Atlas consiglia: No country for old men

You can’t stop what’s coming

Cosa sta arrivando? Chigurh, ovvero un qualcosa che gli “old men” non possono affrontare.  L’ America del Far West romantico e selvaggio, l’America di John Wayne, Gary Cooper e Clint Eastwood non c’è più. Non siamo ad Ovest, ma a Sud, la nuova “terra senza legge”, il nuovo Far West. Il Texas degli anni Ottanta ha già sperimentato la violenza dei cartelli messicani, ma gli sceriffi delle terre di confine, primo tra tutti l’anziano Ed Tom Bell (Tommy Lee Jones), non hanno nulla per opporsi a questa violenza senza precedenti. Sono soli. Arriva qualcosa di ancora peggiore del crimine organizzato, e in un certo senso una sua causa, un vento sacro di nome Chigurh (Javier Bardem).  Llewelyn Moss (Josh Brolin), veterano del Vietnam, si trova dove non dovrebbe e una caccia all’uomo inizia: non è un paese per vecchi scardina con prepotenza i canoni del Western classico, ma entrare più nel dettaglio svelerebbe troppo sullo sviluppo della trama.

Il film si apre con uno sguardo mozzafiato sulle sconfinate praterie texane, dove Moss sta cacciando. E’ il più forte e, sotto il sole inclemente, uccide i deboli, le prede. Il saldatore ed ex soldato si troverà però presto invischiato in un regolamento di conti tra cartelli della droga e verrà a sua volta braccato da un cacciatore più forte di lui. Le praterie sono enormi e l’uomo, minuscolo, ne subisce l’afosa indifferenza.

[Wendell: Entriamo? Sceriffo Bell: Pronto a sparare. Wendell: [estraendo la pistola] E la sua pistola? Sceriffo Bell: Io me ne sto dietro di te.]

Lo sceriffo Bell è sulle tracce del serial killer, ma è stanco e prossimo alla pensione. Bell è, non solo anagraficamente, un “old man”, un anacronistico e inutile tutore dell’ordine di provincia. E’ “un duro”, ma non è pronto a questo, non è interessato veramente a capire un mondo che sta andando troppo oltre.

“Se le regole che hai seguito ti hanno portato fino a questo punto a che servivano quelle regole?”

Chigurh è un antagonista carismatico e inarrestabile, ma riesce ad essere incredibilmente “nuovo” pur essendo puramente cattivo. Chigurh è il male del mondo, è l’assenza di senso, perché nel nuovo mondo (o “country”)  prima della morte e della violenza è arrivata l’assenza completa di senso. Potremmo vedere nel sicario “il fato”, ovvero la sorte implacabile e psicopatica o meglio il suo agente, il suo angelo della morte. Uccide (a volte, arbitrariamente) lanciando una moneta, per lasciare al fato la vita delle sue vittime. L’ordine dei fratelli Coen e di Cormac McCarthy (autore del romanzo da cui il film è tratto) sembra chiaro e brutale, cristallino; tuttavia Chigurh stesso subirà, per così dire, la sorte, sentendosi anche dire “Non è la moneta a scegliere…  a scegliere sei tu”.

Siamo noi a scegliere o è sempre la moneta? L’illusione del libero arbitrio permea quest’opera feroce e bellissima, due ore di puro cinema che riesce a spezzare e a rimettere in carreggiata un ritmo ora forsennato ora strisciante e teso, gestito magistralmente e culminante nell’importantissimo monologo finale, la summa dell’opera.

“Il secondo [sogno]  era come se fossimo tornati tutt’e due indietro nel tempo, io ero a cavallo e attraversavo le montagne di notte, attraversavo un passo in mezzo alle montagne; faceva freddo e a terra c’era la neve, e lui mi superava col suo cavallo e andava avanti, continuava a cavalcare senza dire una parola; lui era avvolto in una coperta e teneva la testa bassa; mi ha sorpassato e io mi sono accorto che teneva una fiaccola, ricavata da un corno, come usava ai vecchi tempi, e il corno alla luce della fiamma che c’era dentro era del colore della luna. E nel sogno sapevo che stava andando avanti, per accendere un fuoco da qualche parte, in mezzo a tutto quel buio e a quel freddo, e che quando ci sarei arrivato, lo avrei trovato lì. Poi mi sono svegliato.”

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