Chi ce l’ha più grosso

#Chiudiamoiporti. Con questo hashtag, accompagnato da un tweet contenente una foto che lo ritrae virilmente a braccia conserte e con lo sguardo maschio e deciso, il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, il 10 giugno confermava la decisione di non accogliere nei porti italiani la Aquarius, nave gestita dalla ong SOS Mediterranèe, lasciando in mare in condizione di estrema difficoltà oltre 600 tra uomini, donne e bambini in balia delle intemperie, esausti e feriti, sballottati qui e li per il Mediterraneo dal cinismo di chi cerca qualche punto di sondaggio in più. Persone che, momentaneamente, sono ancora in mare.

Il Governo ha creato un caso su una sola nave carica di migranti, la Aquarius, mentre in Sicilia e Calabria,lo stesso giorno, sbarcavano rispettivamente circa 400 e 230 migranti. Il tutto senza che nessuno imponesse blocchi o stop forzati in mezzo al mare. Perché?  La mossa di Salvini fa parte una strategia mirante alla modifica delle regole (accettate a suo tempo dal governo Berlusconi, di cui faceva parte anche la Lega) sulla gestione delle quote e dei flussi migratori. E se prima poteva cavalcare casi di cronaca per costruire il suo messaggio politico, ora può direttamente crearli per rafforzare l’immagine del suo operato agli occhi degli elettori. Ed è proprio per incrementare ulteriormente il grande consenso di cui oggi gode che Salvini cerca in ogni occasione di dimostrare che lui ce l’ha più grosso di tutti.

Più grosso di Malta, più grosso di Macron, più grosso dell’Europa. Così, il lungo braccio di ferro con Malta per chi dovesse accogliere i 629 migranti, Salvini ha risposto ai cugini francesi, che avevano commentato la chiusura dei porti all’Aquarius descrivendola come un atto cinico e irresponsabile: “Il Paese più in torto con noi è la Francia che si era impegnata a prendere 9816 persone immigrate dall’Italia. Se n’è prese 640. Faccio quindi un appello al presidente Macron, che dice che gli italiani sono brutti e cattivi e Salvini è vomitevole” ha affermato a Otto e Mezzo (La7) il vicepremier, che ha poi continuato: “Emmanuel, se hai il cuore così d’oro, domani ti diamo le generalità di più di 9mila immigrati che ti eri impegnato ad accogliere in Francia. Visto che ci danno lezione, i francesi si meritino questa lezione”. Poi, ieri notte, il disgelo, dopo la “cordiale” telefonata tra il presidente francese Macron e il premier Giuseppe “noncontoniente” Conte. E subito Salvini ha concentrato i suoi sproloqui contro le ong che raccolgono persone dal mare e che le “portano solo nel nostro Paese”. Agghiacciante.

Per carità, non sono qui a scrivere di come in Italia non esista un problema immigrazione. Tuttavia, dire che in questo momento l’Italia viva un’emergenza sbarchi, come sostengono gli esponenti della Lega, è dire una fake news (i dati dicono il contrario e lo stesso ex ministro dell’Interno Marco Minniti a Piazza Pulita ha dichiarato che non c’è un’emergenza sbarchi e che gli arrivi sono calati). Semmai, si può affermare con certezza che l’accoglienza e l’integrazione sono un punto debole della nostra democrazia, e che le tensioni e i problemi in molte zone d’Italia sono senz’altro un termometro del problema. Non per colpa dei migranti in quanto tali, ma dell’incapacità nostra (e dell’Europa) di far fronte a un fenomeno umano complesso che non ci trova preparati. Non essere pronti, però, non legittima i respingimenti: senza scendere nel moralismo becero, bisogna sempre ricordarsi che i migranti sui barconi sono innanzitutto persone, che hanno (almeno) il sacrosanto diritto di essere soccorse in mare.

Alla il segretario della Lega, per una volta, ha avuto ragione: serviva mostrare i muscoli, fare la voce grossa, bloccare lo sbarco di una nave con oltre 600 migranti in difficoltà, per svegliare la dormiente Bruxelles. Ma non c’è da andarne fieri. Anzi. Perché Salvini ha giocato, come un ragazzo dodicenne alle medie, a chi ce l’ha più grosso, prendendosela con una categoria fragile, debole, indifesa: uomini, donne e bambini in mezzo al mare. È un dato di fatto che a pagare sono state soltanto 629 persone che hanno visto diversi personaggi politici, Salvini in primis, giocare a fare i duri con le loro vite.

Quello che più colpisce dell’intera vicenda è il linguaggio utilizzato da chi in questo momento detiene le chiavi del potere nel nostro Paese, Matteo Salvini. Che, ad esempio, ha definito il viaggio dei migranti sulla nave Aquarius una “crociera”, paragonando l’odissea di 629 persone che dall’Africa provavano a raggiungere l’Europa attraverso un numero infinito di vicissitudini, affrontando mille pericoli e sofferenze con il rischio concreto di morire affogati o di stenti, ad un’allegra vacanza. La decisione di non fare sbarcare l’Aquarius in Italia era stata presa tra l’altro dallo stesso Salvini, che giovedì pomeriggio, lasciando la Camera, riferendosi all’Aquarius ha detto ai giornalisti: “Non possono decidere dove cominciare e finire la crociera. È tutto sotto controllo, è tutto tranquillo, non c’è problema alcuno. Mi sembra che l’arrivo sia previsto sabato senza intoppi”.

Intanto, neanche a dirlo, la Aquarius prosegue la rotta verso Valencia con difficoltà a causa del maltempo e il suo arrivo in Spagna è stato posticipato. “106 persone esauste e vulnerabili e tante altre sulle navi delle autorità italiane, sono da giorni in mare, stanotte con onde alte e vento forte, in una lunga e assurda traversata verso la Spagna” dice la presidente di Medici Senza Frontiere Claudia Lodesani “sotto gli occhi del mondo intero, questo braccio di ferro sulla pelle delle persone mette gravemente a rischio il sistema di ricerca e soccorso, che risponde all’obbligo del diritto internazionale e marittimo di salvare vite in mare. Un sistema a cui le organizzazioni umanitarie hanno offerto il proprio aiuto, supportando la Guardia Costiera italiana nel salvare vite, per colmare il drammatico vuoto lasciato dagli Stati Europei“. Ecco: è proprio questo sistema di collaborazione delle ong con le autorità, questa catena di solidarietà, che Salvini vuole stroncare.

La questione dell’Aquarius fortunatamente è stata risolta dall’intervento del premier socialista spagnolo Pedro Sánchez, che ha offerto la disponibilità del porto di Valencia per ospitare i migranti. Mentre da noi il governo fasciostellato del cambiamento decide di iniziare a respingere, la Spagna decide di intraprendere la strada dell’accoglienza e di una politica più solidale. Caro Salvini, lei continui pure a mostrare i muscoli se vuole, ma si ricordi che in fondo la storia insegna che non vince chi ce l’ha più grosso. Ma chi lo sa usare meglio.

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