Atlas consiglia: “THE PLACE” di Paolo Genovese

“Sei un mostro”

“No, io do da mangiare ai mostri”

Candidato al David di Donatello 2018, “The Place” è il nuovo film di Paolo Genovese, già regista di “Perfetti Sconosciuti”, “Immaturi” e altri famosi film del panorama italiano. The Place ha ricevuto numerose candidature tra cui quella per il miglior regista e miglior attore protagonista per Valerio Mastandrea.

The Place è la storia di un uomo, il cui nome rimarrà sconosciuto e per questo lo chiameremo “l’uomo”, che seduto al tavolo di una caffetteria incontra uomini, donne, anziani, giovani tutti con un’unica cosa in comune: la volontà di esprimere un desiderio. L’uomo è disposto ad esaudire qualsiasi desiderio, ma tutto ha un prezzo. Per ogni desiderio c’è un compito non impossibile da portare a termine: compito proporzionale a quello che si vuole ottenere. Non sempre ad essere assegnati sono compiti “fattibili”, ma non si tratta di un’impossibilità pratica di realizzarli, ma dovuta ad ostacoli ben più grandi come etica, morale, legalità. E fin dove saranno disposti a spingersi i vari personaggi, pur di ottenere ciò che vogliono?

Paolo Genovese fa un’accurata analisi introspettiva sull’essere umano sempre desideroso di avere ciò che non ha o di riavere ciò che ha perso, di agire andando anche contro se stesso  pur di diventare qualcosa che non si è, pur di ottenere qualcuno o qualcosa che non si può avere. Ma se da una parte troviamo coloro che vogliono cose superflue, c’è anche chi è disposto a far di tutto pur di riavere una persona cara. Sullo stesso piatto della bilancia vengono messe le due facce dell’essere umano, come dimostrano da un lato il desiderio di essere più bella e dall’altro il voler vedere un figlio guarito.

E’ un film pieno di punti interrogativi: chi è davvero l’uomo, cosa rappresenta il quaderno nel quale sono contenuti i compiti che assegna? Perché è così bisognoso di sapere nuovi particolari? Quale funzione ha il personaggio di Sabrina Ferilli, una comunissima cameriera che si ferma qualche volta a chiacchierare con il protagonista? Probabilmente non c’è una risposta a tutto ciò, ma ogni spettatore può trarne le proprie personali conclusioni. Un film apparentemente statico perché non c’è mai un cambio di setting, ma in realtà molto dinamico perché a cambiare sono, in profondità, gli atteggiamenti e i sentimenti di coloro che esprimono il desiderio, nei confronti del compito loro assegnato.  Il film si chiude con poche risposte ma ampi spunti di riflessione sulla contraddittoria natura umana.

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