I fatti del 2018: Gennaio – Febbraio

Gennaio

L’anno che ormai si sta per concludere è iniziato con un’escalation della tensione fra le principali potenze coinvolte nel conflitto in Siria. L’epicentro dell’attrito è stato il distretto siriano di Afrin, il quale, insieme a Kobane e Al-Qamishli, costituisce l’autoproclamata confederazione autonoma filo-curda del Rojava. Durante i sette anni di guerra, Afrin è diventata una roccaforte curda controllata dai militanti del Partito dell’Unione Democratica curdo in Siria (PYD) e del suo braccio armato Unità di Protezione Popolare (YPG), affiliati al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK); al contrario di quest’ultimo, però, PYD e YGP non sono considerati organizzazioni terroristiche. Il 20 gennaio 2018 le forze armate turche hanno dato inizio a un’operazione militare denominata “Ramoscello d’ulivo“, con l’obiettivo di distruggere o quantomeno indebolire le resistenze curde della regione.

I due principali attori nel teatro di guerra siriano, gli Stati Uniti e la Russia, non fanno seguire all’offensiva alcuna vera ritorsione diplomatica. Gli U.S.A., nonostante siano sempre stati decisi sostenitori dei curdi soprattutto nella lotta nei confronti dell’ISIS, hanno scelto di non reagire per non incrinare i già precari rapporti con la Turchia; la Russia, d’altro canto, si è trovata nella singolare posizione di essere l’alleato sia del governo di Bashar Al-Assad che di Recep Tayyip Erdoğan, il quale, però, sin dall’inizio del conflitto siriano si è schierato dalla parte dell’opposizione. Più decisa, invece, è stata la reazione dell’Iran, che ha subito intimato ad Ankara di porre fine all’operazione militare, considerando che i gruppi terroristici avrebbero potuto approfittare del caos generale per riprendere i loro attacchi nella regione. Infatti, nonostante il governo turco l’avesse citato come uno dei motivi dell’offensiva, l’ISIS non era presente nella regione di Afrin.

Il 28 gennaio, otto giorni dopo l’inizio dell’attacco, l’esercito di Ankara ha conquistato il monte Bursayah, nella parte orientale di Afrin, importante dal punto di vista strategico e ottenuto dopo pesanti bombardamenti. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, dall’inizio dell’offensiva fino alla fine del mese di gennaio i combattimenti sono costati la vita a 85 miliziani siriani alleati di Ankara e a 91 combattenti curdi, mentre nei bombardamenti turchi sono morti 67 civili.

Alla fine di gennaio l’Italia è rimasta sconvolta dall’omicidio di Pamela Mastropietro, il cui corpo smembrato è stato trovato in due trolley abbandonati nelle campagne di Pollenza, nel Maceratese. La diciottenne di origine romana si trovava nella comunità di recupero per tossicodipendenti “Pars” di Corridonia, da cui era scappata senza lasciare tracce di sé il 29 gennaio. Il ritrovamento del suo cadavere, due giorni dopo, e le indagini per scoprire i colpevoli e le circostanze della morte hanno attirato sempre maggiore attenzione fino a far diventare l’omicidio di Pamela un evento mediatico a livello nazionale, utilizzato in modo opportunistico anche dalle fazioni politiche in vista delle elezioni del 4 marzo.

Angela Trentin

Febbraio

La tensione mediatica suscitata dall’omicidio di Pamela Mastropietro ha raggiunto il culmine il 3 febbraio, quando Luca Traini, 28enne di Tolentino (MC), ha seminato il panico per le vie di Macerata, sparando colpi di pistola dalla sua auto che hanno centrato e ferito sei persone. Le vittime erano tutte straniere. Fortunatamente, non ci sono stati morti. Al termine di una caccia all’uomo durata tutta la mattinata, Traini è stato catturato dalle forze dell’ordine del capoluogo marchigiano, dopo che si era esibito nel saluto romano di fronte al monumento ai caduti.

La strumentalizzazione politica dell’avvenimento, così come era accaduto per il brutale omicidio di Pamela, non si è fatta attendere. Luca Traini, che non nascondeva idee di natura neofascista, era stato candidato per la Lega alle elezioni comunali di Corridonia (Mc), non ricevendo alcuna preferenza. Il Partito Democratico, dimostrando invero poco mordente, ha accusato Matteo Salvini per il clima di odio che stava nascendo nel Paese. Lo scrittore Roberto Saviano ha dichiarato che il leader del Carroccio (attuale ministro dell’Interno), era “il mandante morale dell’accaduto”. Lega e Fratelli d’Italia, dal canto loro, pur prendendo una posizione formalmente contraria a Traini, hanno attaccato la sinistra, colpevole di aver dato vita ad un clima di tensione per via della loro politica di accoglienza dei migranti troppo accondiscendente. A schierarsi apertamente con Traini sono stati i neofascisti di Forza Nuova, che hanno promesso di pagare le spese legali all’uomo, e una parte del popolo dei social network, decisiva per l’esito delle elezioni del 4 marzo.

Traini in ottobre è stato condannato a 12 anni di carcere con l’accusa di tentata strage, porto abusivo d’arma e danneggiamenti. Alla condanna è stata aggiunta l’aggravante dell’odio razziale. Dal carcere, l’aguzzino ha scritto una lettera al quotidiano online locale Cronache maceratesi, nella quale ha espresso il suo desiderio per una pena certa a Innocent Oseghale, presunto assassino di Pamela.

Marco M. Capponi

 

 

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