Approvato il CETA, il trattato di libero scambio tra UE e Canada

Il 15 febbraio è stato ufficialmente approvato all’assemblea plenaria di Strasburgo, con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astensioni, il trattato economico e commerciale tra Unione Europea e Canada, noto come CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement). Si tratta del primo vero e proprio accordo commerciale su larga scala dell’Ue con una grande nazione occidentale; esso promette vantaggi per 5,8 miliardi di euro all’anno e risparmi per gli esportatori europei di oltre 400 milioni di euro grazie alla rimozione di quasi tutti i dazi doganali. L’intesa, le cui negoziazioni sono iniziate nel 2009, si è sviluppata all’ombra del TTIP, l’accordo discusso tra Stati Uniti ed Europa incoraggiato da Barack Obama e definitivamente abbandonato da Donald Trump, che fin dall’inizio del suo mandato si è dato da fare per smantellare alcuni dei più importanti accordi multilaterali siglati dagli Stati Uniti. “Il voto rappresenta anche la risposta alla politica di Donald Trump”, ha affermato il capogruppo popolare Manfred Weber, “invece di protezionismo vogliamo collaborazione, invece di lasciare che la globalizzazione proceda senza di noi vogliamo modellarla con i nostri standard e le nostre norme di alto livello”.

Il documento, costituito da 1598 pagine, andrà ad abolire oltre il 98% delle tariffe doganali e di fatto unirà circa 35 milioni di canadesi e circa 510 milioni di europei in un unico grande spazio di libero commercio. La soppressione dei dazi doganali non porterà un abbassamento degli standard dell’Unione Europea, in quanto le importazioni dal Canada dovranno essere conformi a tutta la regolamentazione ed a tutte le disposizioni europee in materia di prodotti e non interesserà i prodotti considerati “sensibili”, come la carne di bovino e di maiale canadesi esportati in Ue. L’accordo prevede anche il riconoscimento e la tutela di 143 prodotti a indicazione geografica, di cui 41 italiani, clausola fortemente richiesta dagli agricoltori europei (è stata una delle parti più lunghe e difficili del negoziato).

Il CETA, oltre a prevedere il quasi totale azzeramento delle tariffe, contiene molte altre disposizioni. Esso consentirà alle imprese europee di partecipare alle gare per gli appalti pubblici in Canada e viceversa in settori come le telecomunicazioni, l’energia, i trasporti. Il trattato stabilisce poi il reciproco riconoscimento di alcuni titoli professionali (come quelli di avvocato, ingegnere e commercialista) e introduce nuove regole per proteggere il diritto d’autore e i brevetti industriali, con il Canada che si adatterà agli standard europei. Una delle parti più discusse del trattato è stata quella concernente il nuovo modello per le controversie fra investitori e Stati: il tradizionale meccanismo per le controversie tra investitori e Stati basato sugli arbitrati privati è sostituito da un nuovo sistema giudiziario per la protezione degli investimenti, l’ICS (Investment Court System), che prevede l’istituzione di un tribunale pubblico, con la nomina di giudici “di carriera” indipendenti, e la pubblicità delle udienze e delle decisioni.

La decisione del Parlamento europeo ha scatenato un’ondata di manifestazioni di protesta, in particolare da parte di quei gruppi che considerano il CETA il fratello minore del TTIP. Secondo chi è contrario all’accordo, il CETA non porterà alcun beneficio ai cittadini europei e all’ambiente, ma andrà a favore solo delle multinazionali. Il rischio è che chiudano migliaia di piccole-medie imprese, non in grado di competere con i prodotti  e con le multinazionali canadesi. Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, ha sottolineato i rischi derivanti dall’accordo, che ha definito “un grande regalo alle lobby industriali che nell’alimentare puntano all’omologazione e al livellamento verso il basso della qualità”. Simbolo della protesta, un enorme cavallo di Troia gonfiabile, cui i manifestanti paragonano il CETA. A loro dire, infatti, consentirebbe di fare entrare in Europa prodotti attualmente vietati come gli ogm, ma consentiti nel mercato nord americano.

In ogni caso, il percorso che porterà alla effettiva creazione di uno spazio commerciale transatlantico è ancora lungo e tortuoso. Se anche il parlamento canadese lo approverà, Il CETA entrerà in vigore il 1° aprile 2017 in via provvisoria, inizialmente solo nelle sue parti fondamentali. Per trasformarlo in accordo definitivo servirà la ratifica di tutti i 28 parlamenti nazionali e di quelli regionali che hanno potere in questi casi (per esempio in Belgio), per un totale di 38 assemblee. Bisogna capire quali scenari si aprirebbero nel caso in cui anche una sola di queste si rifiutasse di ratificare il trattato, considerando anche l’eventualità che alcune di queste potrebbero sottoporre ai cittadini la questione con un referendum.

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