Cina e India, un’altra zona calda del globo

Nelle ultime settimane, numerose sono state le notizie riguardo alla crisi avutasi tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti: esiste però da tempo anche un’altra tensione – quella tra la Cina e l’India – che rappresenta una preoccupazione per alcuni degli analisti di sicurezza internazionale.

Per capire meglio la questione, bisogna prima soffermarsi su qualche elemento fondamentale. Infatti, si tratta in questo contesto di due potenze emergenti sia nel mondo economico che in quello militare, con le più grandi popolazioni sul pianeta, che in futuro possiederanno tra i maggiori prodotti interni lordi a livello globale e che già ora hanno dei contrasti tra loro sempre più profondi. Il clima di ostilità tra la Cina e l’India non è però cosa nuova, dal momento che le due nazioni si sono già sfidate militarmente, seppur per un breve periodo, nel 1962, proprio in coincidenza con la crisi dei missili di Cuba. A distanza di 55 anni, però, le possibilità di un’altra guerra tra i due paesi sembrano essere concrete: la tensione, che è emersa alcuni mesi fa e che solo in questi giorni ha avuto un certo rilievo mediatico nel nostro paese, è il risultato delle risposte indiane rispetto ad alcune decisioni prese da Pechino, determinata a rafforzare la propria posizione nella regione geografica dell’Himalaya.

In questo caso, però, la crisi si è sviluppata con il coinvolgimento di un paese terzo dell’area, il Bhutan, il quale gode di una posizione strategica dal momento che confina sia con l’India orientale che con la Cina. E’ infatti risultato essere importante il recente annuncio cinese di lanciare la costruzione di un’autostrada che dovrebbe passare per il Doklam, che è – ad oggi – un territorio conteso tra Pechino e lo stato del Bhutan. Secondo le autorità del piccolo paese asiatico, la costruzione di questa autostrada violerebbe perfino un trattato bilaterale con la Cina siglato nel 1988, e che più precisamente imporrebbe alle parti contraenti di non provocare delle escalation nella regione. All’annuncio della costruzione dell’autostrada, sono immediatamente seguite le richieste di aiuto da parte del Bhutan all’India per contrastare un progetto che, oltretutto, aumenterebbe i vantaggi militari strategici cinesi – dal momento che Pechino avrebbe la capacità di far transitare i propri mezzi militari terrestri in quelle zone montuose in modo abbastanza rapido.

Questa situazione critica ha spinto l’India a schierare le sue truppe sul confine con la Cina, con l’obiettivo di impedire la costruzione dell’infrastruttura: successivamente, la Repubblica Popolare Cinese ha risposto con il posizionamento delle proprie forze militari. La rivalità tra questi due paesi, che qualche anno fa sembrava essersi congelata per molto tempo, si è così riaccesa. Entrambi gli stati hanno come obiettivo quello di avere un’egemonia nella regione: i continui contrasti tra i due grandi attori dell’area sarebbero tali da poter sfociare in un conflitto aperto, secondo quanto riportato da un report del congresso statunitense. Queste profonde preoccupazioni hanno peraltro spinto gli Stati Uniti a chiedere alle due potenze di risolvere le loro dispute territoriali tramite i canali diplomatici, dimostrando perciò l’interesse nella risoluzione della crisi da parte di attori esterni. Inoltre, vi è da aggiungere che, secondo alcuni esperti in campo economico, un potenziale conflitto potrebbe avere delle conseguenze molto ampie, potendo influire in maniera negativa sulla stabilità dei mercati finanziari della regione.

Perciò, quanto accaduto recentemente sul confine tra India e Cina è un tipico esempio di tensione tra due grandi potenze, che potrebbe sfociare – in un domani non molto lontano – in uno scontro più diretto. La questione è particolarmente delicata se si considerano le preoccupazioni di questi due stati: da una parte, l’India si sente accerchiata da un fronte Pakistan-Cina (dal momento che i due hanno una partnership molto consolidata), mentre dall’altra la Repubblica Popolare Cinese teme che il suo ruolo centrale nell’area possa essere ridimensionato. Non vi è poi da dimenticare il fatto che entrambe i paesi sono dotati di un arsenale nucleare abbastanza moderno.

In conclusione, è necessario affermare che i recenti fatti sul confine himalayano dimostrano come questa area sia pericolosa tanto quanto la penisola coreana: questa regione geografica dovrebbe perciò essere studiata ed essere tenuta in maggiore considerazione dagli ambienti accademici e non e che sono collegati al campo della sicurezza internazionale.

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