Il Big Brother dagli occhi a mandorla

Più di mezzo secolo fa, Orwell dipingeva un distopico 1984 come la deriva di un regime totalitario in cui ogni individuo era limitato nelle proprie libertà: di parola, di pensiero e d’espressione; osservato da un sempre vigile Big Brother. Il modello sociale orwelliano appare come connubio delle esperienze totalitarie del ‘900 e del Panopticon di Jeremy Bentham.

In Cina, il paradigma del potere invisibile ideato da Orwell sta prendendo forma. Siam passati da un futuro distopico fondato sulla negazione della libertà ad un presente in cui il “regime digitale” esercita controllo attraverso l’utilizzo massiccio della libertà.

Il mondo delle infinite possibilità, per così dire.

Siamo nell’era del “totalitarismo digitale”; dove il potere più intelligente mai conosciuto, acquisisce un’enorme mole di informazioni su ognuno di noi. Ogni azione che portiamo avanti in Internet viene tracciata e messa a sistema, andando a costituire un dato, e questa non è una cosa nuova; la novità è che ora siamo capaci di leggere questi dati e che, sempre più, c’è chi tenta di “aggregarli”. Come riflette il filosofo B.C.Han, siamo nell’epoca del “secondo Illuminismo” che al posto della statistica ha scoperto i big data.

 

The Great Firewall – La nuova Grande Muraglia

Il panottico cinese scaturisce innanzitutto dalla messa in sicurezza dei propri confini. L’obbiettivo è quello di salvaguardare l’economia di mercato nazionale dalla penetrazione, non merceologica ma sociale e culturale dei paesi occidentali. Nasce così, la “muraglia digitale”, The Great Firewall, la quale blocca l’accesso a tutti i siti stranieri che non possono essere controllati dal Governo.  Ed è così che non c’è Google ma Baidu, Youku invece di Youtube e al posto di Twitter, Weibo.
Il sistema di censura cinese è il più efficace al mondo, capace di veicolare le informazioni fino ad oscurarle: come ad esempio, la protesta a favore della democrazia, ad Hong Kong, occultata alla popolazione cinese.

 

Il fenomeno WeChat – verso il dominio digitale, il nuovo potere intelligente

Il secondo tassello è stato posto con la nascita di WeChat, l’app cinese, sostituta di Whatsapp, che ha poi allargato le sue potenzialità, divenendo già da sola, uno degli occhi del Big Brother asiatico. Il New York Times racconta che, gli utenti iscritti sono più di 600.000 e possono, senza mai lasciare l’app, chattare, pubblicare, commentare, conoscere individui nei dintorni, prenotare un taxi, un ristorante, fare acquisti, bonifici, recensire, effettuare videochiamate e molto altro. Addirittura attraverso WeChat è possibile prender appuntamento all’ospedale, usufruire di servizi di investimento, o ancora, accedere ad una mappatura dei luoghi più “affollati” così da evitare di sceglierli.

Appare evidente perciò, come app del genere abbiano, da un lato, agevolato la quotidianità; dall’altro però, hanno anche il potere, come scriverebbe Z. Bauman, di deresponsabilizzare l’individuo da scelte di valore, spingendolo ad espropriarsi della propria sensibilità morale in nome di una “tranquillizzazione etica” garantita dalla tecnologia; che sembra assumersi, sempre più, le nostre responsabilità.
Questi strumenti hanno il potere, poi, di riuscire a centralizzare in un’unica banca dati, non solo le nostre conversazioni ma tutte le nostre abitudini, ad ogni singolo click.
Ognuna delle aziende che detiene portali simili ha l’obbligo di condividere tutti i dati con il Governo cinese.

 

The Police Cloud – Il potere intelligente a servizio della sorveglianza sicuritaria

Il rapporto del 19 novembre di Human Rights Watch  ci mostra come l’obiettivo ultimo del governo cinese sia proprio quello di mappare a tutto tondo le personalità fino a sorvegliarle. Proprio come nella metafora orwelliana, la Cina ha visto spopolare negli ultimi anni, più di 20 milioni di “teleschermi” che localizzano ogni individuo nei suoi spostamenti, attraverso un programma di riconoscimento facciale che permette così di mappare le vite di centinaia di migliaia di cinesi.
Il programma più evoluto al mondo di video sorveglianza, si pone il traguardo di divenire una “nube di polizia” che può identificare gli individui che “deviano dallo status di normalità imposto” (dai criminali agli attivisti politici), per prevenire e rispondere efficacemente ai crimini, in nome della “stabilità sociale” promossa dal Governo.

Sophie Richardson, la China Director di HRW, a questo proposito riflette:

with authorities increasingly able to track everyone’s every move, what’s at stake across China isn’t just people’s privacy – it’s also many of the rights they hold.”

 

Social Credit System –  Il perfezionamento,  “rating system” obbiettivo 2020

Il racconto Orwelliano declinato all’epoca della quarta rivoluzione industriale sembra convergere verso la narrazione distopica di Black Mirror.

Nel 2014 infatti, il Governo ha varato un Social Credit System (SCS) che, in collaborazione con i big del web cinese (da Alibaba a Tencent), propone attraverso un “misterioso” algoritmo l’introduzione di un punteggio individuale, attribuito sulla base di una valutazione di affidabilità. Questi i criteri base dell’algoritmo: il comportamento (le abitudini di acquisto), la storia di credito (pagamenti delle bollette), le caratteristiche personali, l’adempimento agli obblighi contrattuali e le relazioni personali. Il tenore delle amicizie online, i commenti pro o contro il Governo, gli acquisti, l’abitudine a stare troppo di fronte alla TV, sono tutte variabili che determinano il “rating cinese”.

Wired riporta che, sono collezionabili da 350 a 950 punti e molti individui si sono volontariamente iscritti al SCS perché in cambio vengono promessi benefici su larga scala: dal noleggio auto senza deposito, ad un miglior punteggio sulle app di incontri e ancora alle possibilità agevolate di prenotazione in ristoranti e hotel.
A tutto ciò corrisponderanno, probabilmente dopo il 2020, data in cui il SCS diverrà obbligatorio per tutti, anche degli svantaggi per gli individui “quantificati” con punteggi più bassi. La negazione di una prenotazione come di un colloquio di lavoro o la semplice riduzione della velocità di connessione sembrano essere alle porte.

Ed eccoci giunti all’incubo del mercato nero della reputazione online, simbolo di una tecnologia che ha trasformato l’eccessiva libertà concessaci, in uno strumento per un modello di controllo e sorveglianza fortemente avanzato; la cui implicazione peggiore è forse quella di essere ben accetto da tutti noi; nelle sue derive estreme cinesi, come negli accenni progressivi che si manifestano in Occidente.

Il modello di sorveglianza del totalitarismo digitale è un sistema, finora perfetto, che ci rende tutti panottici di noi stessi. E proprio come previsto da Bauman e da Han, abbiam dato vita ad un mondo privo di ragionevolezza, in cui pensiamo di poterci “conoscere” attraverso i dati, in cui non ci sono più giudizi morali e scelte di valore. Stanno nascendo così le nuove classi sociali, “le stelle brillanti” della società della prestazione, e “i rifiuti”, che rifuggono il dominio del digitale e non apportano migliorie di alcun tipo al sistema.

Rifiuti che, in una società come la nostra, devono essere individuati, aggregati e condotti in discarica, in nome della sacra e inviolabile “stabilità sociale”.

2 pensieri riguardo “Il Big Brother dagli occhi a mandorla

  • 20 Dicembre 2017 in 8:24
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    Brava Camilla, la Cina non é piú vicina…..

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  • 20 Dicembre 2017 in 11:58
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    Ma io direi che è vicinissima…basta guardare come nell’indifferenza e nella inefficienza dei nostri amministratori hanno colonizzato i quartieri storici di grandi città come Roma e Milano abbattendo il valore degli immobili e ricomprandoli a basso prezzo da italiani sfiduciati ed in fuga da quartieri sempre più degradati.
    L’articolo fornisce notizie nuove ed interessanti , sarebbe da ricordare che il “sistema” si consolida anche con una applicazione spietata della pena di morte che secondo fonti Amnesty International sarebbe oltre le 1000 esecuzioni all’anno.
    D’altra parte questo “capitalismo cinese” ha tirato fuori dalla povertà una discreta parte della popolazione cinese di oltre un miliardo di persone , siamo veramente sicuri che il nostro ” sistema” che sta generando circa 7 milioni di italiani vicini alla soglia di povertà sia migliore del loro?
    Forse i sistemi di controllo su Internet attivati dai cinesi sono eccessivi ma il problema si pone anche per noi occidentali e al momento non sembra che ci sia volontà e consapevolezza da parte dei nostri governanti di come arginare l’invadenza nella privacy da parte dei giganti del web.
    Complimento a tutti , il Blog in generale è moto interessante e molto ben fatto.

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