Get Ready for Brexit

Il Regno Unito ha lanciato una campagna pubblicitaria, a scopo informativo, per fornire indicazioni riguardo quanto succederà nel momento in cui verrà ufficializzata l’uscita dall’Unione Europea. Il progetto Get Ready for Brexit, che ha preso avvio domenica, comprenderà televisione, radio, giornali, social networks e cartellonistica. Sul portale online gov.uk, inoltre, è disponibile un questionario da compilare per imprenditori, cittadini e turisti che vogliono prepararsi all’uscita del Regno Unito dall’UE.

Secondo quanto riportato dal Times, il costo della campagna si aggirerà intorno ai 100 milioni di sterline, una cifra esorbitante se confrontata sia con quanto speso per la pubblicità dalla precedente amministrazione May, sia con i costi medi di advertising sostenuti dalle grandi compagnie come Amazon o Tesco. Secondo alcune indiscrezioni, il governo ha brevemente considerato di riutilizzare lo slogan “Take back control“, utilizzato dai sostenitori del Leave nella campagna per la Brexit del 2016.

Il governo britannico, quindi, vuole che i cittadini si preparino alla Brexit come se fosse imminente: il problema, però, è che al momento non c’è nulla di certo.

La scadenza del 31 ottobre

Ancor prima di essere eletto alla guida del partito conservatore britannico e, di conseguenza, alla guida del Regno Unito, il primo ministro Boris Johnson aveva un unico, chiaro obiettivo: la Brexit ad ogni costo entro il 31 ottobre.

Johnson è entrato in carica con l’intenzione di rinegoziare gli accordi fino a quel momento raggiunti con l’Unione Europea, per tentare di ottenere più vantaggi per il Regno Unito. I piani per la Brexit presentati dall’ex PM Theresa May, bocciati innumerevoli volte dal parlamento, erano stati criticati anche da Johnson, fautore di una linea assai più dura nei negoziati con l’UE. Agguerrito sostenitore del Leave nella campagna per il referendum del 2016, nominato ministro degli Esteri nel governo May, aveva rassegnato le proprie dimissioni per estreme divergenze di opinioni su come portare avanti le trattative con l’UE.

Quando si è candidato alla leadership dei Tories, Johnson ha promesso che avrebbe portato il Regno Unito fuori dall’Unione Europea non più tardi del 31 ottobre, qualsiasi fosse il prezzo da pagare. Nonostante i vertici UE avessero ripetuto più volte che per il Regno Unito non sarebbe stato possibile ottenere condizioni più vantaggiose di quelle già accordate, Johnson aveva ottimisticamente (o irrealisticamente) sperato di poter strappare qualche concessione in più. In ogni caso, nel frattempo stava già prendendo le misure necessarie per prepararsi allo scenario di una no-deal Brexit, ovvero di una Brexit senza accordo.

Elezioni sì, elezioni no

Il Primo Ministro, però, non può contare su una maggioranza di parlamentari disposta ad assumersi con lui il rischio di una Brexit senza accordo. Questa settimana, la Camera dei Comuni ha votato a favore del controllo dell’agenda dell’assemblea: ciò significa che l’opposizione può presentare una proposta di legge che posticipi la data di uscita dl Regno Unito dall’UE, scongiurando uno scenario no-deal. Oltre ai Laburisti e agli altri partiti di opposizione, anche 21 parlamentari Tories, fra cui diversi ex membri del governo, si sono schierati contro Johnson, determinando di fatto la perdita della maggioranza parlamentare da parte del primo ministro.

Johnson, quindi, ha reagito alla sconfitta chiedendo che si tengano elezioni anticipate il 14 ottobre. Questo perché è previsto un cruciale incontro sulla Brexit a Bruxelles il 17 ottobre, e Boris Johnson vuole arrivarci con alle spalle la sicurezza di una solida maggioranza in Parlamento e fra gli elettori. Inoltre, invocando le elezioni a scadenza così ravvicinata, non ci sarebbe il tempo per far approvare la proposta di legge che impedisce la Brexit senza accordo.

Per Jeremy Corbyn, invece, questo è esattamente il motivo per cui non convocare le elezioni il 14 ottobre. Per essere più precisi, l’opposizione non si è schierata nettamente contro l’idea della chiamata alle urne, purchè la proposta “anti no-deal” venga tassativamente approvata prima delle elezioni generali. Sentire i Laburisti opporsi così duramente all’idea di andare a votare suona strano, dopo mesi durante il governo May in cui Corbyn invocava delle  elezioni che rappresentassero effettivamente la volontà dei cittadini britannici. In ogni caso, sembra che ora l’opposizione voglia prima di tutto assicurarsi che il Regno Unito non vada incontro al baratro di una Brexit senza accordo.

In attesa

Mercoledì la Camera dei Comuni ha approvato, con 327 voti favorevoli, la proposta di legge avanzata dall’opposizione e dai Tories ribelli. Se verrà dato il via libera anche dalla Camera dei Lords (il che, però, non è scontato) significa che, se non verrà raggiunto un accordo entro il 19 ottobre, la data della Brexit potrà essere spostata al 31 gennaio 2020.

All’home page del portale gov.uk si legge: “The United Kingdom is leaving the European Union on 31 October 2019” (“Il Regno Unito lascerà l’Unione Europea il 31 ottobre 2019”). Purtroppo,non sarà una campagna pubblicitaria a velocizzare i tempi di un processo che si prospetta ancora molto, molto lungo.

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