Fuga o invasione?

La carovana della speranza: così viene chiamato quel cordone infinito formato da centinaia, migliaia di persone in marcia. Portando negli zaini tutti i loro averi, dormendo dove capita, mangiando ciò che viene offerto loro. La speranza è ciò che li spinge ad andare avanti, ad attraversare i fiumi e a superare i posti di blocco, con l’obiettivo ben chiaro nella mente di raggiungere gli Stati Uniti, costruire una vita degna per loro e un futuro migliore per i loro figli.

La carovana della disperazione: è questo che sembra quel cordone infinito formato da centinaia, migliaia di persone in fuga. Stanno scappando dalla miseria, dalla disoccupazione, dalla criminalità e tutto è preferibile all’opzione di tornare indietro. sono disposti a sopportare giorni di cammino e interventi delle forze dell’ordine pur di non mollare. Jari Dixon, un politico honduregno appartenente all’opposizione, ha commentato: “Non stanno cercando il sogno americano. Stanno scappando dall’incubo honduregno.”

Il 12 ottobre 2018 centinaia di persone sono partite da San Pedro Sula, in Honduras, dirette a nord, verso gli Stati uniti. La notizia della carovana diventa presto virale sui social e lungo il percorso la carovana si ingrandisce fino a comprendere migliaia e migliaia di migranti. L’effettivo numero è pressoché impossibile da determinare, considerando che c’è chi abbandona e chi sia aggiunge, chi si è fermato e chi sta seguendo percorsi diversi.

 

Il 21 ottobre una parte della carovana raggiunge Tapachula, poco oltre il confine tra Guatemala e Messico, dove sono fermati dalle autorità. I posti di blocco sono praticamente ininfluenti su una marea umana di queste dimensioni. Nonostante ci siano alcune persone che scelgono di tornare a casa, salendo sugli autobus dell’esercito guatemalteco per essere rimpatriati, la maggior parte di loro prosegue imperterrita. Tra chi sceglie di attraversare il fiume Suchiate su zattere costruite con pneumatici e chi supera la barriera in altri modi, l’ampiezza e la determinazione della carovana semplicemente travolge la polizia di frontiera. I primi migranti che sono passati in territorio messicano si sono radunati nel parco di Ciudad Hidalgo e incitano i loro compagni a proseguire. Le minacce delle autorità non sono neppure ascoltate.

Com’era prevedibile, il presidente Donald Trump non è elettrizzato all’idea di una marcia di migranti provenienti dall’America del Sud e intenzionati ad entrare nel territorio degli Stati Uniti. Ha minacciato di sospendere gli aiuti economici ai paesi dell’America centrale se non faranno qualcosa immediatamente per fermare la carovana. Per questo, il 27 ottobre il governo Messicano ha offerto permessi di lavoro temporanei a chi richiede lo status di rifugiato in Messico o ha intenzione di farlo prossimamente. Come annunciato dal presidente Enrique Peña Nieto, il piano “Estás en tu casa” prevede che ai migranti venga garantito un documento di identità, cure mediche, istruzione per i figli e un alloggio. Ma la carovana non ha intenzione di fermarsi qui. Nonostante le condizioni di vita in Messico sono migliori di quelle di paesi come Honduras e El Salvador, questo non è l’obiettivo di chi sta marciando.

Gli Stati Uniti, meta finale della carovana, cominciano ad assomigliare sempre più a un luogo quasi immaginario, una sorta di terra promessa di cui non si può garantire l’esistenza. Gli Stati Uniti, per la maggior parte dei migranti, rappresentano tutto ciò che desiderano e che manca nei loro paesi di provenienza: sicurezza, stabilità, possibilità di costruirsi un futuro. Purtroppo, tutto ciò contrasta con i piani degli Stati Uniti: stando a quello che riferisce il presidente, almeno, non c’è alcuna intenzione da parte loro di far entrare la carovana.

Il dipartimento della Difesa ha confermato la notizia, diffusa dal Wall Street Journal, che 5200 soldati saranno inviati al confine con il Messico, circa un terzo degli agenti di polizia operanti al confine.

Nell’ottica delle elezioni di metà mandato, che si terranno tra cinque giorni, la dura reazione del presidente può essere interpretata come un tentativo di raccogliere più consensi. Trump, infatti, rischia di perdere la maggioranza repubblicana alla Congresso in seguito a una serie di prese di posizione alquanto discusse, a cominciare dal suo sostegno alla libera circolazione delle armi anche in seguito all’ultima sparatoria nella scuola di Parkland, fino alla nomina del giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh, accusato di molestie sessuali; episodi come questo hanno provocato un alto livello di mobilitazione sociale da parte degli oppositori di Trump e un potenziale cambio di fazione da parte degli indecisi.

La carovana, nonostante metta sotto pressione l’amministrazione statunitense, sembra essere arrivata proprio nel momento più opportuno, e grazie a questo Trump può ricorrere a uno dei suoi meccanismi più efficaci per l’aumento del consenso: far leva sulla paura e la diffidenza nei confronti del diverso, che in questa particolare occasione prende la forma dell’immigrato latinoamericano.

Qualche giorno fa il presidente ha annunciato che metterà la firma su un ordine esecutivo che porrà fine al diritto costituzionale di cittadinanza per i bimbi nati in Usa da immigrati illegali. Quello che era una delle politiche più popolari della presidenza Obama (il progetto Dreamers) rischia quindi ora di venire criminalizzato.

Donald Trump, però, non si é limitato a questo. Nel messaggio più carico di orazzismo nella comunicazione politica americana dall’epoca del presidente Bush senior, Trump ha accusato il partito democratico di aver favorito l’immigrazione illegale degli ultimi anni, e anzi di organizzare un complotto per invadere gli Stati Uniti di migranti. Se aggiunto ad altre dichiarazioni del presidente, come quella in cui sostiene che nella carovana siamo presenti molto “pericolosi immigrati mediorientali”, quest’ultimo video offre un quadro piuttosto tetro e preoccupante di come si stia preparando il partito repubblicano alle elezioni di metà mandato.

Anche se, secondo i sondaggi, é quasi sicuro che i Democratici otterranno la maggioranza alla camera dei deputati, il rischio di una vittoria dei Repubblicani sull’onda degli stereotipi razziali e della paura non é da escludere completamente. Del resto, é ciò che ha portato il presidente dove é ora.

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