Cosa sta succedendo in Kashmir?

La regione del Kashmir è attualmente bloccata, con decine di migliaia di nuove truppe stanziate da lunedì in quella che è già una delle zone più militarizzate al mondo. Alcuni dei politici kashmiri più influenti, tra cui due ex-governatori, sono stati posti agli arresti domiciliari nella tarda serata di domenica, mentre prendeva avvio l’operazione di rafforzamento della sicurezza nelle strade delle principali città.

Nel frattempo, i rapporti tra India e Pakistan si stanno avviando rapidamente verso il punto di rottura. Da un lato il Pakistan ha deciso di espellere l’ambasciatore indiano e interrompere i rapporti commerciali con il paese vicino, dall’altro il premier indiano Narendra Modi accusa Islamabad di sfruttare il Kashmir per scopi terroristici.

Cosa ha dato avvio all’escalation in Kashmir?

L’articolo 370

Ciò che ha fatto scattare le tensioni degli ultimi giorni è stata la decisione, annunciata lunedì dal governo indiano, di revocare l’articolo 370 della propria costituzione. Questo articolo, introdotto nel 1949, conferisce uno status speciale alla regione del Jammu e del Kashmir, che è infatti dotata di una propria bandiera, di una propria costituzione e della possibilità di emanare leggi in autonomia. Il governo centrale indiano mantiene tuttavia il controllo su aree quali la politica estera e la difesa.

A partire da domenica sera la regione aveva subito un blackout delle comunicazioni, con impossibilità di accesso a internet e ai servizi telefonici, e l’adozione di misure per prevenire incontri pubblici. Nei giorni precedenti il 5 settembre, ulteriori contingenti militari erano stati stanziati nella regione con la giustificazione di controllare una possibile minaccia alla sicurezza. Un grande pellegrinaggio indù, che si tiene con cadenza annuale, è stato cancellato.

Una regione contesa

Non è di certo la prima volta che il Kashmir si trova al centro di situazioni di contrasto. A partire dalla metà del secolo scorso, in corrispondenza con la fine del secondo conflitto mondiale e l’inizio della decolonizzazione britannica, il Kashmir è stato un territorio conteso.

Secondo quanto stabilito nell’Indian Independence Act, il Kashmir era libero di decidere se entrare a far parte dei territori indiani o pakistani, scegliendo alla fine la prima opzione. Ciò provocò lo scoppio di ostilità fra India e Pakistan, che chiesero l’intervento delle Nazioni Unite. L’ONU suggerì di indire un referendum affinchè si esprimesse il popolo del Kashmir direttamente, ma l’India e il Pakistan non riuscirono ad accordarsi su un piano per  demilitarizzare la regione prima che si tenesse il referendum.

La questione fu risolta nel 1949, quando India e Pakistan sottoscrissero un cessate il fuoco e optarono per la divisione del Kashmir, lungo quella che è conosciuta ora come “Linea del controllo”.

Negli anni si sono susseguiti altri scontri più o meno violenti, soprattutto nella parte di regione amministrata dall’India. In questa metà del Kashmir, rivolte guidate da gruppi indipendentisti sono in atto da trent’anni e hanno provocato decine di migliaia di morti. Mentre l’India accusa il Pakistan di sostenere direttamente tali movimenti (dall’India definiti terroristici), il Pakistan ammette solamente di appoggiare il diritto all’autodeterminazione del popolo kashmiro.

E ora?

Perchè il governo indiano ha scelto di revocare l’autonomia del Kashmir? Il Bharatiya Janata Party, partito nazionalista indù del primo ministro Narendra Modi, è sempre stato un oppositore dell’articolo 370 e la sua eliminazione era parte del programma per le elezioni di quest’anno. Dopo la decisiva vittoria di questa primavera, il BJP sembra non aver perso tempo a realizzare le sue promesse elettorali.

Dal punto di vista di alcuni critici, la soppressione dell’articolo 370 ha fornito una perfetta diversione per distogliere l’attenzione pubblica dal fenomeno di rallentamento che l’economia indiana sta subendo in questo periodo.

Secondo la maggior parte dei kashmiri, invece, il BJP sta tentando di modificare la democrazia della regione, permettendo anche a non-kashmiri di comprare dei terreni. Il Kashmir è infatti a maggioranza musulmana, e l’autonomia di cui godeva fino a lunedì gli permetteva di proibire ai non-kashmiri (quindi ai non-musulmani) di insediarsi nella regione. Ora che il governo del Kashmir è di fatto in mano all’India, quest’ultima potrebbe favorire gli insediamenti di persone indù per rendere la popolazione musulmana in minoranza.

Con gli occhi della comunità internazionale addosso, il crescendo delle ostilità tra India e Pakistan non è ancora giunto a termine. Cosa ne sarà della regione del Kashmir?

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