Atlas Consiglia: «First Man – Il primo uomo» di Damien Chazelle

“Ho sposato Neil perché volevo una vita normale” (Janet Armstrong)

Lo scorso 20 luglio ricorreva il cinquantenario dello sbarco sulla Luna, cinquant’anni da quel luglio 1969 che rese Neil Armostrong il primo uomo a poggiare i piedi sulla superficie lunare.

Numerosi sono stati gli omaggi che il mondo del cinema della musica e dell’arte ha voluto rivolgere a uno degli eventi più emblematici del secolo scorso e ai suoi protagonisti. Ultimo in ordine temporale è stato il riadattamento della biografia ufficiale di Armostrong, scritta da Josh Singer, nel fil biografico «First Man- Il primo uomo», diretto da Damien Chazelle.

Quando si raccontano le grandi conquiste della storia dell’uomo si tende spesso ad esaltare la straordinarietà dei fautori delle imprese. Quello che si perde nelle grandi narrazioni epiche è il lato più intimo e psicologico dei protagonisti e della loro ordinaria e talvolta drammatica esistenza. Quello che Damien Chazelle tenta di fare con «First man- Il primo uomo», reduce dal successo di «LaLa Land» e alla quarta opera da regista, è recuperare quella dimensione più umana e tangibile nella vita di Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla Luna.

Siamo negli anni ’60 e Armstrong, pilota e brillante ingegnere, conduce una modesta vita insieme a sua moglie Janet e ai suoi figli. È la morte prematura della secondogenita Karen a spingerlo a prendere parte al programma Gemini della NASA. Nel contesto della competizione con l’Unione Sovietica, Armstrong viene messo a comando di Gemini 8 e Apollo 11 le missioni che, tra incidenti tecnici e fallimenti drammatici, lo porteranno a diventare il primo uomo ad aver mai camminato sulla Luna. Allo stesso tempo lontano dalla gloria e dal successo, Neil si trova sia ad affrontare il dramma di un lutto mai elaborato davvero sia la difficoltà di recuperare e mantenere il difficile rapporto con la moglie e i figli.

Chazelle prova a rompere l’aura leggendaria del personaggio per scavarne la psicologia e lo fa con una ricerca di realismo e verosimiglianza del racconto che sfocia nella scelta di inquadrature strette sui volti dei personaggi, in movimenti di macchina mai fluidi a volte fastidiosamente convulsi tanto da minare la credibilità dell’esperienza. Forse è proprio questo il limite: l’ostentato iperrealismo, il quasi voler costringere lo spettatore ad immedesimarsi all’interno della storia finisce poi per porre in secondo piano le comunque credibili interpretazioni di Ryan Gosling  e Claire Foy. Innegabile la maestria nello sviluppo degli effetti speciali, il tutto è ricostruito nei più minuziosi particolari per contribuire all’immedesimazione totale. Un merito riconosciuto anche dalla prestigiosa giuria degli Academy Awards che ha insignito Paul lambert, Ian Hunter, Tristn Myles e J.D. Schwalm del Premio Oscar del 2019 per i migliori effetti speciali.

First Man è sicuramente un viaggio suggestivo, nello spazio e nella storia, ma purtroppo non del tutto convincente.

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