A Chet Baker è dedicato il Forlì Jazz Festival

“A nice way to express yourself”. Questo era il jazz secondo Chet Baker. Un jazz minimale con melodie formate da poche note, ma scelte con grande cura, capaci di esprimere alla fine quello che molti non avrebbero potuto avendone un milione a disposizione.

A Chet Baker è dedicato, quest’anno, il Jazz Festival di Forlì che, iniziato il 2 maggio, si chiuderà fra pochi giorni, il 19. Organizzato dall’Associazione Culturale Marco Polo, il Festival ha dato modo alle jazz band emergenti di Forlì di esibirsi in occasione del 30° anniversario della morte di questo grande artista. Il Festival ha coinvolto e coinvolgerà molti locali, alcuni già noti agli appassionati di musica live, ma altri alla loro prima esperienza di questo tipo. Un evento degno di nota, dunque, per la piccola cittadina romagnola.

Ma chi era Chet Baker?

E’ stato spesso definito il “James Dean” del jazz. Ma questa descrizione non gli calza alla perfezione. La sua carriera non fu stroncata prima del tempo come quella del giovane attore. Anzi. Chet ebbe una lunga e proficua carriera, dove arrivò ad incidere oltre 100 album. In comune, forse, i due ebbero solo l’esperienza di una vita condotta sull’orlo del precipizio, con la differenza che Chet Baker, su quell’orlo, riuscì a camminarci per quasi sessant’anni.

Il primo grande passo nella scena musicale Chet lo fece quando entrò nel quartetto di Gerry Mulligan, nel 1952, e con lui registrò la sua versione dello standard My funny Valentine, divenuta poi famosissima.

Dopo l’arresto di Mulligan per problemi legati alla droga, Chet iniziò la sua carriera da solista. Il primo album, Chet Baker sings, portò al grande pubblico la sua voce densa e malinconica e il suo timbro inconfondibile e capace di andare a fondo e toccare accordi nascosti.

Ma come molti musicisti jazz di quel periodo, Chet finì presto per lasciarsi sedurre dalla droga, per la quale fu costretto a lasciare gli Stati Uniti e rifugiarsi in Europa, onde evitare ripetute incarcerazioni. Ma neanche nel vecchio continente riuscì a trovare pace. Venne espulso prima dall’Italia, poi anche dalla Germania e dal Regno Unito.

Tornato negli Stati Uniti dovette fare i conti con un ulteriore problema: durante una rissa, un pugno sul viso gli fece saltar via tutti i denti e gli rese impossibile continuare a suonare la tromba. Solo dopo un costoso intervento chirurgico poté riprendere la sua carriera, agli inizi degli anni Settanta.

Tornò nel gruppo di Gerry Mulligan, ma ormai i gusti del pubblico stavano cambiando, e nemmeno i suoi tentativi di adeguarsi ai trend musicali in voga lo portarono a raggiungere particolari risultati.

Tornò in Europa nel 1978, dove fu accolto quasi come un eroe. Continuò a lavorare alla sua musica e lì rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1988 in una stanza d’albergo di Amsterdam. Volò fuori dalla finestra, probabilmente per un incidente. Sulla facciata del Prins Hendrik Hotel, oggi, c’è una targa in suo onore:

«Il trombettista e cantante Chet Baker morì in questo luogo il 13 maggio 1988. Egli vivrà nella sua musica per tutti quelli che vorranno ascoltarla e capirla»

Non c’è migliore occasione per ascoltare e capire la musica di Chet Baker che affidandosi ai bravi artisti che, in questi giorni, ne stanno rivivendo la memoria.

Prossime date del Forlì Jazz Festival:

Martedì 15 maggio: LA FIASCA  ( 3 in Chet, con Ciavarella, Sali, Vicini  trio) via Oberdan 38 – 21

Mercoledì  16 maggio: BIFOR  ( Nameless Jazz Quartet)- Piazza Cavour 14 – 21.30

Giovedì 17 maggio:  LICEO ARTISTICO MUSICALE ( PAOLA LORENZI)  ore 12 –  ISTITUTO MUSICALE MASINI ( ALESSANDRO FARISELLI + Allievi) – ore 16, Trenta minuti con Chet  Baker.  Corso Garibaldi 68.

Venerdì 18 maggio: BISTRO’ VERDE PAGLIA (DueEtti di Jazz), corso Diaz 14 – 21.30

Sabato 19 maggio: MAMI MARGHERITA, cena con sottofondo di Musica Jazz, dalle ore 20. Piazza Cavour 1.

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