Atlas consiglia: Contro-rivoluzione

Il punto non è di creare un super-Stato globale o regionale con istituzioni democratiche analoghe a quelle degli Stati. Il punto è di rendere più trasparente, responsabile e capace di rispondere all’antica istanza di libertà e uguaglianza della gente il fitto intreccio delle reti globali

 

Jan Zielonka è un liberale, e non ama particolarmente i “populisti”, anzi i “contro-rivoluzionari”, come li chiama lui. Il materiale accademico e letterario che tratta l’ondata populista in Europa e nel resto del mondo è vastissimo, ma ancora non sono state consacrate vere e proprie opere riconoscibili.
Gli autori sono spesso intellettuali simpatizzanti o feroci critici di questi nuovi regimi: Zielonka, politologo polacco e docente a Oxford, ha vissuto la caduta del muro e ha sognato un’Europa liberale e vicina alla “società aperta” di Karl Popper. Nelle proteste di Solidarność e nella caduta dell’Urss, come molti giovani dell’Europa orientale e non, ha visto il sogno europeo; nonostante questo, l’autore non fa propaganda ideologica, ma affronta il problema per quello che è, senza condirlo di troppe opinioni.

Le parole d’ordine di questo saggio (presentato come una lettera al defunto mentore di Zielonka, Ralf Dahrendorf) potrebbero essere: razionalizzare, inventare, combattere. Le cause di questa contro rivoluzione sono molteplici e le colpe dei liberali europei molte; l’Europa non è sacra così com’è e deve essere cambiata. Per trasformare l’Unione europea occorre inventarne una nuova, non restaurare quella vecchia sperando che le cose funzionino, sperando che l’ondata contro rivoluzionaria si arresti da sola. Solo dopo aver capito che cosa è andato storto e dopo aver elaborato una “visione” alternativa, sarà possibile combattere e rispondere efficacemente.

La rivoluzione liberale ha attraversato l’Europa come una scossa che sembrava inarrestabile e inevitabile e non ha conosciuto vere opposizioni o ostacoli: da Maastricht e dalla caduta dell’Urss alla crisi finanziaria del 2008 i liberali europei (di destra o di sinistra) hanno avuto carta bianca. E hanno fatto tantissimi errori. Zielonka non risparmia nulla ai suoi “colleghi” e sottolinea come questa responsabilità sia difficile da lavare via: detto banalmente, la debolezza dell’architettura europea non può essere imputata ai vari Grillo, Le Pen o Farage.

La mancanza di inventiva è condivisa tanto dai liberali quanto dai contro rivoluzionari e sembra imputabile a una generale paralisi istituzionale che va al di là della tradizione politica. Non sarebbe difficile immaginare un Salvini arrivare in cima alle istituzioni europee e dirsi un “Ok, ma adesso?” La mancanza di visione delle istituzioni europee sembra a volte trasformarsi in una perversa voglia di auto distruzione, esplicitata dalle elezioni di Juncker a presidente della Commissione europea e di Tajani a presidente del Parlamento europeo.

Contro-rivoluzione” non riesce, con le sue 158 pagine, a coprire efficacemente tutti gli aspetti di un argomento così gigantesco, trascurando un po’ (per stessa ammissione dell’autore) l’economia, preferendo un discorso politico e sociale. Il libro, appena uscito, è aggiornato all’ottobre 2017, e non può quindi prendere in analisi le elezioni del 4 marzo: l’Italia è comunque chiamata in causa più volte, assieme a Polonia, Grecia, Spagna…
Nonostante tutto, Contro-rivoluzione è un libro fresco, interessante e coraggioso: il grande merito di Zielonka è di non farsi amare né da una parte né dall’altra, restando in una scomoda posizione, quella dell’intellettuale.

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