Atlas consiglia: Conversazione su Tiresia di Andrea Camilleri

Da quando non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente.

Ad un mese da un attacco cardiaco è mancato Andrea Camilleri, Maestro della narrativa italiana. Sebbene sia noto ai più come il papà di Montalbano, la sua produzione è vasta ed estremamente varia.

Potreste esservi imbattuti, ieri sera, tuttavia, non nell’investigatore di Vigata, ma in Conversazione su Tiresia, programmato eccezionalmente nel palinsesto di Rai 1 per omaggiare lo scrittore siciliano. Si tratta di un monologo, inscenato dall’autore nel teatro antico di Siracusa nell’estate del 2018. È stata la prima – e l’ultima – volta in cui Camilleri si è reso protagonista di un proprio testo, e l’esperimento è riuscito bene.

Alcuni sono riusciti a vivere l’emozione di quella serata dal vivo, gli altri hanno potuto fruirne nei cinema, a novembre 2018, e nelle prime serate Rai. Ad oggi il monologo è disponibile su RaiPlay, la piattaforma streaming del servizio pubblico nazionale.

Se ancora non l’avete visto, noi di Atlas – il Blog vi consigliamo di recuperarlo e di guardarlo adottando la prospettiva dello stesso Camilleri. Cosa che riesce bene, data la sua capacità di reggere da solo la scena del teatro, pur stando fermo per l’intero spettacolo. Sarà il vocione cavernoso, saranno la lentezza e la pacatezza del tono, ma tutto dà l’impressione di essere esattamente come dev’essere.

Eppure, nonostante la parola chiave sia immedesimazione, i filtri tra noi e Tiresia sono molteplici. C’è una sedimentazione dell’identificazione: Tiresia si manifesta negli scrittori che lo hanno evocato, che a loro volta si manifestano in Camilleri, che si identifica con lo stesso Tiresia, e noi ci rivediamo in lui.

Resta da sciogliere un ulteriore nodo, però. Perché Tiresia? Per chi non lo conoscesse: è una figura ricorrente della mitologia, dell’epica e del teatro greco. La sua apparizione più importante, probabilmente, è quella nell’Edipo Re di Sofocle, la tragedia per eccellenza. Tiresia è vecchio e cieco, ma ha in sè quello che nella Grecia classica è il dono più grande: la conoscenza. Tiresia è un indovino, l’enunciatore dell’ineluttabile. Latore di pessime notizie, il che lo rende insieme necessario e odiato. È proprio Tiresia che obbliga Edipo a realizzare gli orrori che ha commesso. Ma è lo stesso Tiresia ad essere divenuto cieco perché ha rivelato i segreti degli dei, che lo hanno così punito. Secondo alcune versioni la punizione proverrebbe da Zeus, secondo altre da Arena e secondo altre ancora da Venere, poiché colpevole di averla vista nuda.

Nel corso dello spettacolo Tiresia-Camilleri dialoga con Omero, Sofocle, Seneca, Dante Alighieri, T.S. Eliot, Guillame Apollinaire, Virginia Woolf, Borges, Ezra Pound, Cesare Pavese, Primo Levi e anche Woody Allen,  Pierpaolo Pasolini e addirittura i Genesis. Tutte figure che in qualche modo hanno evocato, nelle loro opere, l’indovino. Ma il punto nevralgico sono le caratteristiche comuni tra lo scrittore siciliano e l’antico veggente: sono entrambi ciechi e, ci permettiamo di dirlo, estremamente lucidi e lungimiranti. Camilleri ha raccontato ferocemente la società, l’ha criticata altrettanto ferocemente e – forse – nella sua antichità, proprio come Tiresia, è stato più futuristico di chiunque altro.

Se volete capire l’Andrea Camilleri più intimo, quello che trascende Montalbano e la narrativa, Conversazione su Tiresia è un’opera che non potete perdere.


Conversazione su Tiresia  è disponibile su RaiPlay. Il testo integrale del monologo è pubblicato da Sellerio.

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