Atlas consiglia: Fahrenheit 451

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

“Era una gioia appiccare il fuoco.
Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l’uomo premette il bottone dell’accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo.”

Un mondo distopico, dove possedere libri è reato, dove i vigili del fuoco non combattono incendi ma li appiccano, bruciando ogni traccia di cultura lasciata su carta. Questo è il mondo di Fahrenheit 451, il romanzo di Ray Bradbury il cui titolo allude alla temperatura a cui brucia la carta (451°F corrispondono a circa 233° Celsius).

Questo romanzo, pubblicato per la prima volta a puntate su Playboy nel 1953 vede come protagonista Guy Montag, uno dei “pompieri incendiari” di cui il governo totalitario americano di un non meglio precisato futuro si serve per bruciare le case dei sovversivi, mentre i rischi di una guerra nucleare sembrano non interessare la popolazione, inibita da barbiturici e mass-media e il cui unico rimedio alla noia della quotidianità sembra essere rappresentato da mortali gare clandestine.

Il protagonista sembra inizialmente parte di questo mondo. Ama il suo lavoro, che esegue senza farsi troppe domande, vive con la moglie Mildred in una casa dove quasi ogni parete è ricoperta da televisori, assiste alle conversazioni superficiali della moglie con le sue amiche. Una serie di circostanze però porterà Montag a destarsi da questa inibizione e a cercare di scoprire perché i libri siano così pericolosi, entrando in contrasto con il suo capo Beatty e anche con sua moglie, mentre è sempre più attratto dalla vicina Clarisse, una ragazza con un modo tutto suo di vedere il mondo, immune dal giogo della televisione.

“Il televisore è “reale”, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve avere ragione, vi dite: sembra talmente che l’abbia!”

Numerose le scene che colpiranno il lettore oltre che il protagonista, come l’incontro con l’anziana signora proprietaria di una casa piena di libri, e il faccia a faccia con un segugio meccanico, un cane robot dal fiuto letale progettato per uccidere i dissidenti. La consapevolezza dell’importanza della lettura e del “potere rivoluzionario” dei libri cresce nel protagonista come nel lettore, in un sentimento che va ben al di là della semplice immedesimazione.

È questo infatti l’obiettivo di Bradbury, che con Fahrenheit 451 vuole costruire una riflessione sull’importanza della lettura e una critica alla società consumistica contemporanea ora come allora. Il ruolo sempre più pervasivo dei media rappresentato delle pareti di casa di Montag ricoperte per tre quarti da televisori, il linguaggio sempre più semplicistico della TV che si contrappone ai libri, complicati a tal punto da finire al bando in una società che non ha bisogno di pensieri troppo articolati. Una degenerazione etica a cui chi poteva (nel romanzo, ad esempio, gli intellettuali come Faber) non ha posto un freno, portando a questo mondo infernale. Un mondo che potrebbe anche essere letto come una satira del Maccartismo, la caccia alle streghe contro il pericolo comunista negli Stati Uniti degli anni ’50.

In un mondo sempre meno avvezzo alla lettura, un libro che ne esalti l’importanza è sempre ben accetto, e da consigliare.

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