Il femminismo pragmatico di Macron

È Emmanuel Macron il volto francese più chiacchierato dell’ultimo mese, da quando i sondaggi, prima dei suoi compatrioti, lo hanno proclamato il venticinquesimo presidente della Repubblica Francese. Prima banchiere d’affari e poi ministro dell’economia, dell’industria e del digitale nel secondo governo Valls, il figlio politico della Rothschild, laureato alla Grand École parigina di amministrazione, alma mater della gran parte della classe dirigente francese, ha conquistato il suo posto all’Eliseo a soli 39 anni.

Che Macron incarni alla perfezione la quintessenza della nouveauté nel panorama politico francese è cosa ben nota. È così riuscito a conquistare la carica presidenziale, scardinando la storica logica di partito e vincendo con il neonato En Marche!, e a superare il cleavage destra-sinistra della competizione elettorale, mettendo d’accordo nord e sud, ultra 65enni e studenti universitari, gli elettori di Melenchon e quelli di Fillon. Lo scorso 7 maggio, Macron è arrivato a conquistare i consensi dei francesi con un programma giovane, pragmatico ed in grado di spalancare una più ampia finestra sull’Europa.

È infatti l’Unione Europea, con le sfide ad essa connesse uno dei tre principali punti sui quali il candidato di En Marche! ha costruito l’intera architettura della propria campagna elettorale. Il progetto di un’Europa più democratica che protegga e sia vicina ai propri cittadini, e che sia pronta a scommettere anche su temi più delicati come quello della sicurezza, fa ben sperare in un rilancio della storica e travagliata relazione con la vicina Germania, che dal canto suo si prepara alla chiamata alle urne del prossimo autunno. Di pari passo con il progetto di svecchiamento e rinvigorimento delle istituzioni di Bruxelles vanno gli altri due punti cardine di quello che sarà il futuro volto di una Francia firmata Macron: il risveglio dell’occupazione, attraverso la riduzione dei costi per i datori di lavoro e incentivi reali all’impiego giovanile, e il raggiungimento di una solida realtà per le pari opportunità.

Per la centralità riservata nella progettualità di En Marche! al disegno politico di un rinnovato sforzo verso una definitiva uguaglianza di genere nella vita pubblica e privata, Macron è stato definito dai più come il “candidato delle donne”. Senza mezzi termini e sovrastrutture, infatti, gli obiettivi principali in materia di pari opportunità nei prossimi cinque anni hanno a che fare con il diritto all’aborto, con l’accesso alla pianificazione familiare ma anche con la parità salariale e la partecipazione politica.

La delicata situazione in materia di parità di genere in Francia è descritta tanto dal gap sostanziale nell’ambito lavorativo quanto dalla realtà di alcuni quartieri delle zone periferiche, in cui le donne – utilizzando le parole della stampa francese – sono indesiderate e incrementalmente soggette ad abusi e molestie. Infatti, di pari passo con la Bulgaria, le femmes francesi dal 2012 hanno progressivamente visto il proprio salario ridursi vis-à-vis quello della loro controparte maschile, così come sono aumentati i casi di stupro e molestie negli ultimi dieci anni.

Un ruolo centrale è inoltre giocato dall’acceso dibattito in merito alla questione femminile all’interno della comunità musulmana francese, che dopo la controversa questione del burkini-ban, è stata trascinata nuovamente sotto i riflettori dalle dichiarazioni della leader del Front National, Marine Le Pen. Se da un lato la candidata del FN ha individuato come primo obiettivo di un più grande progetto di protezione dei diritti delle donne, una vera e propria lotta contro l’islamismo e le relative limitazioni alla libertà femminile, Macron ha riletto il problema della parità di genere in chiave pragmatica e priva di alcun taglio discriminatorio. Autodefinitosi un femminista, l’ex presidente di En Marche! invoca nel proprio programma un necessario e profondo mutamento culturale e di mentalità, a cui vengono accostati tre principali obiettivi. In risposta alle necessità di un paese con solo il 20% di donne che ricoprono una carica parlamentare e con il 90% delle stesse che affermano di essere state vittime di molestie nei trasporti pubblici, Macron punta a facilitare l’integrazione della vita lavorativa con quella professionale e a porre fine alle alte percentuali di casi di violenze, che caratterizzano il paese. È, infatti, in programma per i primi anni del mandato presidenziale una campagna nazionale di comunicazione, volta a sensibilizzare la popolazione in merito alla questione delle crescenti problematiche relative alla violenza di genere, a cui si accosteranno una serie di misure atte a sanzionare penalmente i perpetuatori del reato. Non da ultimo, accanto all’obiettivo di garantire una partecipazione paritaria alla politica di governo ad ambo i sessi, c’è la proposta più discussa e criticata, specialmente sulle modalità di attuazione, ossia quella di pubblicare i nomi delle imprese che non rispettano la parità salariale.

Se da un lato le scelte politiche e le proposte presentate da Macron hanno suscitato alcuni dubbi tra coloro che ritengono quanto gettato sul piano della discussione solo una bella cornice, per dare ulteriore forza alla campagna elettorale appena terminata, a porre freno alle accuse di luogocomunismo è bastato poco più della prima settimana del mandato presidenziale. Infatti, con la nomina del governo, guidato dal premier Edouard Philippe, le intenzioni del giovane presidente si sono dimostrate reali. Nel gabinetto multipartitico, diciotto i ministri e quattro i sottosegretari, tra cui figurano esattamente undici uomini e undici donne, come l’europarlamentare Sylvie Goulard, al Ministero delle Forze armate e il braccio destro di Macron sulla questione di genere Marlène Schiappa, sottosegretaria per la Parità tra donne e uomini. Un trend, questo, che viene confermato dalla scelta di partito di nominare 428 candidati, di cui la metà sono donne, in vista delle prossime elezioni legislative, nelle quali En Marche! sarà chiamato a lottare con le unghie e con i denti per conquistare la maggioranza delle sedute di palazzo Borbone.

Se partire dagli alti piani della politica francese per riuscire a far fare un passo in avanti ad un paese che, come i suoi fratelli mediterranei, è ancora caratterizzato da una difficile realtà in termini di pari opportunità, sia una buona strategia, ce lo diranno i prossimi cinque anni di presidenza Macron. Certo è che, sulla linea del femminismo professato dal premier canadese Justin Trudeau, anche nell’Europa mediterranea la questione della parità di genere sta prendendo sempre più forza e corpo, non riuscendo però a ricompattare il cleavage che esiste con i paesi scandinavi, che sono avvicinati solo nelle intenzioni. Il soggiorno di Macron all’Eliseo potrebbe riuscire a mettere definitivamente un punto a quell’Europa a due velocità, che vede la Svezia in testa e la Slovacchia come fanalino di coda, e che rincorre i trend mondiali, influenzandoli al ribasso.

Giorgia Miccoli – Redattrice Schegge

 

 

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