Atlas consiglia: Il fuoco in una stanza – Zen Circus

Non basta una città intera
Per sentirti meno sola
Libero cos’è per chi libero non è
Una stanza brucia gia’
Urla quanto vuoi
Ma nessuno se ne accorgera’
Il fuoco in una stanza – Zen Circus

Una ragazza che si guarda allo specchio, oppressa dalla sua famiglia che la osserva con aria critica; il peso che avranno i legami familiari in quest’album lo si evince già nella copertina de Il fuoco in una stanza, pubblicato il 2 marzo da La tempesta dischi e Woodstorm, e che rappresenta la decima fatica in studio degli Zen Circus.

Tredici brani contraddistinti dalle classiche sonorità a cui la band toscana ci ha abituato, basate sulle chitarre (raddoppiate dal 2016 con l’arrivo del “Maestro” Francesco Pellegrini), i cui suoni vengono rimaneggiati in studio per imitare altri suoni fino a sostituire anche i synth. Chitarre protagoniste quindi, con l’orchestra a fare da piacevole comparsa. Un rock duro in cui possiamo distinguere le influenze degli anni ’80, dalla wave al punk, passando per leggere ballate che forse rappresentano i pezzi più intensi dell’album.

Una di queste è il pezzo che da il nome all’album, Il fuoco in una stanza, un brano carico di sentimenti che vanno dall’amore alla solitudine, che insieme agli altri brani segnano una svolta nella dura visione del mondo degli autori di “Andate tutti affanculo”. L’altro brano che si allontana dai suoni dell’album è l’ultimo, Caro Luca, e prende la forma di una lettera a un amico di lunga data che ad un certo punto sparisce. Tutti abbiamo un Luca, un amico che non fa più parte delle nostre vite e che ci chiediamo che fine abbia fatto; questo pezzo ci aiuterà a pensare ai nostri Luca, a sentirli di nuovo vicini.

Oltre ai legami familiari e d’amicizia sono molti i temi affrontati nell’album, dalla morte alla società moderna, quella degli aperitivi, passando per una critica alle mode da seguire ad ogni costo in “Rosso o Nero”, un bellissimo pezzo in stile Baustelliano. Una piacevole sorpresa per gli amanti della musica sarà “Questa non è una canzone”, un pezzo non da radio, che ha bisogno di un ascolto più attento ma che possiede una musicalità unica, un crescendo che culmina nella seconda strofa per poi proseguire sfumando in un leggerissimo arpeggio in acustico, oro per gli intenditori.

La sensazione che si ha ascoltando il fuoco in una stanza è quella di un album che va goduto tutto d’un fiato, con una struttura ben precisa e forse con un feedback non proprio immediato. È un album che va ascoltato più volte, con pezzi unici sia all’inizio che alla fine, in grado di prendere l’ascoltatore e farlo gridare, saltare e cantare ogni ritornello che entrerà in testa e non se ne andrà facilmente. Tra le canzoni più belle vanno di diritto Catene, La teoria delle stringhe e Panico, il pezzo più pesante, influenzato dal vecchio punk dei The Cure.

Arrivato dopo meno di due anni dal precedente, Il fuoco in una stanza rappresenta uno dei migliori album degli Zen Circus, frutto del duro lavoro di Andrea Appino, di Ufo, di Pellegrini e di Karim, batterista, nel quale potreste imbattervi girando per Forlì, sua città di adozione.

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