Atlas Consiglia: Sottomissione di Michel Houellebecq

“La nostalgia non è un sentimento estetico, e non è neanche legata al ricordo della felicità [… ] il passato è sempre bello, lo è anche il futuro. A far male è solo il presente, che portiamo con noi come un ascesso di sofferenza che ci accompagna tra due infiniti di quieta felicità.”

Se quello che cercate è un libro politico, un’opera che porti avanti una propria idea di civiltà con forza, di destra o di sinistra, state lontani da “Sottomissione”, non fa per voi.

Nel 2022 le presidenziali francesi vedono per la prima volta l’ascesa di un nuovissimo partito, certamente rivoluzionario: “Fratellanza Musulmana”, che entra a gamba tesa nel secolare scontro destra-sinistra, scardinando il sistema politico tradizionale. Tutto questo è però lo sfondo del quadro, poiché in primo piano c’è Francois, un professore universitario dell’Università di Parigi III-Sorbona, esperto di Huysmans, stanco e disilluso, apatico e monotono.

“Sottomissione” di Michel Houellebecq è un grande libro, e questo non è affatto ovvio quando parliamo di casi editoriali simili. Le vicende e il contesto attorno all’uscita di quest’opera sono importanti tanto quanto il contenuto, e non possono che influenzarne la lettura: il caso vuole che Sottomissione sia uscito lo stesso giorno degli attentati di Charlie Hebdo a Parigi (7 gennaio 2015), nell’immaginario collettivo l’inizio dell’ondata di attacchi terroristici che hanno insanguinato l’Europa negli ultimi anni. Purtroppo e per fortuna: purtroppo, perché il libro è automaticamente associato al terrorismo (e al binomio terrorismo/Islam) e quindi accostato a posizioni “di destra”; per fortuna, perché è un raro caso in cui la coincidenza porta alla luce un’opera veramente grande e meritevole di attenzione e di dibattito.

Il nome del protagonista è Francois, e non credo sia casuale: tanto Francesco, per indicare le radici cristiane, quanto Francese, poiché il personaggi personifica l’intero popolo transalpino. Il professore è in piena crisi sessuale ed esistenziale, avvolto da un’apatia che gli impedisce di uscire dal suo tunnel e dalla sua Parigi, che lascia raramente. Per lui la Francia è in realtà un paese sconosciuto, la politica noiosa ma necessaria e la sua vita accademica, seppur brillante, priva di reali sbocchi, e morta. Le presidenziali francesi sono alle porte, ma fanno puramente da sfondo sbiadito alle vicende umane di Francois, che osserva con distacco quello che accade attorno a lui, senza nessuna voglia di reagire. Se nella realtà è stato il partito di Macron a sconvolgere l’incancrenito sistema politico francese, alla ricerca disperata di novità, in Sottomissione questa rivoluzione è portata avanti da un partito islamico, ovviamente moderato, che non si fa nessuno scrupolo ad allearsi con una sinistra in caduta libera, disposto a cedere su tutti i ministeri più importanti tranne uno: quello dell’istruzione. Ed ecco che la realtà entra prepotentemente nella vita di professore di Francois, che viene allontanato, seppur con una cospicua pensione, dall’insegnamento.

 

Ora la sua vita professionale, prima tanto monotona, gli manca, e una consapevolezza si fa lentamente strada nella sua mente lucidissima: prima o poi, lentamente, si suiciderà: la donna che ama, Miriam, è fuggita in Israele con la sua famiglia, le sue giornate scorrono tra escort, sigarette e letture che gli danno sempre meno. Il suo unico amico, lo scrittore ottocentesco Huysmans, è sempre più lontano e i malanni quotidiani della vecchiaia sempre più vicini. La banalità della noia e della vecchiaia sono sufficienti a svuotare di senso la vita di un uomo che vive nel benessere?

 

“ Invecchiando, anch’io mi riavvicinavo a Nietzsche, com’è senz’altro inevitabile quando si hanno problemi di idraulica”.

 

Si potrebbe dire senza sbagliare troppo che Houellebecq non ponga al centro del proprio romanzo l’islamizzazione, tuttavia ignorare completamente questo aspetto sarebbe ingiusto e superficiale: lo scrittore guarda a questi mutamenti della società come essenzialmente negativi, ma non così tanto. Più precisamente, una critica c’è, ma anche la presa d’atto che in fondo quello che si fa non è altro che riempire un vuoto, un abisso e un buco nero al centro della Francia, dell’Europa e dell’Occidente. Non c’è nessuna conquista in questo 1984, ma una semplice sottomissione: se questo sia un bene o un male (e leggendo il libro la domanda ci assale più di una volta), giudicatelo voi.

 

“È la sottomissione, l’idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta.”

 

 

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