Ecomafie: Lords of Wind

Tra le principali caratteristiche delle organizzazioni di stampo mafioso c’è la capacità di adattamento al contesto storico-sociale circostante. Quest’attitudine è stata sviluppata da tutte le “mafie”, in modalità e tempistiche differenti, al fine di preservare l’esistenza dell’organizzazione stessa e l’accumulazione di capitali. Non stupisce perciò che nel XXI secolo gli interessi delle ecomafie si siano spostati verso la green economy. L’Europol già nel 2013 con il Threat Assessment Italian Organised Crime riportava alcune delle ragioni alla base dell’interesse verso le energie rinnovabili: 

“Le organizzazioni criminali di stampo mafioso italiane sono oggi gli unici concorrenti economici dell’UE a subire il problema opposto di tutti gli altri imprenditori: troppi soldi in contanti e insufficienti possibilità di reinvestimento.”

Dunque, tra le più aspre difficoltà del comparto mafioso, quella di reinvestire, per quanto possibile nell’economia legale, tutti i capitali a disposizione. Attraverso schemi sofisticati di riciclaggio, manipolazioni elettorali, infiltrazioni in imprese legittime e investimenti attenti nei settori, la mafia riesce a imporsi sul mercato come un forte concorrente; e potendo spesso permettersi di operare “in perdita” crea situazioni di “monopolio” che nel lungo periodo minano i principi base del libero mercato.
Tra le altre ragioni, l’UE ha imposto a tutti i 27 Paesi membri, che entro il 2020 1/5 dell’energia impiegata sia rinnovabile e ha stanziato, per questo scopo, in media 5 miliardi su base annua di prestiti e sovvenzioni. È conseguenza logica perciò che le organizzazioni di stampo mafioso si siano avvicinate ai progetti della green economy – soprattutto all’eolico – per beneficiare di questi fondi. Edoardo Zanchini, attivista ambientale già nel 2010 ricordava che “niente fa guadagnare più di un parco eolico e tutto quello che crea ricchezza interessa alla mafia”.

Dai risultati delle attività investigative emerge che Brindisi, Trapani, Messina, Catanzaro e l’Isola di Capo Rizzuto sono i terreni più fertili per le infiltrazioni in campo eolico. La Sicilia si conferma la regione dove le cosche hanno penetrato maggiormente questo settore, complice anche la deregulation normativa e il ruolo degli “uomini-cerniera”. Vincenzo Ruggiero – docente specializzato in criminalità organizzata nel 2013 dichiarava infatti ad Al Jazeera: “Affinché il sistema funzioni deve esserci una partnership tra il gruppo criminale organizzato, un’impresa commerciale legittima e un funzionario”. Si tratta perciò di quelle relazioni che hanno sempre contribuito a rendere proficui i tradizionali schemi mafiosi: “Senza queste partnership infatti, le organizzazioni sarebbero morte decenni fa” – continua Ruggiero. 

I volti

Vito Nicastri – detto “il Re del vento” – imprenditore sospettato insieme ad altre 11 persone di aver finanziato la latitanza di Matteo Messina Denaro, primula rossa di Cosa Nostra. Dai racconti del pentito Lorenzo Cimarosa, nel 2013, agli inquirenti il business dell’eolico rimpinguava le casse del boss fuggitivo: “Mi ha detto che praticamente erano i soldi dell’impianto di… di quello degli impianti eolici di Alcamo, e che c’erano stati problemi perché aveva tutte cose sequestrate e i soldi tutti insieme non glieli poteva dare, perciò glieli avrebbe dati in tante tranches”. Si parla della consegna di una borsa piena di soldi a Matteo Messina Denaro, che sarebbe avvenuta da Nicastri tramite un parente del padrino di Castelvetrano, Francesco Guttadauro – oggi al 41bis –.

Coinvolto nell’inchiesta sulle energie rinnovabili anche l’ex sottosegretario al ministero dell’Interno di Forza Italia, Antonio D’Alì, immortalato in un video dei carabinieri mentre tratta l’affitto di un terreno di famiglia con il boss Girolamo Scandariato per la realizzazione di un’innovativa piantagione di alberi di Paulownia. L’uomo politico, inizialmente assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, si trova ora alle prese con un nuovo processo: a gennaio 2018 la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura generale di Palermo contro la sentenza. Annullata quindi l’assoluzione.

Agli atti dell’operazione “Mandamento”, condotta dai Carabinieri di Trapani e coordinata dalla DDA di Palermo, conversano invece Vincenzo Funari, presunto capo della famiglia mafiosa Gibellina e Angelo Salvatore, imprenditore di Alcamo con l’obiettivo di far controllare a Cosa Nostra trapanese il business della green economy. Al centro della conversazione, la costruzione di diversi parchi eolici che sarebbero stati acquisiti poi da un’azienda italo-danese, permettendo così il riciclaggio di un ingente somma di denaro: “Per l’amore dei nostri figli, l’energia rinnovabile è importante…È un business su cui possiamo vivere”, apostrofa Funari. “Cu sti danes la cosa è lunga, è una cosa statale una cosa importantissima, la sto seguendo mi deve credere come un figlio, cento cristiani ci vanno impiegati…”, risponde Salvatore riferendosi agli imprenditori danesi a disposizione. Un unico comune denominatore. Ancora la primula rossa di Cosa Nostra, Salvatore conclude infatti: “Matteo è un grande amico mio, ma io con Matteo un ci posso iri… capiscimi!”

Le storie

Ragusa, novembre 2016. Vincenzo Salvatore Sucato, consulente siciliano di una società leader europea in campo di energie rinnovabili ha pagato una tangente da 7mila euro a Salvatore Rando, dirigente dell’assessorato regionale all’Energia. Arrestati il professionista e il dirigente regionale, sospeso per corruzione.

Trapani, maggio 2017. Confiscati i beni di Salvatore Angelo, 4 aziende impegnate nell’edilizia e nella viticultura, 67 immobili tra ville e terreni, valore stimato di 7 milioni di euro. Fermato il business che, per conto di Matteo Messina Denaro, avrebbe portato ingenti investimenti per la costruzione di nuove pale eoliche nelle province di Palermo, Trapani, Agrigento e Catania, dove sarebbe presto sorto il parco eolico più grande d’Italia.

Isola Capo Rizzuto, marzo 2018. Sequestrato il parco eolico Wind Farm, tra i più grandi d’Europa. Il parco, di proprietà della famiglia Arena, è finito al centro di un’intricata vicenda di intestazioni di quote a società estere, rapporti societari e investimenti eclatanti. Pasquale Arena, funzionario comunale, è il destinatario del sequestro di beni per un valore di 350 milioni di euro.

Calabria, luglio 2018. Anche la ‘ndrangheta non tarda a subentrare nel business delle rinnovabili; a detta del procuratore capo Giovanni Bombardieri, le ‘ndrine controllano appalti e lavori per la costruzione di parchi eolici in quattro delle cinque province calabresi: Reggio, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. 13 arresti, tutti affiliati o legati ai clan, Paviglianiti di San Lorenzo, Mancuso di Limbadi, Anello di Filadelfia e Trapasso di Cruto. Sotto sequestro anche 6 imprese dal valore di 42 milioni di euro. Aggiunge il procuratore: “In diverse situazioni e province agli imprenditori che si erano aggiudicati l’appalto sono state imposte le ditte che dovevano essere impiegate perché i lavori venissero effettivamente portati a termine come prestabilito”.  

Sul fruttuoso business delle rinnovabili riflette, a ragion veduta, il Washington Post:

“Forse la cosa più importante è che l’influenza della mafia ricade su un’industria vista come un motore raro per nuovi posti di lavoro, in un Paese che, nonostante sia ancora impantanato nella crisi del debito, sta prefigurando una grande sfida per l’Europa”.

 

Un pensiero riguardo “Ecomafie: Lords of Wind

  • 24 Ottobre 2018 in 21:21
    Permalink

    In Italia manca un controllo preventivo di legalità, la magistratura e la polizia arrivano purtroppo dopo quando ormai i danni sono fatti….l’anticorruzione di Cantone va rafforzata e gli vanno dati poteri più incisivi per prevenire i danni economici come quelli che sono stati fatti nel settore eolico dove sono state messe pale eoliche nei posti più assurdi come la Calabria e la Sicilia dove di vento ne soffia poco rispetto ad altri posti come bocche bonifacio e Trieste dove invece soffia tantissimo.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *