Atlas Consiglia: Murubutu, quando il rap incontra la letteratura

Aveva gli occhi più tristi del mondo che ho
Piccola dea, piccola schiuma sull’alta marea
Volata via, come un’idea
Piccola foglia portata dal vento sul fondo del ciel. -Dafne sa contare

 

Alessio Mariani è un professore di storia e filosofia in un liceo di Reggio Emilia; ma è anche Murubutu.     Murubutu è un rapper e cantautore che va affermandosi sempre di più nel panorama musicale italiano, da quando ha pubblicato  nel 2009 il suo primo album da solista “Il giovane Mariani e altri racconti”, a cui sono seguiti “La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane”, “Gli ammutinati del Bouncin’ ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari” il cui filo conduttore di tutto l’album è il mare e” L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti” che ha come elemento comune di tutte le canzoni il vento.

Ciò che rende Murubutu originale e assolutamente diverso da altri rapper è il suo modo di scrivere canzoni. Questo cantastorie moderno, nei suoi testi unisce alla musica rap le sue conoscenze di letteratura, storia, filosofia. Ecco perché  la sua musica è definita “rap di ispirazione letteraria” o “letteraturarap” Fa un uso a dir poco eccezionale delle similitudini che risultano sempre così elaborate, particolari e bellissime. Ad esempio nella canzone Anna e Marzio dice “Anna annaffiava le ginestre  […]Lui amava dirlee: se le case hanno gli occhi nelle fineste, beh bella mia le tue piangono tutti i giorni”. Inoltre in questa canzone è chiaro il richiamo alla canzone “Anna e Marco” di Lucio Dalla, di cui ne riprende anche una frase. Vari richiami fa anche ad autori come Sepulveda, Pavese,Zola sottolineando così la passione che ha per la letteratura italiana e non.

Le sue canzoni sono delle vere e proprie storie. Storie di persone comuni, di marinai, di emigrati, di partigiani (come in Storia di Gino), di gente che lotta per un sogno, per un’ideale. Parla delle difficoltà di tutti i giorni, di quanto può essere difficile rispettare tradizioni arcaiche (vedi Dafne sa contare)  e delle scelte difficili che l’uomo è costretto a compiere. Non sempre le sue canzoni vengono capite e anzi è stato fortemente contestato per la canzone “Martino e il ciliegio”, la cui storia è liberamente ispirata a quella di Prospero Gallinari, un brigatista coinvolto nell’omicidio di Aldo Moro.  Ma leggendo il testo è evidente la condanna che fa il rapper alla violenza di quel periodo come anche lui stesso ha affermato.

Murubutu lo si ascolta se si ha voglia di qualcosa di nuovo, originale e anche un po’ intellettuale, che poco ha a che fare con le classiche canzoni imbevute di sentimentalismi e frasi fatte. Offre spunti di riflessione per tutti i gusti, a volte anche insoliti per il genere. E’ uno “storyteller” , come lui stesso si definisce, che ha tanto da dire e che vale davvero la pena ascoltare.

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