I fatti del 2016: La morte di Carlo Azeglio Ciampi

Il 16 settembre si è spento all’età di 95 anni Carlo Azeglio Ciampi, il decimo Presidente della Repubblica in carica dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006.

La sua elezione fu accolta con grande entusiasmo: 707 dei 990 grandi elettori riuniti in seduta comune fecero convergere le loro preferenze sull’ex presidente della Banca d’Italia alla prima votazione, un record fino a quel momento detenuto solo da Cossiga e De Nicola. Come per quest’ultimo, tra l’altro, i partiti della tredicesima legislatura optarono per una personalità extraparlamentare. E non una a caso, bensì il primo capo di un governo propriamente tecnico, chiamato nel 1993 a salvare la reputazione della politica screditata dagli scandali di ‘Mani Pulite’. C’era assoluta necessità di una figura istituzionale all’insegna della terzietà, un emolliente che consentisse ai partiti di riprendere in mano la gestione della politica da troppo tempo commissariata e delegittimata dalle sue stesse (in)azioni. L’idea di un Capo dello Stato più taciturno, dunque, dopo le intemperanze di Pertini, le picconate di Cossiga e le abili omelie di Scalfaro, rassicurava anche per via del fatto che Ciampi è stato sempre estraneo alla militanza politica, se si esclude il breve periodo di attivismo all’interno del Partito d’Azione dopo l’8 settembre 1943.

Laureato in Filologia classica e in Giurisprudenza, Ciampi, dopo una felice parentesi come insegnante di Lettere al liceo classico della sua città natale, Livorno, prova il concorso per la Banca d’Italia nel 1946, dove resterà 47 anni percorrendo tutto il cursus honorum, da impiegato a governatore per ben 14 anni, dal 1979 al 1993. Quando fu chiamato a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio di un governo di emergenza, lo statista di Livorno si trovò a gestire una situazione interna di particolare difficoltà, aggravata dalla difficile stagione degli attentati di stampo mafioso, e una crisi economica senza precedenti, con una lira in continua svalutazione.

Come Ministro del Tesoro sotto il primo governo Prodi, la sua opera fu caratterizzata dalla riduzione del debito pubblico italiano in vista degli obblighi imposti dal trattato di Maastricht permettendo all’Italia, seppure con molti sacrifici, di aderire nel 1998 al primo gruppo di paesi che fondarono la moneta unica ed entrare così nell’Unione economica e monetaria. È sicuramente questo il lascito più importante per il quale continua ad essere ricordato, dai suoi ammiratori, come uno dei massimi fautori dell’integrazione europea o, dai suoi detrattori, come il tecnocrate che ha buttato l’Italia tra le avide fauci di Bruxelles.

Citando Mario Draghi, attuale presidente della Banca Centrale Europea e uno dei suoi più stretti collaboratori: “Mai dimenticando di affermare che lui non era un politico, Carlo Azeglio Ciampi ha restituito alla politica la sua dignità più alta”.  Una dignità che va di pari passo con il rispetto delle istituzioni, caratteristica per la quale l’ex Presidente ha contraddistinto, come pochi suoi predecessori, il suo settennato.

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