I fatti del 2016: I terremoti

L’anno 2016 verrà tristemente ricordato per le drammatiche scosse di terremoto che, a più riprese, hanno devastato il centro Italia. Due gli eventi sismici principali: ad Amatrice, Accumuli ed Arquata del Tronto il 24-25 agosto e a Norcia, Visso, Ussita e Camerino tra il 26 e il 30 ottobre. Le vittime accertate, 299, sono riconducibili soltanto alla prima ondata, ma in entrambe le occasioni i danni alle abitazioni, alle infrastrutture e soprattutto al morale della gente sono stati incalcolabili.

E’ difficile rimanere impassibili di fronte a questa dimostrazione di forza di una natura che di certo non si fregia di giustizia ed equità, e sarebbe quanto meno riduttivo riassumere la tragedia dei sismi al dato oggettivo, seppure non certo indifferente, del conteggio dei morti e dei feriti.

Perché se è vero che paesi come Amatrice sono stati completamente rasi al suolo, ed hanno dovuto compiere il macabro conteggio delle salme dei loro caduti, vero è anche che tante piccole realtà, spesso lontane dai riflettori, hanno vissuto e stanno vivendo tuttora la tragedia della distruzione.

Penso ad esempio a Pioraco, minuscolo paese dell’entroterra maceratese, cui sono fortemente legato in quanto tutta la mia famiglia proviene da lì. Fortunatamente, il comune non ha contato vittime, ma deve fare i conti con il crollo della cartiera, che da secoli la è principale, o  forse unica, fonte di reddito dell’economia del paese.

Così come Pioraco, tante altre piccole realtà stanno scontando le pagando il conto tra le macerie. Il turismo di aree meravigliose come quella dei Monti Sibillini, o le stazioni sciistiche di Sarnano e Visso, hanno dovuto chiudere i battenti per tutta la stagione, sperando di potersi riprendere il più in fretta possibile.

Saranno festeggiamenti sobri, quelli per il 2017, nelle aree colpite dal sisma, con il ricordo amaro di tutto quello che si è perduto in pochi istanti. Ma l’invito ad una riflessione deve essere rivolto a tutti quanti, anche a chi, fortunatamente, non è stato colpito (o a chi non è stato colpito stavolta: ricordiamoci dell’Emilia e dell’Aquila). Ciclicamente, in Italia si torna a parlare di terremoti che distruggono, e ogni volta riemergono i vecchi problemi. I fondi che non arrivano, la ricostruzione tardiva, i materiale scadenti. E i morti. Sempre troppi. Alle volte inevitabili. Altre, conseguenza diretta dell’incuria.

Il mio sogno, per il 2017 e per gli anni a venire, è che non dovremo più piangere nessuno sotto le macerie. E che potremo rinascere, più forti e determinati di prima.

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