Atlas consiglia: Rush

“Ogni anno 25 piloti prendono parte al campionato mondiale di Formula1 e ogni anno due di noi perdono la vita. Chi può scegliere un lavoro simile? Non le persone normali questo è sicuro… Ribelli, pazzi, sognatori, persone che farebbero qualsiasi cosa per lasciare il segno e che sono disposte a morire pur di riuscirci.”

Provare a raccontare la Formula 1 al cinema è difficile, sono troppe le variabili in gioco: i piloti e la loro simpatia, la passione per uno o l’altro costruttore, le peculiarità di ogni circuito che lo rendono favorevole a diverse vetture, le gomme, le strategie delle scuderie. Non a caso l’organizzazione della Formula 1 viene definita Circus, un circo itinerante che porta spettacolo ovunque vada. Per chi lo spettacolo lo segue da casa è ancora più complicato: si è sottoposti a una martellante ondata di informazioni, da come si è svegliato il nostro pilota preferito all’angolo di incidenza dell’ala adatto a percorrere correttamente una curva. Se i tifosi di calcio sono tutti allenatori, i tifosi di Formula 1 possono millantare lauree in Ingegneria meccanica, aerospaziale ed Economia e Management. Per raccontare una delle rivalità più accese e uno dei campionati più spettacolari della Formula 1 Ron Howard ha dovuto sacrificare una parte di questo spettacolo, ma il risultato è stato fantastico lo stesso. Niente tecnicismi e meccanicismi, niente riprese originali ma campi lunghi in digitale sulle vetture e focus sugli occhi dei piloti, sulle loro vite. Chi sono i protagonisti di una delle sfide più accese della storia del motorsport?

Niki Lauda

Interpretato da Daniel Brühl, il Lauda di Rush è molto simile all’originale: freddo e calcolatore, cinico, con il fiuto per gli affari e per la vittoria. Intraprende la carriera di pilota professionista senza l’appoggio della famiglia, esponente della finanza austriaca e appartenente all’alta società viennese. Lauda ricorre a un prestito per finanziare la sua prima scuderia e comprarsi quindi il posto in Formula 1, avendo come compagno di scuderia lo svizzero Clay Regazzoni, interpretato da Pierfrancesco Favino. La sua abilità lo porta ad approdare in Ferrari sempre con Regazzoni, e nel 1975 vince il suo primo titolo mondiale passando a gregario a prima guida.

James Hunt

Chris Hemsworth non ha dovuto sforzarsi più di tanto per entrare nel ruolo di Hunt, gli è bastato ricalcare il primo Thor, girato un paio d’anni prima. Hunt rappresenta in pieno lo stereotipo del pilota di Formula 1: alcool, belle donne, vita sregolata e nessuna paura della morte. Passa dalla Formula 2 alla Formula 1 lo stesso anno di Lauda, si mette subito in mostra ma sarà con l’arrivo alla McLaren lasciata da Fittipaldi che la loro rivalità giungerà al culmine: macchine competitive, piloti agguerriti, tutto è pronto per un mondiale entusiasmante.

Il mondiale del ‘76

Nel film ogni gara è fatta per creare ansia e adrenalina, i motori rombano, le vetture sfrecciano e si ha l’impressione di vivere uno dei moderni GP, mentre in realtà la regia di allora nulla aveva a che vedere con quella odierna. L’inizio sembra favorire Lauda anche a livello personale: vince le prime tre gare e in seguito anche la quarta per squalifica di Hunt. Il pilota inglese invece vive un momento difficile, con una macchina sbagliata e con un matrimonio al capolinea (Hunt aveva sposato la supermodella Suzy Miller, interpretata da Olivia Wilde, che in quel periodo tradì il pilota con l’attore Richard Burton). Dopo la fine della sua love story, con la mente libera e una macchina di nuovo competitiva, torna all’attacco di Lauda, fino al tragico incidente del Gran Premio di Germania, che coinvolge la vettura di Lauda causando un incendio e terribili ustioni su gran parte del corpo del pilota. La sfida sembra finita, ma Lauda, costretto in ospedale ad assistere alle vittorie del rivale, trova le forze per tornare a gareggiare solo 42 giorni dopo l’incidente al Gran Premio d’Italia, tra indicibili sofferenze e bende insanguinate, oltre che con una ridotta visibilità.

Rush è riuscito a far entrare gli spettatori nelle vite dei due rivali e viceversa. Da brividi le scene della degenza di Lauda in ospedale e delle sue sofferenze, mentre il pestaggio di Hunt a un cronista reo di aver fatto domande scomode a Lauda farà addirittura commuovere mostrando un lato della storia sacrificato da Howard per porre enfasi sulla rivalità, ovvero la grande amicizia tra i due piloti al di fuori delle corse. Questo l’unico neo di questo film, oltre a qualche inesattezza storica voluta per esigenze di trama. Magistrali le interpretazioni di Hemsworth e Brühl, mentre l’auto-doppiaggio in italiano di Favino non rende giustizia alla sua interpretazione nella versione originale della pellicola. Una menzione speciale merita il cameo di Alex Zanardi, la cui voce può essere sentita tra i commentatori del GP d’Italia quando Lauda giunge al traguardo.

Se non l’avete ancora visto, Rush è un buon modo per rendere omaggio a un campione della Formula 1 che è riuscito a influenzare il Circus fino ai giorni nostri e che ha selto di farsi seppellire con la sua tuta da pilota della Ferrari, e per capire cosa volesse dire rischiare la vita per una frenata sbagliata. Un applauso a Ron Howard.

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