Atlas consiglia: Couture 2018 – The Third Comers

Come ogni anno, Parigi è stata protagonista, a gennaio, della Fashion Week Primavera/Estate 2018 di haute couture e prêt-à-porter di lusso e anche questa stagione ha sancito la definitiva entrata in scena del Vicino e Medio Oriente in questo mercato.

  

In programma infatti, accanto alle tradizionali case di moda francesi, italiane, inglesi e fiamminghe quali Dior, Chanel, Givenchy, Mabille, Valentino, Armani, Grimaldi, Valli, Ralph&Russo, Af Vandevorst, Van Herpen e così via, si possono trovare nomi più esotici provenienti da panorami sempre più trasversali alla moda europea: l’Oriente e il Medio Oriente si stanno affermando globalmente non solo a livello economico e sociale, ma anche a livello culturale ed il fluido e dinamico mondo della moda ne è un accanito testimone.

Come predisse agli inizi degli anni 2000 Alber Elbaz, direttore artistico della casa francese Lanvin e grande anticipatore di tendenze, con l’affermarsi della globalizzazione i capi delle nuove collezioni si rifanno in maniera sempre più manifesta e pronunciata ad un ideale di eleganza più «universale» in grado di attraversare ogni continente e cultura. Le differenti concezioni del pudore fra Oriente ed Occidente fungono da linea guida nelle passerelle e gli stilisti, riuscendo a coniugarle con un grande pragmatismo artistico, immaginano e creano nuovi target estetici in grado di incontrare un pubblico d’élite sempre più ampio e diversificato.

  

La storica e scrittrice Lydia Kamitsis chiama questo fenomeno «Terza Ondata»: i third-comers mediorientali non fanno che ripetere uno schema già verificatosi nel mondo della moda negli anni ’70-’80 e nei più recenti anni ’90 e 2000 che ha visto l’emergere della Scuola Inglese (Prima Ondata, inglesi ed americani) e della Scuola del Nord (Seconda Ondata, belgi, olandesi e scandinavi) all’interno della cornice francese. Stilisti quali Elie Saab, Zuhair Murad, Nabih Kayrouz, Rad Hourani e più di recente anche Rani Zakhem, Rami Al Ali, Ziad Nakad e Galia Lahav (israeliano) stanno ridefinendo i rapporti di partnership nell’industria parigina e, intuendo gli spostamenti dei poli di domanda e offerta, stanno disegnando le future linee di sviluppo dell’alta moda.

  

In particolare, i creativi mediorientali sono stati in grado di intercettare ed amalgamare non solo il gusto europeo e la sensualità nazionale, ma anche la finezza orientale e l’avanguardia d’ispirazione più tribale: nei capi presentati alla Fashion Week 2018 di haute couture primavera/estate forme, colori, stampe, morbidezze e trasparenze di diversa natura sono in completa armonia tra loro e da Parigi strizzano l’occhio ad un nuovo pubblico allargatosi ad est. Le collezioni sono briose e particolareggiate e tutte sono caratterizzate da una sottile e minuziosa attenzione alle richieste della propria clientela. Proprio per questo motivo il programma di quest’anno e le proposte creative sono state molto interessanti, curiose e differenziate: dallo stile principesco e anni XX di Elie Saab (una chiara celebrazione del gusto e dell’artigianato parigino) si passa alla mano più sobria e pragmatica di Galia Lahav e Rani Zakhem, mentre Murad e Kayrouz si distinguono per la ricerca nei tessuti e nelle stampe, incontrando così un pubblico più giovane e borghese; Rami Al AliZiad Nakad scelgono invece di adottare disegni color pastello dall’influenza rinascimentale (quasi ispirandosi alla linea della maison Valentino del 2007, anno in cui ci fu un importante cambio nella direzione artistica), esaltando però lo sfarzo e l’eleganza orientali.

  

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