Gli africani non sono liberi di abbandonare il Franco CFA

Su questo blog è già stato scritto (qui) a riguardo del Franco CFA e sul perché esso costituisce un mezzo per neocolonizzare i paesi africani in favore della Francia.
Di solito, quando vengono evidenziati i risvolti economici negativi di questa moneta, i suoi difensori si trincerano dietro la classica argomentazione del tipo “lo hanno adottato liberamente e sono liberi di abbandonarlo”. Questa argomentazione, infatti, è stata utilizzata recentemente sia dall’economista del Pd, Marattin, che dallo stesso presidente francese, Macron. In questo articolo, dunque, parleremo dei vari presidenti africani che nella storia hanno “liberamente” provato ad abbandonare il franco CFA. Tutti questi politici, purtroppo, non hanno potuto realizzare le loro liberissime scelte a causa di una serie di colpi di stato che li hanno deposti.

TOGO

Il 27 Aprile 1960 viene eletto il primo presidente del Togo: Sylvanus Olympio. Olympio adotta una politica repressiva nei confronti della opposizione perseguitandola militarmente e bandendo tutti i partiti politici tranne il suo. La sua politica, comunque, è apertamente filo-occidentale e dunque egli non ha problemi a rimanere al potere perpretando gravi violazioni dei diritti umani. Nel 1963, però, egli si rifiuta di adottare il CFA volendo invece adottare una moneta nazionale. Tre giorni dopo, per una pura coincidenza, viene deposto e assassinato da un colpo di Stato organizzato da militari che avevano precedentemente fatto parte dell’esercito coloniale francese.

MALI

Modiobo Keita diviene il primo presidente del Mali il 20 Luglio 1960, dopo averne proclamato l’indipendenza. La sua è una politica fortemente indipendentista ispirata alla crazione di un “socialismo africano”. Per questo motivo, egli adotta una serie di nazionalizzazioni di imprese locali ed estere raggiungendo però scarsi risultati sotto il punto di vista economico e aumentando il malcontento della popolazione contadina.
Il suo indipendentismo, inoltre, lo porta a chiedere la chiusura delle basi militari francesi nel suo paese e ad adottare una moneta nazionale: il Franco del Mali.
Nel 1968 viene deposto da un Colpo di Stato portato avanti da un ex legionario francese, dopo aver rifiutato di modificare le proprie scelte economiche.
Il Sud Africa, nel 2006, lo ha premiato “per il contributo eccezionale alla lotta di liberazione del continente africano”.

BURKINA FASO

Il Burkina Faso deve il suo nome allo storico presidente Thomas Sankara, suo leader dal 1983. La sua fu una politica volta a eliminare la povertà dal pase tramite grandi riforme sociali. Anche lui aveva una visione fortemente indipendentista, denunciando il “colonialismo culturale” a cui l’Africa era soggetta e reputando illeggittimo il debito che aveva nei confronti degli ex-colonizzatori. Sankara criticava anche il franco CFA come strumento di dominio francese. Il 15 ottobbre 1987 viene deposto e ucciso da un colpo di Stato appoggiato da Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Oggi è ricordato come “il Che Guevara dell’Africa”.

COSTA D’AVORIO

Anche la Costa d’Avorio provò ad abbandonare il franco CFA. Siamo nel 2011: il paese è stato per anni destabilizzato da conflitti militari tra il presidente Laurent Gbagbo e i ribelli (appoggiati, secondo alcuni, dai militari francesi). Gbagbo decide di abbandonare il CFA per adottare il MIR: Moneta Ivoriana di Resistenza. Purtroppo il presidente non può portare a termine i propri progetti poiché viene arrestato dalle forze speciali francesi (su mandato Onu), per essere processato dinnanzi alla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. Gbabgbo, infatti, non aveva riconosciuto i risultati elettorali del 2010 che lo avevano visto perdente. La Corte lo ha poi assolto e ne ha ordinato la liberazione.

LIBIA

Un ultimo accenno va fatto al più conosciuto leader della Libia: Mu‘ammar Gheddafi. Wikileaks, infatti, ha reso pubblica una mail¹ dove un collaboratore di Hillary Clinton (allora segretario di Stato) le spiegava che l’intelligence francese aveva scoperto che Gheddafi aveva intenzione di creare una moneta pan-africana basata sull’oro libico, in modo da poter costituire un’alternativa al franco CFA. La Francia, dunque, sempre secondo questa mail, decide di attaccare Gheddafi per il pericolo di perdere influenza sulle sue ex-colonie, oltre che per aumentare il suo “share” di petrolio libico e la sua potenza nel Nord-Africa e nel mondo.

Tutti questi esempi, dunque, suggeriscono che l’unica libertà che i paesi della “Françafrique” hanno, sia quella di obbedire ai Francesi. Certo, si potrebbero attribuire i fallimenti di questi politici alle loro violazioni di diritti umani o al loro non saper far prosperare conomicamente i propri paesi. Non si capisce allora, come vari (senza voler dire tutti) loro successori siano potuti rimanere comodamente al potere perpretando anch’essi gravi crimini e affamando i loro popoli.

C’È CHI PUÒ E CHI NON PUÒ

Valide per tutti questi episodi, sono le parole sprezzanti di un’altro importante presidente verso una moneta imposta dallo straniero al suo paese:

<<Le truppe che se ne andranno presto utilizzano una cosiddetta moneta francese, fatta in un altro paese e assolutamente non riconosciuta dalla Governo della Repubblica>>²

La moneta in questione era il franco americano, utilizzato dagli alleati in Francia dopo la liberazione nel ’44. Il presidente che la criticò e rifiutò era Charles De Gualle, lo stesso uomo che poi nel 1948 creò il CFA. C’è chi può e chi non può, la Francia può.

Un pensiero riguardo “Gli africani non sono liberi di abbandonare il Franco CFA

  • 1 Febbraio 2019 in 21:45
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    Articolo molto pungente. Penso affronti da un punto di vista insolito e da una prospettiva spesso trascurata un argomento di grande importanza (anche se non viene considerato come tale) nel dibattito internazionale.

    Risposta

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