Atlas consiglia: Stranger things

Un amico è qualcuno per cui faresti tutto, gli presti le cose fighe che hai, tipo fumetti e figurine. E mantiene sempre le promesse. Soprattutto se fatte con lo sputo. Una promessa con lo sputo significa che non tradisci mai la parola data. È un vincolo.”

Stranger things – A Netflix original series

È sempre difficile dover consigliare una serie tv senza poter rivelare i dettagli che più ci hanno colpito, che ci hanno sconvolto o commosso. Finiamo col racchiudere tutte le sensazioni che abbiamo vissuto in tre semplici parole: “La devi vedere”. Stranger things è una di queste serie, è una serie che consiglieresti a tutti, con tanti punti di forza che la sostengono e la rendono piacevole ad un pubblico eterogeneo, Stranger Things la devi vedere. Si, ma perché?

Paradiso geek

La serie è ambientata nella piccola cittadina di Hawkins, Indiana, nel 1983. Protagonisti quattro ragazzini che oggi chiameremmo nerd, appassionati di fantasy, videogiochi e film culto che verranno frequentemente citati durante gli episodi, permettendo ad ogni spettatore appassionato di giocare a cogliere ogni citazione, ridendo per quelle più sfacciate e stupendosi per quelle più sottili. Il tutto condito da una splendida colonna sonora che racchiude pilastri della musica del periodo.
Pronti con il blocco degli appunti!

Tre generazioni a confronto

 Oltre alla linea narrativa dei ragazzi sono presenti altri due filoni paralleli, quello dei loro fratelli più grandi e quello dei genitori. Ci si immedesimerà in ogni vicenda, l’amore dei genitori per i propri figli e la paura di non riuscire a comprendere ciò che stanno vivendo, i drammi adolescenziali, il sesso e la ribellione, la scuola, l’amicizia vista con gli occhi di un ragazzino, le prime cotte. Chiunque, ad ogni età, potrà rivedersi in uno dei tre filoni, parteggiare per questo o per l’altro personaggio, fino a quando la trama non porterà all’intreccio di tutti i filoni e a spettacolari azioni corali.
Scegliete il vostro preferito!

Suspense

Un arco narrativo veloce, piccoli indizi e misteriosi flashback lasciati in ogni episodio alimentano la curiosità dello spettatore che si ritroverà alla fine dei canonici 50 minuti a voler sapere cosa viene dopo, divorando episodio su episodio, fino a rendere ogni stagione quasi un unico film. Monumentale il lavoro degli ideatori della serie, i Duffer Brothers, anche nella seconda stagione. Infatti, dopo che l’intero universo della serie è stato rivelato nella prima, la trama non cade mai nella banalità o nella ripetitività, e nuovi misteri e nuovi personaggi entrano nella mente e nel cuore dello spettatore.

Cast: usato garantito e giovani promesse

Un altro elogio va fatto ai fratelli Duffer per la scrittura e caratterizzazione dei personaggi. Storie impeccabili, il passato che si intreccia con il presente, la coerenza, le paure e tutti gli altri sentimenti umani che vengono pienamente interiorizzati. Tutto questo grazie anche al fantastico cast, con una splendida Winona Ryder nei panni della madre di Will Byers e David Harbour nel ruolo dello sceriffo Hopper, due pilastri della serie a cui si aggiungeranno giovanissimi attori emergenti ai quali il loro ruolo sembrerà cucito addosso. Gaten Matarazzo, Millie Bobby Brown e Finn Wolfhard sono solo alcuni degli attori (tutti under 15) da tenere d’occhio in questa serie e nel prossimo futuro. Il sorriso sdentato di Dustin entrerà nei cuori di tutti.

Il mondo dagli occhi di un bambino

Uno dei temi fondamentali almeno nella prima stagione sarà il rapporto dei protagonisti con la morte, che toccherà tutte e tre le generazioni in modo diverso. Quello che colpisce, però, è il modo in cui viene affrontata dai ragazzi. Non un’esperienza che ti tempra e ti fa crescere, abbandonando in anticipo la fanciullezza, ma una sfida. Un’avventura, come le avventure che vivono in Dungeons & Dragons; la consapevolezza (che ha ogni bravo videogiocatore) che la morte non è un punto di arrivo ma un mistero in più, un restart. Qualcosa che non ti fa mai arrendere ma sperare.
Rendere la morte un’avventura non la desensibilizza anzi, aiuta a combatterla e ad elaborarla, e questa visione renderà i bambini più forti di tutti gli altri personaggi davanti alla morte. Un esempio per loro, un esempio per tutti.

1983 o 2017?

Non è solo la serie a catapultarci negli anni ’80 ma tutto il contorno: i poster, la pubblicità, i cofanetti a forma di VHS, le riprese, la regia, le citazioni. Tutto è un richiamo ai grandi classici della fantascienza anni ’80, un’atmosfera che fa sentire i nostalgici a casa e che spinge i curiosi a conoscere un mondo nel quale non erano gli effetti speciali (terribili) a rendere bello un film ma l’idea di fondo; un alieno che vuole tornare a casa, il viaggio nel tempo con una DeLorean modificata, quattro scienziati che vivono in una ex caserma dei pompieri e cacciano fantasmi con improbabili trappole senza dover mai incrociare i flussi dei loro fucili protonici. Un mix tra passato e presente che piace, e si vede.

In conclusione, Stranger things è una serie il cui successo è ben giustificato, che non ha deluso le aspettative anche nella seconda stagione e che è pronta a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel panorama della cinematografia fantascientifica, entrando di diritto tra tutti quei film che la serie stessa cita. Un thriller che coniuga al suo interno vari generi e che è in grado di piacere a tutti grazie ai vari espedienti per coinvolgere i diversi tipi di spettatore, che tiene incollato allo schermo e che non annoia.
Stranger things la devi vedere, e ora sai anche perché.

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