Atlas Consiglia: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

“Stuprata mentre moriva – e ancora nessun arresto – com’è possibile Sceriffo Willoughby?”
(scritte sui manifesti affissi fuori da Ebbing)

I Golden Globes di domenica 7 gennaio 2018 sono stati sorprendenti e d’impatto.

Nelle categorie dedicate ai film drammatici il globo come miglior film è andato a Tre manifesti a Ebbing, Missouri mentre Frances MacDormand si è aggiudicata il globe come miglior attrice protagonista in un film drammatico. Tra i vincitori, nello stesso film, anche Sam Rockwell (miglior attore non protagonista) e il regista Martin McDonagh (miglior sceneggiatore).

Si sa che i Golden Globes sono, in un certo senso, un’anticipazione degli Oscar, ed è proprio da qui che Tre manifesti a Ebbing, Missouri parte come favorito per la corsa alla statuetta d’oro. Ed è un vantaggio più che meritato.

La rabbia genera altra rabbia

La storia è quella di una madre, Mildred Hayes, che non si rassegna all’archiviazione delle indagini sulla morte e sullo stupro della figlia. Ingaggiando una personale lotta contro la polizia affigge tre cartelloni di denuncia fuori dalla città di Ebbing, sulla strada dell’omicidio. Ha da qui inizio un ciclo di rabbia che, come dirà uno dei personaggi, genera soltanto altra rabbia. Fino a che punto è legittima la vendetta? Si tratta di tutelare altre possibili vittime o di puro risentimento?

Tre manifesti a Ebbing, Missouri esplora queste tematiche quasi tipiche della tragedia greca senza mai scadere nel melodrammatico e nell’eccessivo. Mildred è una macchina da guerra in cerca di giustizia, che quando si scompone lo fa lucidamente e metodicamente: ha un piano per tutto. Gli irrazionali, in un ironico gioco delle parti, sono i poliziotti di Ebbing; non sanno da dove partire, cosa cercare e come cercarlo. Manca loro (in particolare a Jason Dixon, il personaggio di Rockwell) la capacità di osservare distaccati e con calma la piccola comunità di cui sono responsabili. Anche quest’ultima ha un ruolo importante: la ricerca di un capro espiatorio. I cittadini si schierano sin da subito con la polizia, lasciando Mildred da sola nella sua lotta. Lentamente però, arriverà anche chi decide di battersi con lei.

McDonagh non si limita a criticare le strutture e i legami di questa microsocietà; regala il ritratto di un dramma intimo e incomprensibile a chi non l’ha vissuto, vestendolo da black comedy. Questo reggersi in bilico tra due generi non sarebbe possibile senza l’interpretazione magistrale di Frances MacDormand e del resto del cast, unita alla brillante ed essenziale scrittura dei dialoghi.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è un film che lascia libero lo spettatore. Non lo vincola a giudizi morali sui personaggi o sulle loro azioni, ma lo invita ad osservare con calma e senza rabbia e, col suo finale a sorprendente, a decidere autonomamente cos’è giusto che accada.

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