Diventerà bellissima? Speciale regionali Sicilia 2017

Poche ore fa, intorno alla mezzanotte del 6 novembre, si sono conclusi gli scrutini relativi alle elezioni Regionali in Sicilia. I siciliani chiamati alle urne erano circa 4,6 milioni.
Il risultato ha visto trionfare Musumeci (centrodestra) con il 39,8%, seguono Cancelleri (M5S) con il 34,6%, Micari (PD) 19,6%, Fava (sinistra radicale) 6,1%, La Rosa (indipendentisti) 0,7%.

Nodo astensionismo. La paura maggiore era proprio quella relativa all’astensionismo, e ha rispettato le attese: dei 4,6 milioni di cittadini aventi diritto al voto, si sono presentati alle urne solo il 46,7%. Più della metà, infatti, ha aderito al “partito del non voto”, disertando. Un calo lieve ma continuo guardando il dato del 2012 in cui i votanti sono stati il 47,4%, per non parlare dell’oltre 65% di siciliani che hanno esercitato il proprio diritto al voto nel 2008.

Nello Musumeci. A vincere questa tornata elettorale, dopo aver fallito nel 2006 e nel 2012, è stato il candidato di centrodestra. Originario di Militello in Val di Catania, di professione bancario e giornalista pubblicista, ha ottenuto la presidenza della regione con il 39,8% delle preferenze.
Politico di lungo corso, è stato Presidente della Provincia di Catania (dal 1994 al 2003) con indici di gradimento tra i più alti in Italia, ha ricoperto per tre volte la carica di eurodeputato, ed è stato Presidente della Commissione antimafia dell’ARS. Ha anche fondato il movimento #Diventeràbellissima nel 2015.
Ha subito numerose critiche circa i così detti “impresentabili” comparsi tra le liste dei candidati, cui però aveva chiesto di non votarlo. Nella sua dichiarazione odierna, infatti, commenta: “So che incontrerò qualche problema, perché vorrò dire qualche no, finalmente. Ma bisogna liberare questa terra dalla zavorra, dalle contiguità che possono apparire opache. Ormai gli impresentabili appartengono all’archivio. Io ho avuto alcuni punti in meno della coalizione. Avevo chiesto agli impresentabili di non votarmi e sono stati precisi e puntuali e li ringrazio”.
Frainteso da tanti come “candidato di Berlusconi” è stato a lungo sostenitore delle primarie del centrodestra in Sicilia, ha avuto la capacità di compattare tutta l’area intorno al proprio nome, ottenendo l’appoggio dei maggiori partiti di destra, mantenendo intatta la propria immagine: non avesse ottenuto il loro appoggio, si sarebbe accontentato di correre nuovamente da solo.
Questi cinque anni saranno il banco di prova decisivo, sebbene il nuovo Presidente abbia affermato che il prossimo quinquennio sarà l’ultimo atto della sua lunga carriera politica.

Exploit Cancelleri. Onore agli sconfitti, si dice. La candidatura di Giancarlo Cancelleri ha avuto una grande risposta da parte degli elettori, che hanno portato il pentastellato dal 18% del 2012 al 34,6% di ieri.
Il candidato di Grillo può essere orgoglioso della vittoria del voto disgiunto: a livello regionale, è riuscito ad accaparrarsi un 7% in più di preferenze rispetto al Movimento 5 Stelle, che si è fermato a poco meno del 27%. Questo a riprova del fatto che è riuscito a catturare non solo le preferenze degli elettori del movimento, ma anche da quelli di diverse fazioni politiche: si dibatte se questo gap sia frutto della sconfitta annunciata di Micari (con il conseguente smistamento di voti in favore di Cancelleri) o semplice voto d’opinione (la forbice del 7%, infatti, è troppo ampia per pensare esclusivamente alla seconda ipotesi).
A lungo arrabbiato per gli “impresentabili” delle liste avversarie, nel complesso Cancelleri ha dato vita ad una campagna elettorale a tratti maleducata, culminata nello sciacallaggio politico quando, a pochi giorni dal voto, afferma di aver votato Musumeci alla Commissione Antimafia poiché quest’ultimo aveva perso tragicamente il figlio proprio in quell’anno. A suo dire, infatti, ha fatto un ragionamento “umano e non politico” per “rimetterlo in carreggiata e dargli uno scopo”: queste parole hanno suscitato l’ira e lo sdegno dei più.
Ulteriori punti persi per la strategia di Di Maio circa il dibattito con Renzi, di cui parleremo più avanti.

Disastro Pd. I veri sconfitti, a detta di tutti, sono gli esponenti del Pd. Renzi aveva già espresso parole poco lusinghiere per la scelta di Fava di non appoggiare il proprio candidato, ma ai fini del risultato poco sarebbe cambiato. Oltre al 18,1%, di molto al di sotto delle aspettative, il dato sconfortante per gli uomini di Renzi è quello di aver raccolto un misero 13% a livello regionale. Campagna e risultati senza infamia e senza lode.

Scenario partitico. All’indomani delle elezioni, e a pochi mesi dalle politiche 2018, sono i maggiori esponenti nazionali a doversi fare un paio di conti.
Si è attestata prima forza in Sicilia il M5S con il 27% di preferenze: dato che vede il Movimento inferiore alla forza del proprio candidato, ma che fa ben sperare i pentastellati in ottica futura.
La seconda forza, invece, è Forza Italia: il partito del Cavaliere ha scavalcato i democratici con un 16,4% che profuma di rilancio a livello nazionale.
Perde terreno il Pd che incassa la sconfitta con il solo 13% delle preferenze, in lieve calo rispetto al 2012 in cui si era attestata al 13,4%, sebbene fosse riuscita nell’elezione di Rosario Crocetta. Il dato interessante è il gap tra il 25% della coalizione e il solo 18% degli elettori di Micari: è probabile che molti elettori dem, paventando una annunciata sconfitta di Micari, abbiano votato Cancelleri per arrestare l’avanzata del centrodestra.
Buon risultato per l’alleanza Fratelli d’Italia – Noi con Salvini che raggiunge lo sbarramento con il 5,6% delle preferenze e per la rediviva UdC che incassa il solito risultato positivo in Sicilia attestandosi al 7%.
Pessimo risultato invece per Alfano & Co. che non riescono a superare lo sbarramento e restano fuori dall’Assemblea, raccogliendo solo il 4,1%.

Di Maio – Renzi. Una delle vicende che hanno avuto più clamore circa le elezioni regionali, è stata quella che ha visto Di Maio chiedere un confronto tv a Renzi. Il possibile candidato premier del M5S infatti voleva che l’ex primo ministro gli rispondesse circa l’ipotetico patto tra PD e FI per la spartizione della Sicilia prima e dell’Italia in un secondo momento.
All’indomani delle elezioni, tuttavia, Di Maio decide di delegittimare pubblicamente Renzi affermando che non ha più interesse ad un dibattito simile dal momento che il leader toscano non rappresenta più una minaccia a livello nazionale vista la sua debacle al sud.
La vicenda, però, ha risvolti diversi. In primo luogo, come riportato dal Corriere, è una strategia della comunicazione per far dimenticare all’opinione pubblica l’esclusione di Gionata Ciappina dalla lista di Cancelleri, una volta scoperto che aveva subito una condanna. In secondo luogo, al di là della paura di sporcare la propria bandiera, così pulita, Di Maio contava di presentarsi da Floris vantando di aver conquistato con il proprio movimento la presidenza della regione, salvo ricredersi vedendo l’esito degli exit poll.

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