Atlas Consiglia: La Banda dei Brocchi

La Banda dei Brocchi – Jonathan Coe

“Era il mondo, il mondo in quanto tale, che era fuori dalla sua portata, tutta quella costruzione assurdamente grande, complicata, casuale, incommensurabile, quella marea incessante di relazioni umane, politiche, culture, storie… Come sperare di riuscire a padroneggiare tutte quelle cose? Non era come la musica. La musica aveva sempre un senso, una logica. La musica che sentì quella sera era chiara, accessibile, piena di intelligenza e umorismo, malinconia ed energia, e speranza. Non avrebbe mai capito il mondo, ma avrebbe sempre amato quella musica”

 

Esistono casi in cui per comprendere spaccati della società e precisi momenti storici, i romanzi siano meglio dei saggi. La Banda dei Brocchi costituisce uno di questi casi.

Ci troviamo in Inghilterra alla metà degli anni ’70, in un momento dove tutto sembra cambiare: la politica, giunta nella stanca fase finale di una lotta che ha perso ormai la sua spinta ideologica propulsiva, e che ci viene raccontata attraverso gli occhi di un dirigente sindacale stretto fra bassa corruzione politica e scandali sessuali; la musica, che esce dalle complesse acque del progressive rock per approdare all’aggressività antisistema, ma anche vuota, del punk – il tutto sotto gli occhi decisamente sconfortati del protagonista del libro, Benjamin Trotter, un ragazzo con le ambizioni di genio, ma in fondo piuttosto ottuso. Un mondo che cambia fra le bombe dell’IRA, che causano lutti insanabili, fra i rigurgiti di una destra estrema ed ultraconservatrice che è tanto irrisa quanto presa sul serio; Cambia la società, il vivere la gioventù, mentre ci si avvia verso le scanzonate e (in apparenza) frivole acque degli anni Ottanta e mentre i protagonisti sono immersi nella parte più difficile della loro adolescenza, quella che dovrebbe sfociare, come non sempre accade, nell’età adulta. Così si forma una narrazione peculiare, in cui il mutamento interiore dei protagonisti coincide con un mutamento radicale che avviene all’esterno di essi, aumentando la confusione e lo smarrimento in giovani costretti a vivere in tempi non facili.

Ma tante cose, anche, restano uguali. Con l’ironia e la poesia leggera che caratterizzano il suo modo di scrivere, Coe ci racconta anche dell’Inghilterra elitista del King’s College, del razzismo strisciante (ma anche non troppo strisciante) nei confronti delle minoranze etniche così numerose di Londra, delle anime secessioniste, spettro di un passato di dominazione, di un’ipocrisia di fondo e permanente in una società per certi versi estremamente chiusa.

Coe si muove tra i punti di vista di tantissimi personaggi meravigliosamente caratterizzati e commoventi nella loro profondità. Raramente si incontrano personaggi così diversi fra loro, ma così squisitamente veri, nello stesso romanzo. La stessa duttilità lo scrittore inglese la mostra poi nella commistione di stili narrativi: dal diario, alle lettere, ai flussi di coscienza, Coe non risparmia passaggi pregni di humor inglese, ma nemmeno descrizioni attente e bellissime, dando ad un libro pieno di contenuti una forma comunque leggera e godibile.

Qualcuno ha definito questo romanzo un romanzo di formazione, ma inteso come un romanzo di formazione di un’intera generazione, e non si può che concordare con questa definizione. Insieme a Circolo Chiuso, il seguito del libro che viene invece ambientato negli anni ’90, La Banda dei Brocchi offre tanto un’introspezione profonda su un passaggio delicato della vita, quello della fine dell’adolescenza, quanto un insostituibile sguardo sulla società inglese e sui suoi motivi di fondo.

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