Atlas Consiglia – Black Mirror

Jane Callow: “I know people. We love humiliation, we can’t not laugh”
Prime Minister: “Nothing is going to happen”
J.C.: “It’s already happening in their heads”
(01 x 01 “The National Anthem”)

Ne abbiamo parlato più volte, anche qui in Atlas, per la straordinaria capacità di previsione che la fortunatissima serie televisiva britannica, nata nel 2011 dalla mente geniale di Charlie Brooker, ha saputo dimostrare nel corso degli anni. Black Mirror, ormai è evidente, è l’icona distopica della nostra generazione, la Sibilla delle derive terrorizzanti cui ci sta conducendo l’utilizzo sconsiderato delle nuove tecnologie.

La serie si configura con un apparato antologico, senza quindi che gli episodi abbiano alcun collegamento tra loro. I generi delle singole storie spaziano dal drammatico, al thriller, al fantascientifico più tradizionale, mantenendo però un minimo comun denominatore: in ogni racconto, infatti, un aspetto delle nuove tecnologie viene portato al parossismo, causando conseguenze irrimediabili negli uomini, inermi di fronte al potere assoluto di questa creatura che è ormai arrivata a dominarli completamente.

Prendiamo il primo episodio, Messaggio al Primo Ministro (in lingua originale, The National Anthem): dopo il brutale rapimento della principessa Susannah, il misterioso rapitore rivolge al Primo Ministro del Regno Unito una richiesta inquietante: se vorrà rivederla in vita, infatti, dovrà sottoporsi in diretta ad un rapporto sessuale con un maiale. Il messaggio scatena irrimediabilmente la tempesta dei social, dando avvio al calvario mediatico dell’Uomo di Stato che, ben presto, si troverà protagonista di un autentico dramma personale, veicolato dall’onnipresenza di Tweet, stati di Facebook e sondaggi istantanei condotti da giornalisti famelici e ingordi di spettacolo.

Fin dall’inizio, dunque, appare evidente come in Black Mirror l’essere umano dovrà fare i conti con un nemico non identificabile, che si annida dovunque ma non ha un volto proprio, se non lo specchio nero di schermi e monitor, dentro ai quali la vita e la dignità delle persone possono essere distrutte con la rapidità di un click.

Oltre al pericolo dei social network, la serie indaga altre potenziali tecniche di sopraffazione da parte del mondo virtuale: la pubblicità, ad esempio; oppure, la violenza che può annidarsi nei reality show e nei momenti di entertainment rivolti ad un grande pubblico di avatar senza volto, o di utenti generici che vogliono cibarsi di sangue e libido.

Con lungimiranza e spirito critico, Black Mirror arriva a preconizzare anche fenomeni politici sempre più difficili da arginare, come l’ascesa dei populismi, incarnati da figure volgari che fanno della violenza fisica e verbale la loro arma di acquisizione del consenso. Per un approfondimento sul tema, rimando ad uno splendido contributo esterno di qualche settimana fa.

Insomma, c’è poco da star sereni a guardare questa serie TV, che viene costruita con un ritmo incalzante e ambientazioni spesso lugubri o surreali, in grado di disegnare una distopia che genera ansia e fa riflettere, tenendo gli spettatori incollati allo schermo dal primo all’ultimo minuto.

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