Il gioco dell’oca “del cambiamento”

Nel “Paese del cambiamento”, i partiti tradizionali hanno perso tutto il proprio appeal. Così i classici giochi di Capodanno: la tombola, finanziata dai poteri forti e da Bruxelles, è out. Anche perché i fondi per la stessa serviranno a finanziare reddito di cittadinanza e quota cento.

Così, Atlas – Vida Loca è orgogliosa di presentarvi “Il gioco dell’oca del cambiamento”. 

“Il gioco dell’oca del cambiamento”, come il “Manuale d’istruzione al cambiamento”, è un marchio registrato “Vida Loca”. Il prodotto è indirizzato ad un pubblico tra i 15 e i 95 anni, ma, almeno fino all’abolizione della Fornero, consigliato a tutti.

Si ricorda, inoltre, che il “Governo del cambiamento” ha scopo puramente illustrativo e che eventuali resi sono a carico dell’elettorato.

Le regole

Fino a un massimo di quattro giocatori, i partecipanti, dotati di un dado, potranno scegliere tra quattro pedine, una a testa, di colore differente: giallo-stelle, verde-sovranità, rosso-poinonrossoPD e azzurro-libertà. 

Le pedine tirano in quest’ordine.

Si ricorda, inoltre, che coloro i quali sceglieranno la pedina verde-sovranità non potranno utilizzare dadi con facce o punti neri. Il detentore della pedina azzurra, poi, avrà facoltà, una volta per ogni partita, di tirare un dado per ogni società offshore detenuta. La pedina rossa tenderà a scomparire durante la partita, senza che nessuno se ne accorga minimante. La pedina gialla, infine, indipendentemente dai lanci dei dadi, dovrà sottostare a quanto detto da Beppe.

Regole speciali e facoltative

Per un’avventura maggiormente immersiva e realistica, si consiglia di seguire le seguenti regole, specifiche per ogni pedina:

Dopo la casella 4, le pedine verde e azzurra non potranno restare sulla medesima casella: la prima sopravanzerà sempre la seconda.

Dopo la casella 3, la pedina rossa diventerà rossa(-nonrossa); oltrepassata la casella 19, se deciderete di attivare l’opzione “Scissione” potrete scambiarla con una pedina bianca: questa non sarà soggetta ad alcuna penalità, ma avanzerà un passo alla volta. Democristianamente.

Dopo la casella 23 potrete attivare la modalità “Spread”: se nessuna pedina, in cinque turni, vince, la partita ricomincia.

I rossi(-nonrossi) (si) lanciano sempre per ultimi.

Il gioco dell’oca del cambiamento

Stampa il percorso de “Il gioco dell’oca del cambiamento” con una stampante 3D e, a testuggine, prosegui il gioco.

Forza, come fosse una finanziaria, prendi i dadi!

 

1. Vale uno. Se avete scelto la pedina gialla, avanzate direttamente alla casella 11: “uno vale uno”. Lo ha detto Beppe. Se avete scelto un qualsiasi altro colore, restate fermi un giro: siete choosy, ma soprattutto sfigati.

2. Vicepremier. Il cambiamento è alle porte e voi, pedine verdi, sapete esattamente che vestito mettervi: con la felpa recante il nome della sede del vostro venturo show, avanzate di ben due tiri di dado. Tutte le altre pedine restano ferme un turno, in attesa che la manovra giunga svogliatamente in Parlamento; ad eccezione di quella gialla che, dopo averla votata online, è libera da penalità.

3. Lavori. È giunto il momento di percepire il reddito di cittadinanza e accettare una delle tre proposte di lavoro che Giggino in persona vi farà. La pedina azzurra, liberale grondante di ammirazione per ogni qualsivoglia imprenditore pronto a sfruttarla, tira ancora una volta il dado, cercando occupazione; così quella verde, reticente sul provvedimento, ma impaurita dalla possibilità di trovare un lavoro sotto al Po. Avanza di due tiri, invece, la gialla, stella del provvedimento; mentre la rossa, ancora oppressa dal Jobs Act, salta un turno per incassare un voucher e protestare contro il sindacato, diventando rossa(-nonrossa).

4. Marzo. Election Day. Le pedine gialle e quelle verdi, per cui Giorgio Napolitano è solo un pallido ricordo, avanzano dopo aver tirato nuovamente il dado. La pedina rossa(-nonrossa), invece, prende fuoco per autocombustione, restando ferma due turni, o fino al prossimo Congresso. L’azzurra è ineleggibile: nessuna penalità.

5…6 milioni. La pedina verde ha dei procedimenti penali in corso per aver lucrato sui rimborsi elettorali, ma occupando il dicastero degli Interni è salva. Quella gialla, alleata, invece, salta un turno, nel tentativo di riconquistare la faccia con gli elettori. Salta due turni la pedina azzurra, dileguatasi all’arrivo delle Fiamme Gialle. “E il PD che fa?”, niente, come al solito.

6. Proprio tu Mario Monti, e io chi sarei? Il Premier Giuseppe Conte saprà anche suonare la chitarra, ma come guarda uno sgombero dei Casamonica lui, proprio nessuno. «Senatore Monti, lei da Presidente del Consiglio non è mai andato allo sgombero di case abusive o occupate?». «No, devo dire, pur avendo grande difficoltà a riempire il mio tempo in quell’anno e pochi mesi di governo, quest’idea non mi è mai venuta». Quando una pedina di un qualunque colore incontra un Mario Monti senza cane in braccio, quella pedina è una pedina morta. Resusciterà dopo tre turni.

7. Anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri è un uomo molto colto, soprattutto sul fatto. La pedina azzurra, per averci fondato insieme un partito, perde due turni; uno, invece, la verde, ventennale alleata. La pedina (non-)rossa, come da vent’anni, rimane indifferente, mentre avanza nei sondaggi, e di due ulteriori lanci di dado, la gialla: honestà!

8. Otto per mille. Sostiene la Corte Europea, che il Vaticano debba al Fisco qualche miliardo. Sostiene il premier Conte, Padre Pio. Le pedine gialle e quelle verdi rimangono indifferenti alla sentenza, mentre le (non-)rosse e le azzurre, in cerca di consensi, si recano immediatamente in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, acquistando souvenir e pentolame, perdendo un turno.

9. Dì più TV. Come ogni Senatore della Repubblica che si rispetti, Matteo Renzi ha finalmente un programma TV. La pedina (non-)rossa, dal redivivo audience, per i prossimi tre turni ha punteggi doppi. Ferme un turno l’azzurra e la verde, contemplanti la meraviglia di Firenze. E anche la città. Nessuna penalità alla gialla, che informandosi su internet è perfettamente conscia della non esistenza del luogo, mero complotto della lobby dei logopedisti.

10. Cento. Cento-quattro. Elsa Fornero avrà anche lacrimato, ma mai quanto noi. Fortunatamente, quota cento, anzi cento-quattro, è stata approvata e tutte le pedine tirano nuovamente il dado, indietreggiando della metà punteggio ottenuto (arrotondando rigorosamente per difetto): le assunzioni sono bloccate e il prepensionamento ha un costo, pagatevelo! 

11. Uno più uno. Due leader sono meglio di uno. Soprattutto se questo è appena stato in Erasmus in America Latina. Dibba, il cui padre è il fascista più liberale su piazza, potrà finalmente impartire qualche lezione di geografia/politica al vicepremier a cinque stelle. La pedina gialla avanza fino alla casella 22. Tutte le altre pedine scontano un turno di penalità: l’azzurra per un pellegrinaggio spontaneo ad Hammamet, le (non-)rosse per il ritorno di Walter Veltroni dall’Africa e la verde per l’esistenza d’una qualunque terra emersa oltre la Padania.

12. Anni di reclusione al processo Stato-Mafia. Dell’Utri è un uomo molto colto, soprattutto… La pedina verde e quella rossa(-nonrossa) perdono un turno, mentre quella gialla avanza di un tiro di dado. L’azzurra, invece, torna alla casella 7, restando ferma un turno per portare le arance al carcere di Parma.

13. La libertà personale è inviolabile. Ma a voi, pedine d’ogni colore, i migranti piace vederli nei centri di accoglienza. Tirate un dado: se il risultato è pari, le persone dal colore della pelle diverso dal vostro godranno di pari diritti; se dispari, le cose rimarranno esattamente come adesso, alla faccia del cambiamento. Nel primo caso, ogni pedina perde il proprio turno, festeggiando l’applicazione dei diritti costituzionali; nel secondo, ogni pedina avanza di un tiro di dado, recandosi in Libia per consegnare quanti più esseri umani ai lager oltremare. 

14. Il domicilio è inviolabile. E a voi, pedine rosse(-nonrosse) e verdi, piace la difesa sempre legittima. Il verde avanza di due lanci di dado, mentre il rosso(-sangue) di uno, ma solo se si sta giocando dopo il tramonto. Le altre pedine restano ferme due giri, il numero di processi che annualmente si celebrano in Italia per eccesso di legittima difesa.

15. Metà dell’opera. Chi ben ha cominciato il cambiamento, e il gioco, trovandosi in vantaggio nel percorso, indietreggia fino alla casella in cui è situata la pedina più arretrata. Di pari passo col livello culturale del Paese.

16. Noni. La televisione è un focolare domestico scoppiettante, ma internet è il futuro. La pedina azzurra avanza di due lanci di dado, uno per Ezio Greggio e uno per Enzino Iachetti; così la gialla, uno per Beppe Grillo e uno per Rocco Casalino. Un turno di penalità per la (non-)rossa, dopo un confronto televisivo Boschi-Travaglio; tre turni di stop, invece, per la verde, complice un galeotto selfie di Elisabetta Isoardi. 

17. La sfiga ci vede bene, ma percepisce l’invalidità! Niente wi-fi e niente campo rendono Di Maio e Salvini dei leader molto noiosi. Pallosi e banali. Quasi inesistenti. Praticamente dei segretari del PD. Tutte le pedine perdono due turni, ad eccezione dell’azzurra, l’unica dotata di giornali e TV.

18. Anni. La nipote marocchina del capo di stato egiziano era minorenne ma voi, pedine azzurre, siete decisamente generose: perdete un turno per recarvi dinnanzi ad Ilda Bocassini (sfortunatamente quella vera, non quella interpretata da Marysthell Polanco) e uno per tornare in tribunale, dovendo rendere conto ai giudici delle vostre laute donazioni alle seducenti testimoni dei vostri processi. Nessuna azione penale o tiri per le altre pedine.

19. Dicembre. Manca meno di una settimana al Natale e voi, pedine verdi e azzurre, siete assolutamente scandalizzate per l’assenza d’un presepe in ogni scuola pubblica. Preoccupate per l’integrità della propria cultura, bestemmiando, le pedine verdi e azzurre, perdendo due turni, chiudono prima i porti, cacciando dunque un capellone, povero clandestino, hippie sproloquiante fratellanza e solidarietà, nato da un utero affittato, giunto su suolo italiano camminando sulle acque. Salta un turno la pedina rossa(-nonrossa), portando i tablet nella scuola, buona, ma senza carta igienica. Avanza d’un lancio di dado la gialla, che la scuola proprio non sa cosa sia.

20. Miglia. La Francia ha sconfinato in territorio italiano, per deportare alcuni migranti ed operare illegalmente controlli. Le pedine verdi e gialle, impegnate in un’indignata diretta Facebook, perdono un turno, mentre l’azzurra avanza d’un lancio di dado, riconoscendo a Macron d’avere «una bella mamma». La pedina rossa(-nonrossa) sconta una penalità, il cui numero di turni è deciso da un lancio di dadi: Laura Boldrini, oltre ad aver messo gli immigrati negli smartphone, con lo alberghi in mano, gli ha anche conferito l’uso delle gambe. Vergogna!

21. Libertà dalla stampa. Ogni giorno, nel Paese del governo del cambiamento, il Ministro delle Finanze Giovanni Tria si sveglia e sa che dovrà correre più veloce dei microfoni dei giornalisti, pronti ad assediarlo per carpire anche una singola riga del testo sulla manovra. Ogni giorno, nel Paese del governo del cambiamento, il Ministro Tria è un potenziale ginepraio di figure di merda. Tuttavia, pedine gialle e verdi ne sono ben consce e sono pronte all’unica soluzione sensata: sguinzagliare, rispettivamente, Rosso Casalino e Iva Garibaldi, pronti a prelevare di peso il Ministro, portandolo al sicuro. Facendo ciò, tali pedine perdono un turno, ma salvano il Ministro. Due turni di penalità alla pedina rossa(-nonrossa), impotente; avanza, ma solo della metà del risultato d’un lancio di dado, la pedina azzurra, che impotente non lo sarà mai. Costi quel che costi.

22. I vicepremier vanno sempre in coppia. Avete appena firmato un “contratto di governo”, senza nemmeno bisogno d’un notaio come Bruno Vespa. Le cose, tuttavia, non vanno come speravate e i rapporti di forza si invertono: la pedina verde e quella gialla si scambiano di posizione. L’azzurra soffre un turno di penalità: pedina notoriamente fedele, ridotta ora a mera comparsa. Due turni di penalità, infine, alla pedina rossa(-nonrossa), che si prepara ad una strenua e convinta opposizione, al grido: «ora tocca a loro e pop-corn per tutti!». Hasta il microonde, siempre!

23. La manovra. Mancano poche ore al cenone e una preoccupazione assale tutte le pedine, più di quanto normalmente succeda durante il resto dell’anno: mettere il proprio culo sulla sedia e mangiare. Tuttavia, è il 23, e la manovra non è ancora giunta in Parlamento: sostiene la maggioranza che ci voglia molto tempo a scriverla, in quanto non dettata da Bruxelles; eppure il problema è che nessuno potrà leggerla, né eventualmente discuterla prima di votarla. Ma, tant’è, «la pacchia è finita!». Le pedine rosse e azzurre perdono un turno, oltre alla pazienza e alla democrazia. Gialla e verde, invece, pagano due turni di penalità, che verranno poi addebitati ai contribuenti: nella Legge di Bilancio, accanto al dialetto lombardo e a quello campano, occorre apporre un testo a fronte in italiano. Possibilmente con i congiuntivi esatti.

24. 2,4… Anzi, 2,04… Anzi… Sono solo numerini, quindi perché non tornare al punto di partenza?!

25. Due vicepremier e una manina. La guerra sarà anche concepita non per conseguire una vittoria, ma per essere infinita, eppure la Pace Fiscale mira decisamente alla prossima elezione. Lanciate un dado. 1-5: «Non so se è stata una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica, perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato»; 6: «Se Salvini dice che non vuole passare per fesso, io non posso passare per bugiardo. E quando mi si dice che ero distratto, non ci sto». Nel primo caso, tutte le pedine vengono penalizzate due turni, per la prima retata organizzata da un Ministro nei confronti del proprio Governo; nel secondo, invece, tutti avanzano di un lancio di dado. Almeno finché Di Maio non si accorgerà di avere un padre.

26. Il ballo del TAV-TAP. Ogni promessa è debito. Pubblico. Nel tentativo di fuggire il più lontano possibile dai propri elettori incazzati, la pedina gialla tira un dado, indietreggiando del risultato ottenuto. Le altre pedine, invece, si recano immediatamente in Val di Susa, pronte a valicare le Alpi con il TAV, scoprendo tuttavia che questo è riservato alle sole merci. Mercì.

27. Toninelli non è fuori dal tunnel. La moglie del Ministro Toninelli è preoccupata, perché Danilo lavora troppo. Figurarsi gli italiani! Ad ogni modo, il Ministro, tra una pancia a terra e un pugno alzato, con l’entusiasmo che lo contraddistingue, si trova ora nel traforo del Brennero: la pedina gialla impiegherà ben due turni nel tentativo di cercarlo, uno per inserire le coordinate nel GPS, l’altro per realizzare l’impossibilità di raggiungere la quarta dimensione. L’azzurra e la verde, invece, avanzano di un tiro di dado, dopo essersi calate nel tunnel che notoriamente collega il Gran Sasso al Cern di Ginevra. Soprattutto a quest’ultimo. Il PD è il tunnel.

28. Del mese. «Amico caro, dai retta a me, qui son tutti malviventi!». Fatti li cazzi tua e sposta un pedina rivale qualsiasi su una qualunque casella da te scelta.

29. Gira la ruota, girano i… C’era una volta il Movimento Cinque Stelle: fondato da un comico, Beppe Grillo, esso si proponeva di superare la classica concezione della politica, spiegando come non si debba delegare a terzi la gestione della cosa pubblica, ma parteciparvi attivamente, con le proprie idee, conoscenze e competenze. C’era una volta il Movimento Cinque Stelle, capace di vincere le elezioni, guidato da un leader non laureato, Luigi Di Maio, eletto in rete dall’82% dei votanti. C’era una volta Beppe Grillo, al quale un giorno venne, nuovamente, «un’idea molto semplice: selezioniamo le persone a sorte e le mettiamo in Parlamento. Sembra assurdo, ma pensateci un attimo. La selezione dovrebbe essere equa e rappresentativa del Paese»: «sarebbe un microcosmo della società». Tutte le pedine tirano un dado. 1: nessuno reagisce alla notizia, perdendo un turno per leggere ulteriori dettagli sull’affaire Asia Argento-Fabrizio Corona; 2-3: i “grillini” della prima ora si incazzano per la palese contraddizione, facendo indietreggiare la pedina gialla, e facendo avanzare le altre, di un lancio di dado; 4-5: i lettori più fedeli del blog scoprono che in realtà, negli ultimi dodici anni, Beppe Grillo non era altro che un ologramma creato su Twitter dalla moglie di Renato Brunetta, facendo avanzare la pedina gialla, e indietreggiare le altre, di un lancio di dado; 6: il capitano De Falco, con un severo quanto giusto «salga a bordo, cazzo!», ricorda a tutti di essere sulla stessa barca, riportando la serietà nel Paese e venendo espulso, facendo avanzare tutte le pedine di un tiro di dado.

30. E lode. A furia di stare vicino a Matteo Salvini, Luigi Di Maio ha smesso di essere buonista. Così, non laureatosi «perché sono diventato vicepresidente alla Camera a ventisei anni e mai avrei approfittato del mio ruolo per andare a fare gli esami», Luigi decide di tornare all’università, dopo aver tentato, invano, di scaricare l’expansion pack da Steam. La pedina gialla salta un turno, per preparare i bigliettini per il giorno dopo; la verde ne paga due di penalità, dopo alcuni vani tentativi d’imitazione da parte di Salvini. Le pedine rossa(-nonrossa) e azzurra, invece, avanzano di un lancio di dado, rispettivamente, per la spocchia educativa di Augias, e per la sorpresa che suscita il fatto che Berlusconi si sia laureato in legge.

31. Il cambiamento! Sì, avete venduto l’anima al diavolo e la fontana di Trevi ai cinesi dell’amico Ping, ma lo avete fatto per una giusta causa: la povertà è stata abolita, l’Italia è un paese con sola criminalità made in Italy e i gilet-gialli stanno riportando a casa la Gioconda, sulla quale giace una nuda Carla Bruni. Godetevi la festa da sopra un qualsiasi balcone: occhio a non sporgervi troppo, ma soprattutto alla prossima elezione. Congratulazioni, avvocato delle pedine… E dell’oca!

Attenzione! Il gioco si concluderà soltanto giungendo esattamente sulla trentunesima casella, quando, dopo aver gridato “Jumanji!”, Daniele Capezzone, Vito Crimi, Mario Borghezio e altre creature incantate, residui di precedenti avventure ludiche, saranno richiamate nel gioco. Se il punteggio da voi conseguito vi dovesse far superare la casella 31 de “Il cambiamento!”, ciò è da intendersi come sforamento dei parametri di Bruxelles e dovrete ricominciare l’avventura dall’inizio.

 

(La redazione non si assume la responsabilità per eventuali evocazioni, profezie avveratesi o utilizzo a fini alcolici di questo prodotto.)

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