 1994, non si è mai discostata dalle posizioni di Berlusconi. Nella sua carriera politica ha ricoperto la carica di Presidente della Commissione Sanità, sottosegretario alla salute, vice presidente del gruppo FI al Senato, sottosegretario alla giustizia, segretario d’aula nel consiglio di presidenza del Senato e membro del Consiglio Superiore della Magistratura.
In passato è stata aspramente criticata per la nomina di sua figlia, Ludovica Casellati (all’epoca con un contratto a tempo indeterminato presso Publitalia), come capo della sua segreteria al Ministero della Salute. Sebbene potesse farlo, Gian Antonio Stella fece notare come la figlia della Casellati ricevesse 60mila euro annui di stipendio, cifra che spetta a funzionari ministeriali del nono livello, con almeno 15 anni di anzianità.

La Casellati, che entra nella storia come prima donna Presidente del Senato, nelle ultime ore sta ricevendo aspre critiche, soprattutto da parte di chi ricorda le sue affermazioni circa le unioni civili: “La famiglia non è un concetto estensibile. Lo Stato non può equiparare matrimonio e unioni civili. Ogni omologazione sarebbe […] un offuscamento di modelli non sovrapponibili”.
Nel 2016 affermò anche che il ddl Cirinnà fosse, di fatto, una discriminazione nei confronti delle coppie etero.
Viste le numerose critiche, probabilmente gli utenti dei social, non troppo felici dell’elezione della Casellati, si aspettavano un profilo più moderno e aperto ai cambiamenti della società. E invece eccoci qui, back in Middle Ages.

La reazione del Partito Democratico, nelle figure di Ettore Rosato e Maurizio Martina, non si sono fatte attendere: “La rivoluzione a 5 Stelle comincia con un bell’accordo con Berlusconi su presidenza Camere. Dovevano cambiare il mondo e la politica e invece ecco qui”, ha dichiarato il primo.
L’attuale reggente del Partito Democratico Martina, invece, tuona: “La legislatura parte male e chi ha vinto non ha dato prova di essere all’altezza”.

Intanto ieri sono arrivate le dimissioni di Paolo Gentiloni, e a breve si attende la formazione del nuovo governo: sia di Maio che Salvini si dicono sicuri della possibilità della propria fazione di indicare il nome del nuovo premier.

Fico ha dovuto accettare i voti della Lega, e probabilmente dovrà accettare anche una collaborazione di governo. Il M5S ha accettato di votare un profilo berlusconiano alla presidenza del Senato. Ed eccoci qui, al titolo dell’articolo: nessuno è tenuto a fare cose impossibili. Ma, vista la situazione, dovremo smentire il Digesto di giustiniana memoria: ora, Mattarella, è obbligato alla risoluzione dell’impossibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *