Atlas consiglia: Neon Genesis Evangelion

Hayao Miyazaki. Molti lo conoscono.

Akira Kurosawa. Diversi lo conoscono.

Yasujiro Ozu. Alcuni lo conoscono.

Hideaki Anno. Chi è Hideaki Anno? Il creatore (anche) di Neon Genesis Evangelion, serie anime giapponese del 1995 composta da 26 episodi.

“Senza conoscere altre persone non è possibile né tradirsi né ferirsi l’un l’altro, però… non è neanche possibile dimenticare la solitudine. Gli esseri umani non potranno mai affrancarsi dalla solitudine. Del resto ogni uomo è comunque solo. Ed è soltanto poiché è possibile dimenticarlo che gli uomini riescono a vivere”

L’uomo è una parte, e questa parte è incompleta: sembra di ascoltare il mito greco degli androgini, ma qua non c’è un pezzo che si incastra alla perfezione e ci dona felicità, bensì una ricerca vana ma inevitabile.

E’ un pensiero spezzato. Neon Genesis Evangelion è un’opera spezzata, frasi, immagini, inquadrature, eventi; Anno non sa che farsene dell’unità e del procedere coerente ed equilibrato e fa largo uso del flusso di coscienza e dei salti temporali.

Nemici titanici che si presentano ciclicamente, robot giganti e un mondo post apocalittico: un senso di già visto ci attraversa nei primi episodi, e anche i personaggi non sembrano particolarmente profondi; Anno tuttavia non ha fretta, e qualche inquadratura, qualche dialogo e qualche particolare disseminati qua e là, ci faranno capire di volta in volta che qualcosa in più c’è, fino all’ esplosione nella seconda parte e alla meraviglia degli ultimi due episodi.

Le persone non possono vivere da sole. L’individuo è parziale e soffre, ma si chiede perché. Anno spezza le nostre menzogne, le nostra stupidità e le nostre pochezze, ma non giudica, poiché quest’opera non vuole “dire qualcosa”, bensì è nata e basta, e va oltre l’autore. Sì, perché Evangelion è un’opera a sé, sgorgata dagli anni di depressione di Anno e va quindi oltre all’ autore stesso, che diventa “solo” un mezzo attraverso cui l’opera nasce. Come il prodotto di un “daimon” socratico,  Evangelion ha smesso di essere “dell’ autore” quando ha smesso di parlare solo di lui, come tutte le grandi opere fanno.

E’ di questo che parla Neon Genesis Evangelion, dell’uomo. Il filo conduttore è però uno ben preciso: “la solitudine”, usata per definire l’uomo stesso, è una condizione costitutiva e ineluttabile. Qual è la soluzione? Il “Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo” (ovvero la tecnica)? L’ autorealizzazione? L’amore e il contatto umano?

Paralizzati dalla paura di non essere amati e di essere lasciati soli non amiamo e lasciamo soli. Il paradosso è però chiaro: per conoscere noi stessi (gnōthi seautón) dobbiamo incontrare molte persone e incontrare le loro individualità parziali. Nessuno arriva a nulla da se stesso.

“Il mio Io attuale non è il mio Io assoluto”

Questo è il punto da cui il protagonista, Shinji Ikari, parte per un faticoso viaggio interiore, staccandosi dall’opprimente immagine che ciascuno di noi si auto impone.

“Le persone che odiano se stesse non possono amare gli altri”

Iniziare ad amarsi partendo dagli altri, sembra essere la sua conclusione.

Una conclusione, in realtà, non c’è. Anno non parte con una risposta ben precisa, non ha una soluzione, quindi dialoga con se stesso e con lo spettatore per tutte e ventisei le puntate, che sono una discussione lunga dieci ore, una ricerca che vuole evolversi e non solo “arrivare” e chiudere tutto.

Neon Genesis Evangelion offre una (delle tante) critiche alla condizione umana, ma riesce ad essere completamente altro. Non si scade nel nichilismo, nella facile critica dell’ uomo e del suo egoismo, nello scontato e drammatico disprezzo per gli altri.

Se il Robert De Niro di Taxi Driver viveva l’alienazione della guerra e della grande città, Anno vive una solitudine pura e costitutiva e tenta di superarla parlandone: da questo nasce Neon Genesis Evangelion, che parla di tutti noi senza essere nato con la presunzione di farlo.

“Questa serie è davvero interessante, vero? Non me n’ero mai accorto prima.”                                                       [Hideaki Anno, dopo aver rivisto la serie nel 2006, 10 anni dopo l’uscita]

 

Un pensiero riguardo “Atlas consiglia: Neon Genesis Evangelion

  • 22 Maggio 2018 in 22:30
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    Sembra veramente qualcosa di interessante, non seguo gli anime ma questa me la sono segnata!

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