Atlas sotto l’ombrellone: Sulla mia pelle

“Sulla mia pelle” è un film molto discusso, sia per le vicende di produzione (opera italiana di grande qualità ma prodotta da Netflix e distribuita sulla stessa piattaforma), sia per il contenuto.

Potremmo includerlo, osando un po’, in una “trilogia della violenza”, assieme ad ACAB (2012) di Stefano Sollima e a Diaz (2012) di Daniele Vicari: negli ultimi anni questo filone che tratta esplicitamente di violenze delle forze dell’ordine in Italia, sembra prendere piede sempre di più, riscuotendo un discreto successo.

Sulla mia pelle parla della famosa vicenda di Stefano Cucchi, la cui morte, in circostanze mai del tutto chiarite, scatenerà un gigantesco polverone mediatico e giudiziario. Presentato recentemente alla Mostra del cinema di Venezia, ha subito sollevato le polemiche dei sindacati delle forze dell’ordine e dei loro sostenitori.

Leggere Sulla mia pelle come un film che parla di violenza, o meglio, della violenza delle forze dell’ordine in Italia, è riduttivo. Interessante notare come il pestaggio (forse anche perché impossibile ricostruirlo alla perfezione) ai danni di Stefano non ci venga mostrato, e come in realtà, di sangue o botte non ci sia nemmeno l’ombra; a differenza di ACAB o Diaz, dove la violenza c’è ed è cruda, presente, esplicita, Sulla mia pelle ci mostra un tipo di violenza molto più sottile e strisciante: quella dell’attesa, dell’incomprensione, del dolore fisico prolungato, della difficoltà di comunicare.
Sì, perché Cucchi, oltre ad essere vittima dei pugni e dei calci, è anche vittima della violenza svilente e alienante della burocrazia (in questo caso) italiana, che crea muri di vetro, che non permette la comunicazione umana, che divide le responsabilità tra tantissimi e quindi annulla qualsiasi responsabilità.

In un ping pong tanto banale quanto spietato, Stefano è “rimbalzato” per una settimana tra commissariati, tribunali, celle e ospedali, accettando tutto in silenzio, soffrendo e morendo lentamente, un pacco di sangue e carne che alla fine implode e viene gettato via.

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