Ipse Dixit: bocca di Rosatellum

Roberto Speranza, MDP: «É una pessima legge”.

Nome omen.

 

Roberto Giachetti, PD: «Il nostro Paese merita una legge elettorale fatta dal Parlamento ad ampia maggioranza, non voluto dalle sentenza».

Ed è per questo che abbiamo blindato il Parlamento affinché fosse obbligato ad approvare una legge fatta dal Governo.

 

Lorenzo Guerini, PD: «Dare una legge elettorale all’Italia è responsabilità».

Darla con la fiducia il ventennio.

 

Lorenzo Guerini: «Candidati sulla scheda, gli elettori che scelgono. Tutto qui».

Dirlo a Napolitano?

 

Nicola Fratoianni, SI: «Indebolisce la democrazia».

Ma non più del 3%.

 

Luigi Di Maio, M5S: «Il corso della storia non si cambia con una legge».

Ha dichiarato da Norimberga.

 

Luigi Di Maio: «Andatevi a riposare perché vi dovete preparare per la protesta la prossima settimana in Senato».

Faranno il weekend lungo.

 

Renato Brunetta, FI: «É una buona legge perché scontenta un po’ tutti».

Lo scontento appartiene al popolo che lo esercita nei limiti della Costituzione.

 

Paolo Romani, FI: «Oggi scriviamo una buona pagina per la storia della Repubblica».

L’inizio della fine.

 

Paolo Romani: «Con questa legge poniamo le basi perché la prossima legislatura sia stabile, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini italiani».

E che possa, se ci girano i coglioni, farci riprendere l’Abissinia.

 

Ettore Rosato, PD: «É comodo andare a protestare e dire “tutti sono contro di noi”».

Ma mai quanto starsene con una poltrona sotto il culo.

 

Ettore Rosato: «La legge salva-Verdini? La norma che consente ad un italiano di candidarsi all’estero è stata decisa per un principio di reciprocità».

Tra Roma e Hammamet.

 

Ettore Rosato: «Gentiloni l’aveva detto: “Non staremo alla finestra”».

Infatti stanno al balcone.

 

Paolo Gentiloni, PD: «Non è tempo di irresponsabilità».

Piove.

 

Paolo Gentiloni: «Al di là di ogni comprensibile tensione politica dobbiamo mettere al primo posto l’Italia».

E la famiglia.

 

Paolo Gentiloni: «Per quanto riguarda il governo si farà ogni sforzo per giungere ad una conclusione ordinata della legislatura».

Altrimenti ci penserà il ministro Minniti.

 

Massimo D’Alema, MDP: «Una maggioranza che conta 476 parlamentari su 630 ha paura del voto segreto».

Lui di conti se ne intende.

 

Massimo D’Aema: «Il voto segreto è uno strumento parlamentare ristretto a pochissime materie, tra cui i diritti fondamentali e politici dei cittadini».

Allora forse dopo il Kossovo qualcosa ha imparato.

 

Luigi Bersani, MDP: «Il Rosatellum? Un marchingegno sconosciuto nel mondo».

Un po’ come un Governo Bersani.

 

Luigi Bersani: «Fermarsi a riflettere».

!Hasta siempre!

 

Matteo Renzi, PD: «Legge elettorale: le regole si scrivono tutti insieme».

Tranquilli, era il 2014.

Giovanni Endrizzi, M5S: «Questa è la legge bunga-bunga, un’orgia di pluricandidati in cui l’utilizzatore finale è immancabilmente sempre lo stesso».

Dopodiché ha smesso di citare Cicerone.

 

Danilo Toninelli, M5S: «É la ciliegina su una montagna di letame democratico fatto da questi miserabili».

Fertilitellum.

 

Danilo Toninelli: «State pronti perché scenderemo in piazza per impedire tutto questo».

Altrimenti continueremo a sbattere i pugni e a fare rumore inutilmente.

 

Arturo Parisi, PD: «Dopo l’approvazione del Rosatellum la festa del PD di ieri si è trasformata in una giornata di lutto».

Un giorno qualsiasi.

 

Arturo Parisi: «Quando Berlusconi ci impose il Porcellum almeno non lo fece con la fiducia».

D’altronde, si sa, prima di mettere un dito nel culo in un rapporto è meglio chiedere.

 

Corradino Mineo, SI: «Fiducia sul Rosatullum? E dov’è la notizia? Da quattro anni si va avanti così: in quattro si mettono d’accordo e gli altri votano. La chiamano democrazia».

 

Chiara Appendino, M5S: «La fiducia sul Rosatellum chiude la porta alla discussione democratica».

La chiusura delle finestre per smog a Torino erano le prove generali per l’assedio.

 

Chiara Appendino: «Grazie a chi oggi è in piazza».

Cin cin.

 

Dario Franceschini, PD: «Col Rosatellum abbiamo rilanciato le coalizioni».

E, come sempre, ci torneranno tra capo e collo come un boomerang.

 

Matteo Salvini, LN: «Nella vita reale del Rosatellum non frega niente a nessuno. Gli italiani hanno il problema del mutuo o del figlio senza lavoro».

Ed è per questo che diciamo #stopinvasione.

 

Matteo Salvini: «Per noi va bene qualsiasi testo».

Purché ce lo leggano.

 

Matteo Salvini: «Prima passa in Parlamento e meglio è, perché prima si va a votare e meglio è».

Sveltinellum.

 

Matteo Salvini: «Di Maio dice che mi sono venduto per qualche poltrona? Che pensi all’incapacità dei sindaci 5 stelle».

Che io penso a quella dei miei.

 

Giorgia Meloni, FdI: «Così è una finta democrazia».

Fake crews.

 

Giorgia Meloni: «Con Salvini ci ha contraddistinto sempre la battaglia contro i governi inciucio, e invece…».

E invece vincerò le elezioni e me ne starò zitta.

 

Silvio Berlusconi, FI: «Preferivamo il proporzionale, ma con la nuova legge elettorale il centrodestra vince».

Forse è davvero diventato un responsabile.

 

Denis Verdini:, ALA: «Rivendico con orgoglio quello che abbiamo fatto».

Ala protettiva.

 

Denis Verdini: «Rivendico il ruolo di supplenza che abbiamo svolto ignorando gli stupidi strali che ci arrivano quotidianamente».

Non ce n’è: continuerà a tenere per i coglioni ogni presidente del Consiglio che passerà di lì.

 

Giovanni Endrizzi, M5S: «Siete la stessa banda, voi: senza idee, senza programmi, ma con il medesimo progetto».

E poi ci siamo noi: 2.0.

 

Giorgio Napolitano, indipendente: «Il dilemma non è fiducia o non fiducia».

Ma nemmeno andare o non andare a testimoniare al processo Stato-Mafia.

 

Giorgio Napolitano: «Singolare, e sommamente improprio, ho trovato il far pesare sul presidente del Consiglio la responsabilità di una fiducia che garantisce la intangibilità della proposta, in quanto condivisa da un gran numero di partiti. Il presidente Gentiloni, sottoposto a forti pressioni, ha dovuto aderire, e me ne rammarico, a quella convergente richiesta proveniente, peraltro, da quanti avrebbero potuto chiedere il ricorso alla fiducia non già su tutte le parti sostanziali della legge, ma su punti considerati determinanti, cosa che non ebbero la lucidità e il coraggio di fare».

Il cazzo che gli pare solo Giorgio lo può fare.

 

Giorgio Napolitano: «In definitiva, ho compreso la difficoltà in cui si è trovato un presidente del Consiglio che stimo per il modo in cui guida il paese, rafforzando la posizione dell’Italia come interlocutore valido sul piano europeo e internazionale».

Andremo a fare l’elemosina a braccetto.

 

Romano Prodi, indipendente: «Non ne parlo neanche sotto tortura».

Non resta che aspettare le elezioni.

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