Atlas Consiglia: C’era una volta il West

Imbarazza sempre un po’ parlare di classici su cui è già stato scritto un torrente di righe da esperti, da uomini del settore… parlare di “C’era una volta il West” è un po’ come parlare della Vocazione di Caravaggio o del Bacio di Klimt, si è sempre inadeguati.
Con il polverone e il successo a Cannes di “C’era una volta a… Hollywood” di Quentin Tarantino, riguardare (o addirittura guardare) il capolavoro immortale di Sergio Leone potrebbe essere un’ottima preparazione per la visione del film, in uscita nelle sale italiane il 19 settembre 2019.
E’ arcinoto il legame di Tarantino con il cinema (non solo) western italiano, che ha sempre amato e considerato vitale per la sua formazione di regista e di cinefilo. Tra tutti, Sergio Leone e la sua Trilogia del dollaro: Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono il brutto e il cattivo non hanno certo bisogno di spiegazioni e presentazioni. Oggi tuttavia, tra i cinefili “occasionali” è molto meno noto “C’era una volta il West”, capolavoro immenso che riesce a superare la Trilogia e a mettere una pietra quasi tombale sul genere, che da lì in poi (senza nulla togliere a grandi titoli come Gli spietati o Non è un paese per vecchi) stenterà a tornare ai fasti degli anni 60.

Seguendo il celebre film precedente, c’è un buono e c’è un cattivo, anche se il primo spesso diventa il secondo. Il cattivo è proprio Henry Fonda, eroe senza macchia del western classico, qui terribile assassino dagli occhi di ghiaccio, presentato in una sequenza incredibile da storia del cinema: questo è il colpo da maestro di Leone, che scandalizza, dà l’ennesimo scossone al genere; come un vero Maestro non dà al pubblico ciò che vuole, cambia i suoi stessi canoni e disattende chi aspettava una seconda Trilogia del dollaro. Avere a disposizione Henry Fonda, il suo attore preferito, fa dimenticare a Leone il fatto di essere quasi “costretto” dalle produzioni a girare un western: se volevano questo da lui, gli avrebbe dato un western che non volevano. Il buono è Armonica, un grandissimo Charles Bronson che suona appunto un’armonica prima di ogni duello. Ci sono questi due gigante (e una fantastica Claudia Cardinale), ma non ci sono i suoi attori simbolo: non c’è Eastwood, non c’è Lee Van Cleef, non c’è Eli Wallach…

C’era una volta il West è un film di genere atipico, una sorta di western introspettivo, lento, con paesaggi apertissimi e sterminati alternati da primissimi piani e dettagli mozzafiato.Potremmo definire questo film come uno dei punti più alti del cinema italiano: la sceneggiatura è stata scritta da Leone e (cosa poco nota) due giovani registi, Bernardo Bertolucci e Dario Argento. Le musiche di Morricone riescono ad essere sempre presenti pur giocando con  silenzi mistici, con i tempi lunghi e dilatati. Il film non è celebre come i precedenti: non c’è Eastwood, non c’è un’avventura o l’epopea di pistoleri in mezzo alla guerra civile americana… c’è solo la vendetta e la fine del West per come lo conoscevamo, c’è l’arrivo della ferrovia che porta il progresso e la modernità. Leone sa che la storia dell’America è la storia del Far West, una storia di violenza, di pionieri schiacciati dalla modernità, di conquista, di polvere e di sangue: per l’ennesima volta non sa che farsene del western classico di John Wayne e preferisce di gran lunga la sporcizia e la pelle arsa dal Sole dei suoi primi e primissimi piani. C’era una volta il West è una storia narrata dai paesaggi, dalle musiche, dai tempi e dai visi degli attori, delle pagine che raccontano storie di duelli e di sofferenza.

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