Atlas consiglia: Still Alice

“Perdo l’orientamento, perdo degli oggetti, perdo il sonno, ma soprattutto: perdo i ricordi. In tutta la mia vita ho accumulato una massa di ricordi che sono diventati in un certo senso i più preziosi di tutti i miei averi: la sera in cui ho conosciuto mio marito, la prima volta in cui ho tenuto tra le mani un libro, la nascita dei miei figli, le amicizie che ho fatto, i viaggi per il mondo… Tutto quello che ho accumulato nella vita, tutto quello per cui ho lavorato con tanto impegno, ora inesorabilmente mi viene strappato via […] Sto lottando per restare parte della realtà, per restare in contatto con quella che ero una volta.”-Alice Howland

Il sapere, le conoscenze accumulate in questi anni di studio e tutto ciò che ancora imparerò, sono sicuramente il bagaglio più prezioso che mi porto dietro insieme ad un’immensità di ricordi che compongono i vari tasselli della mia storia fino ad ora. Per ogni singolo essere umano, quasi sicuramente la certezza di avere per sempre tutto ciò, racchiuso nei singoli cassetti della mente, rassicura e conforta. Ma come ci si sentirebbe se un giorno tutto ciò iniziasse a svanire lentamente ma inesorabilmente? Se non potessimo più avere il controllo della nostra mente? E’ proprio questo che succede alla protagonista del film “Still Alice”.

Film scritto e diretto nel 2014 da  Richard Glatzer e Wash Westmoreland, ha come protagonista Julianne Moore che ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista. Stille Alice racconta la storia di una donna, Alice Howland, che dalla vita ha avuto tutto ciò che desiderava. Una carriera brillante che l’ha portata ad insegnare alla Columbia University, un marito amorevole e tre figli, insomma quella che si potrebbe definire una famiglia felice. Il declino di Alice inizia il giorno in cui, durante un convegno, non riesce a ricordare alcune parti del suo discorso, evento raro per una persona come lei, da sempre abituata a parlare in pubblico e ad affrontare questo tipo di situazioni. A questo evento ne susseguono altri simili e dopo controlli specialistici le viene diagnosticata una forma di morbo di Alzheimer. La sua vita cambia radicalmente e nonostante lei cerchi il più possibile di aggrapparsi ai suoi ricordi pur di non lasciarli andare via, ciò è inevitabile.

Tendiamo a credere che le cose colpiscano sempre gli altri e mai noi: malattie, morti, dolori forti e quando ci troviamo a fare i conti con “imprevisti” del genere ci rifiutiamo di accettarli. E lo stesso succede a Alice, che non crede che una malattia del genere possa aver colpito proprio lei, una donna così forte e indipendente che ha ancora tanto da dare al mondo. Per questo, figura essenziale nella storia è quella del marito (interpretato da Alec Baldwin), che la accompagnerà durante questo percorso, standole vicino ma senza mai farla sentire una malata, risultando a tratti scontroso e irritante, ma sarà proprio grazie a lui che riuscirà ad affrontare tanti momenti bui, perchè si sa che nessuno più di chi amiamo può aiutarci a superare momenti difficili, momenti dai quali ci sembra impossibile poter uscire. E se guardiamo il tutto attraverso gli occhi del marito, possiamo immaginare quanto per lui sia stato difficile vedere come, giorno dopo giorno, la donna che amava stava diventando un’altra persona, che spesso faceva fatica anche a ricordare le cose più banali: il nome di un figlio, una ricetta, una data importante. Altra figura che ha un ruolo chiave nel racconto è quella della figlia minore Lydia (Kristen Stewart), che “cura” sua madre attraverso la lettura di opere teatrali.

Attraverso dialoghi semplici ma efficaci, che rispecchiano quella che è la quotidianità di chiunque, “Still Alice” affronta un tema che ormai ci riguarda da vicino, con cui sempre più si è costretti a fare i conti oggigiorno. Inoltre sottolinea quanto siamo fragili e assolutamente non padroni di noi stessi e delle nostre vite, perché anche se si ha tutto, in un attimo ci si può ritrovare con niente.

Se è un film così ben riuscito, merito è sicuramente dell’interpretazione da Oscar di Julianne Moore, che ha fatto suo il personaggio, utilizzando una forte espressività, senza risultare mai troppo costruita. Ha dato un volto a tante persone che vivono la stessa situazione, meritando indubbiamente l’Oscar come miglior protagonista. Accompagnata inoltre da un cast assolutamente valido, cornice perfetta per far spiccare ancora di più la protagonista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *