Atlas Consiglia: “Black Mirror” stagione 5

Il 5 giungo, su Netflix, è uscita la quinta stagione di “Black Mirror”, la serie distopica che analizza in modo originale e sotto varie sfaccettature, quello che è il rapporto uomo-tecnologia e di quanto questa possa essere pericolosa. Un’analisi più approfondita sulla serie l’avevamo già fatta in questo articolo https://www.vitactiva.it/atlas-consiglia-black-mirror/

Dopo l’episodio interattivo Bandersnatch, uscito a dicembre 2018, la serie torna ai suoi “classici” episodi, regalandoci tre puntate, che come sempre di base non hanno niente a che fare l’una con l’altra, ma che fanno della tecnologia il loro filo conduttore.

Episodio che apre la quinta stagione è “Striking Vipers”. Due vecchi amici si ritrovano dopo molto tempo e decidono di provare insieme l’ultima innovazione tra i videogiochi. Questo li porterà a fare un vero e proprio viaggio all’interno di loro stessi, mettendoli di fronte ad una realtà del tutto inaspettata. L’episodio analizza come le relazioni, che siano amorose o meno, siano cambiate da quando la tecnologia fa parte in modo preponderante delle nostre vite. Ma dalla parte opposta, mostra come certi istinti  sono da sempre radicati nel DNA delle persone. Un finale di puntata che lascia un senso di tristezza e malinconia come solo Black Mirror riesce a fare (San Junipero è un esempio).

Secondo episodio è “Smithereens”. Un taxista che a primo impatto sembra solo molto stressato, rapisce un giovane ragazzo che lavora per una società che ha prodotto un social-network, che è appunto “Smithereens”. Suo unico obiettivo è parlare con il boss dell’azienda, ma i motivi saranno poco chiari fino alla fine. Una volta venute fuori le vere motivazioni, si può capire quanto disperato sia quest’uomo, che sta letteralmente affogando nei suoi sensi di colpa. Sensi di colpa dovuti a qualcosa accaduto anni prima e che l’anno portato a fare i conti su quanto la dipendenza da social-network sia dannosa e corrosiva. Un finale che lascia aperte varie possibilità, che lascia un po’ l’amaro in bocca non chiudendo definitivamente l’episodio e quindi allontanandosi un po’ dallo standard della serie, che non lascia mai niente (o quasi) in sospeso nel finale.

Terzo episodio è “Rachel, Jack and Ashley, too”, la cui star indiscussa è Miley Cyrus. E’ la storia di una teenager che ha perso la madre e si sente perduta e sola; a farle compagnia c’è solo una bambola robotica che ha le fattezze e la voce della sua pop star preferita. In parallelo, viene raccontata anche la storia della cantante. In questo caso si vuole fare luce su come le tecnologie possano influire sull’arte e su altri aspetti evidenti delle nostre vite. L’episodio analizza anche il ruolo degli influencer e di come oggi ci sia un vero e proprio culto delle celebrità; tutto ciò ovviamente ha un influenza sulle vite dei più giovani.

Questa stagione probabilmente non rispecchia al massimo i canoni a cui ci ha abituati Black Mirror, dall’effetto sorpresa finale alla “cattiveria” con cui venivano gestite le vicende. Sicuramente si tratta di episodi di impatto e che portano a riflettere, ma meno intensi dei precedenti. Il secondo è quello che sicuramente crea più suspense e che maggiormente ci mette di fronte alla realtà in cui viviamo, forse perché non è ambientato in un futuro prossimo in cui ci sono tecnologie che ancora non conosciamo, ma il tutto si svolge in una realtà vicina a noi e ciò che accadde, può davvero succedere oggi e a chiunque.

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