Alessandro Magno: Il Politico

“In quello stesso istante, lontano, in un remoto paese d’Occidente, una fanciulla si accostava, tremando, alle querce di un antico santuario per chiedere una benedizione per il figlio che sentiva per la prima volta muovere in grembo. Il nome della fanciulla era Olympias. Il nome del bambino lo rivelò il vento che soffiava impetuoso fra i rami millenari e agitava le foglie morte ai piedi dei tronchi giganti. Il nome era: ALÉXANDROS”.

Inizia con queste parole la fortunata trilogia dello scrittore italiano Valerio Massimo Manfredi, dedicata al mito del sovrano macedone. Questo articolo si propone invece di analizzare un aspetto diverso, più legato alla realtà che al mito. Un’immagine messa spesso in ombra dalle narrazioni epiche delle imprese del condottiero di Pella; ovvero cercare di tracciare un profilo che non sia quello di Alessandro Magno “il Conquistatore” bensì quello di Alessandro Magno, “il Politico”.

Non sono molti i personaggi storici che hanno provocato tanta ammirazione, quanto Alessandro III di Macedonia, che dal 334 al 323 a.C. creò uno dei più grandi imperi della storia antica. Come sottolinea lo storico francese Claude Mossé, autore di una delle più dettagliate biografie di Alessandro, sin dai tempi antichi la sua figura di eroe leggendario rimase il modello di tutti i grandi strateghi e in generale di tutti coloro che, in un dato momento storico, aspirarono al potere supremo. Tuttavia, per quanto paradossale possa sembrare, esistono pochissime testimonianze dirette su di lui: qualche allusione in orazioni di Aristotele, iscrizioni provenienti da poleis greche dell’Asia Minore e alcune monete e raffigurazioni le cui datazioni non sono così chiare. Le narrazioni inerenti alla sua straordinaria epopea sono tutte posteriori. Diodoro Siculo, contemporaneo di Cesare e Augusto; Plutarco autore della Vita di Alessandro, il romano Curzio Rufo e il greco Arriano di Nicomedia. Ovviamente nei tre o quattro secoli che separano la vita degli autori e quella del condottiero, la sua immagine si arricchì notevolmente di particolari che giovavano alla creazione di similitudini fra Alessandro e il sovrano o imperatore di turno. Insomma la narrazione più o meno veritiera della sua figura, fu uno dei primi esempi di come plasmare la storia a propria immagine e somiglianza possa creare una legittimità politica forte e radicata. In ogni caso partendo dalle testimonianze di questi autori è possibile ricostruire le tappe fondamentali della conquista dell’impero di Alessandro, tuttavia è ben più difficile elaborare una descrizione e un giudizio sull’uomo. Sicuramente il mondo mediterraneo orientale dell’epoca dopo Alessandro non fu più lo stesso. Con la sua opera egli non pose soltanto fine all’impero persiano e alla civiltà greca classica, ma segnò l’epilogo di un certo tipo di cultura politica, della quale da una parte i Persiani e dall’altra Atene, ne erano stati i modelli per più di un secolo. Secondo Mossè, forse più che l’avventura in sé stessa, è proprio questa la più grande eredità della vita di Alessandro, nella misura in cui ci si interroghi sul ruolo che alcuni individui hanno nell’evoluzione della civiltà.

Ma quali furono i passi, le azioni e le decisioni politiche che plasmarono tale eredità? Per comprenderle innanzitutto occorre notare che sebbene ci fu un solo Alessandro “uomo” i suoi ruoli o le sue “maschere” furono molteplici: re dei Macedoni “Basiléus Aléxandros”, capo o “Hegemón” di una coalizione di Stati greci, signore di un impero orientale in quanto successore degli Achemenidi e infine Figlio di Zeus. Per necessità di spazio ci soffermeremo su tre aspetti fondamentali, ognuno nato dalla congiunzione di ogni “maschera” e che ci aiuteranno a delineare la figura dell’Alessandro Politico.

Liberazione delle città greche d’Asia: Alessandro sbarcò in Asia nel 334 a.C, a capo della coalizione dei Greci alleati nella Lega di Corinto. Scopo della spedizione era di “liberare” i Greci d’Asia dal giogo Persiano. Era l’ultima formulazione di un tema ben più antico, che aveva le sue radici storiche nella costituzione da parte degli Ateniesi della Lega di Delo, alla fine delle guerre greco-persiane e quelle ideologiche nella difesa dei valori di “Eleutheria kai Autonomia”. Libertà e Autonomia erano i principi primi della filosofia e quindi della politica greca. Il sentimento e il desiderio scaturiti da questi due pilastri portavano alla costituzione di “leghe della libertà”, alleanze politico-militari che avevano dei nemici ben identificati: Persiani, Spartani e persino Filippo il macedone, padre di Alessandro. È proprio in questo contesto che si inserisce la prima grande azione, o meglio innovazione dell’Alessandro Politico. Trasformare in opportunità ciò che storicamente costituiva il problema. Ergendosi a liberatore dei greci d’Asia Alessandro non era più né un invasore nemico né semplicemente un abile stratega a capo di una spedizione, egli rappresentava adesso la personificazione di valori quali libertà e autonomia i quali contraddistinguevano e differenziavano la civiltà (greci) dalla barbarie (persiani).

L’amministrazione dell’impero: conquistato l’impero persiano, il primo gesto, carico di significato, di Alessandro fu quello di indossare l’abito del Gran Re (titolo dell’imperatore dei Persiani e dei Medi). L’atto di portare indumenti asiatici non significava proclamarsi carnefice e conquistatore dell’impero di Dario, bensì successore del grande Ciro, colui che aveva plasmato l’impero iranico. Era convinzione di Alessandro che l’unico modo per tenere insieme quell’impero vastissimo fosse associare gli iranici all’interno dell’amministrazione e nella difesa dell’impero. L’esempio più eclatante di questo progetto fu il matrimonio con Rossane figlia di un importante satrapo persiano. Procedendo in tale direzione l’imperatore Alessandro scardinava la radicata tradizione, di cui precedentemente si era servito, della mentalità greca di opporre i Greci ai Barbari. Con il nuovo metodo inclusivo di amministrazione, egli non si conformava né al maestro Aristotele, che vedeva nei barbari una predisposizione alla schiavitù, né nei suggerimenti di Isocrate al padre Filippo, di rendere i Persiani gli “iloti dei Greci”. L’obiettivo di Alessandro non era imporre un determinato tipo di civiltà ma legittimarlo facendolo vivere pienamente ai nuovi “Greci”.

Lo sviluppo di un’ideologia regale: l’azione forse più dirompente nell’avventura politica di Alessandro fu quella di inventare un nuovo prototipo di monarchia. Nell’ampio dibattito del mondo classico sulle forme principali di potere politico, gli esempi principali di monarchia intensa nel senso di governo di uno solo, erano rappresentate da Dario I e Pericle. Il primo veniva descritto da Erodoto come l’uomo migliore che può soprintendere la moltitudine, mentre il secondo veniva elogiato da Tucidite come colui che invece che farsi guidare dal popolo, lo dirigeva. La monarchia di Alessandro, successivamente rinominata come ellenistica anche a fronte dell’opera dei suoi successori che si rifacevano al gran re, rappresentava la soluzione migliore per contrastare gli eccessi della democrazia e i misfatti dell’oligarchia. Per Senofonte, che riporta il pensiero di Socrate, tale elogio del buon re si opponeva anche alle altre forme del governo monocratico: la tirannia e l’autorità dispotica dei re persiani. Il tiranno così come il despota, regnano su popoli schiavi, mentre l’uomo dotato di qualità “regali” governa invece su uomini liberi. Era questo il progetto, o meglio la visione, il sogno di Alessandro. Diffondere una moneta comune, fondare nuove città in cui ci si poteva sentire non persiani, greci o medi ma ellenici, promuovere l’unità linguistica era tutte azioni indirizzate a promuovere quel nuovo modello di monarchia. Una monarchia diversa perché basata su due principi: il diritto della lancia da un lato (la vittoria militare) e dall’altro le qualità “regali” del monarca.

Nella conclusione della biografia sopracitata, intitolata “Alessandro Magno, La realtà e il mito”, Claude Mossé scrive che è importante utilizzare l’approccio storico che analizza i singoli, gli individui, i protagonisti non per comprendere quale sia il loro posto o il loro ruolo nella storia. Bensì per rinnovare tale approccio storico, inserendo e tenendo conto dell’importanza dell’innovazione, dell’immaginario, del sogno nell’evoluzione delle società. Oltre al rinomato romanzo di Manfredi, esiste un’altra opera sull’eroe macedone. L’autore è Klauss Mann, figlio del più famoso Thomas. Nella prefazione del libro Mann scrive: “Ciò che mi attirava nel mio nuovo eroe, era l’esigenza quasi criminosa del suo sogno, la dismisura della sua avventura, il songo di unificare il mondo e renderlo felice, facendone sparire i conflitti”. Il titolo dell’opera è “Alessandro, Romanzo dell’Utopia”.

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