Elezioni in Grecia: there is no alternative

Il partito di centro destra Nuova Democrazia ha vinto le elezioni politiche in Grecia con il 37,9% dei voti e il suo leader, Kyriakos Mitsotakis, figlio di una delle famiglie più ricche e potenti del paese, sostituirà Alexis Tsipras nel ruolo di primo ministro, mettendo fine all’esperienza di Syriza al governo.

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Polonia, dalla “shock therapy” della transizione alla deriva nazional-populista. Diritto e Giustizia rimane saldamente primo partito

Nonostante i partiti di opposizione abbiano unito le forze creando la piattaforma Coalizione Europea (KE) guidata da Grzegorz Schetyna, il partito nazional-populista Diritto e Giustizia, attualmente al governo e di cui Jarosław Kaczyński è il deus ex machina, è riuscito ad ottenere ancora una volta la fiducia dei cittadini polacchi, conquistando il 45% dei voti in occasione delle elezioni europee del 26 maggio, contro il 38% dell’opposizione.

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Periferie e razzismo

Roma, Torre Maura. Riguardando le immagini di quelle giornate, riascoltando i violenti slogan razzisti urlati animalescamente e il pane calpestato, ci indigniamo, ne denunciamo la meschinità e la grettezza, prendiamo le distanze. Come è possibile, ci chiediamo, tanta cattiveria lanciata addosso ad altri uomini?

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La rivoluzione marginalista nello studio dell’economia

John Neville Keynes, economista e filosofo inglese nonché padre di John Maynard Keynes, sentì il bisogno di scrivere ne “The Scope and Method of Political Economy”, opera pubblicata nel 1891, dell’importanza di distinguere l’economia come “scienza” dall’economia come “arte”. Anche la teoria marginalista, che mirava a fare dell’economia una scienza pura e tecnica, nasce e si impone in un preciso momento storico e in risposta a determinati stimoli sociopolitici.

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Atlas Consiglia: La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia

Il libro di Luciano Canfora è un’interessante riflessione sull’andamento del moto storico denso di riferimenti alla situazione attuale socioeconomica e politica. in un Occidente che sembra investito da una marea oscurantista che monta parallelamente a quella del profondo disagio socioeconomico, in una dinamica simile a quella già vista nel corso degli anni del primo Novecento, giova interrogarsi sull’andamento del moto storico.

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Macron e Orbán: tanto diversi eppure tanto simili

in seguito alle veementi e rabbiose manifestazioni che hanno coinvolto tanto Parigi quanto Budapest nelle ultime settimane, un filo conduttore sembra emergere ed avvicinare due paesi e due esponenti politici a prima vista lontanissimi: la protesta sociale, organizzata e fortemente partecipata, che si infiamma dopo riforme economiche spiccatamente orientate a destra all’interno di un quadro caratterizzato da condizioni di vita non soddisfacenti.

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Karl Polanyi e il virus fascista

L’articolo di oggi è un commento a due articoli scritti dal sociologo, antropologo e storico economico ungherese Karl Polanyi, intitolati “Le premesse culturali del fascismo” e “Il virus fascista”, entrambi scritti negli anni 30. In un periodo nel quale si sta riprendendo a parlare di fascismo, è importante riflettere sulla lettura e l’interpretazione della storia di Polanyi. Egli sostiene che ogni tentativo di spiegazione del crollo dell’ordine economico e liberale avvenuto nel 1914 debba partire dal luogo in cui questo ordine è nato. Dunque, “se vogliamo capire il fascismo dobbiamo tornare all’Inghilterra ricardiana”

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Elezioni in Baviera: possibile terremoto politico?

In queste ore i cittadini della Baviera sono chiamati alle urne per rinnovare i 180 membri del Landtag, la camera regionale. Area tradizionalmente conservatrice e terreno di conquista dell’Unione Cristiano-Sociale, partito gemello della CDU di Angela Merkel, secondo gli ultimi sondaggi pre-voto sembra destinata a un terremoto politico pressoché senza precedenti. La maggioranza assoluta potrebbe non essere più monocolore, con possibili conseguenze a Berlino, ma anche in ottica delle imminenti elezioni europee primaverili.

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