I fatti del 2018: Marzo – Aprile

Marzo

Il 4 marzo 2018 l’Italia si scopre spaccata a metà: un terremoto politico senza precedenti, chiamato Lega e Movimento 5 Stelle, si è abbattuto sullo scacchiere politico italiano. Una geografia elettorale che vede ribaltati completamente i rapporti di forza che hanno caratterizzato gli ultimi decenni di politica italiana e che taglia nettamente lo stivale in due parti secondo precise logiche socio-economiche. Il centro-nord, cuore produttivo e industriale, si colora di verde, mentre le regioni dalle Marche in giù, quelle più arretrate e caratterizzate da pesanti problemi sociali, si tingono di giallo.

Molte letture sono state date e molte se ne potrebbero dare sulle elezioni del 4 marzo. Per quanto mi riguarda, la più calzante ed esplicativa è quella che vede il risultato delle elezioni come una richiesta di protezione da parte del popolo italiano. Protezione tanto in termini di sicurezza fisica, con il tema dei migranti a farla da padrone – tematica sovradimensionata- e protezione in termine di sicurezza economica e mancanza di prospettive per il futuro – argomento da molti celato, in primis le sedicenti sinistre. E questa disperata richiesta di protezione è stata compresa ed intercettata dalle forze politiche guidata da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, l’uno ora alla guida del ministero dell’interno e l’altro ministro dello sviluppo economico.

Sono state, inoltre, le lezioni che hanno visto il pesante declino delle forze della sinistra italiana, in un trend negativo che sta investendo tutto il continente europeo. Il Partito Democratico guidato da Matteo Renzi, lacerato al suo interno ma soprattutto incapace di ascoltare le difficoltà e le richieste di protezione degli italiani, crolla sotto il 20 per cento dei voti. E’ la pietra tombale sulla parabola politica di Renzi, incapace di leggere il profondo mutamento sociale in atto. Ma è anche il fallimento delle alternative di sinistra fuoriuscite dal PD, delineandosi un vero e proprio anno zero per la sinistra italiana.

 

Riccardo Baioni

 

Aprile

Sicuramente uno degli avvenimenti più rilevanti di quest’anno che sta volgendo al termine, è stato l’incontro tra il leader supremo nordcoreano Kim Jong-un ed il presidente sudcoreano Moon Jae-in.
Le due parti, si sono incontrate nella cosiddetta Joint Security Area situata a Panmunjom, al confine tra i due stati.

Tale incontro ha fatto sì che, non solo i due presidenti delle Coree si incontrassero per la prima volta dopo undici anni, ma che Kim Jong-un fosse anche il primo presidente nordcoreano ad entrare in Corea del Sud dal termine della Guerra di Corea (1953).

I due hanno inoltre rilasciato la Panmunjom Declaration for Peace, Prosperity and Unification of the Korean Pensinsula in cui i due leader hanno stabilito di voler cooperare per riuscire a costruire, finalmente, un clima di prosperità e serenità sulla penisola, non solo attraverso la stipula di un trattato di pace entro il 2019, ma anche tramite una serie di riforme e azioni atte a promuovere le cosiddette relazioni intercoreane e a riconciliare le due Coree dopo decenni di divisioni, sia ideologiche che economiche.

Questo primo meeting, insieme al secondo tenutosi il mese successivo, ha notevolmente diminuito il clima di tensione tra i due stati e ha posto le basi per l’incontro tra Kim Jong-un e Donald Trump.

La cooperazione tra la Corea del Nord e la Corea del Sud sta, al momento, portando i frutti desiderati.
Da dopo l’incontro di Panmunjom, le due Coree hanno notevolmente accelerato il processo di distensione e infittendo la rete delle loro relazioni.

A conferma di ciò, alle famiglie divise dal termine della Guerra di Corea sono stati concessi dei giorni per riunirsi ed incontrarsi nuovamente dopo che gli ultimi incontri di questo tipo sono avvenuti tre anni fa.

Inoltre, le due parti hanno inoltre stabilito di voler diminuire il personale militare presente al confine tra i due stati e la Corea del Nord si è formalmente impegnata a diminuire la produzione di arsenale nucleare. A ciò ha fatto seguito la stipula del cosiddetto Basic Agreement, un accordo in cui le due parti si impegneranno, nuovamente, a rispettare e seguire le linee guide della Panmunjom Declaration.

Infine, occorre sottolineare come a fine novembre le Nazioni Unite hanno concesso un’esenzione alle sanzioni contro la Corea del Nord al fine di poter permettere ai due stati di condurre un’indagine coordinata sul progetto di creazione di una rete ferroviaria e autostradale che colleghi il Nord al Sud della penisola.

L’ultimo giorno di quel mese, per la prima volta dopo dieci anni, un treno sudcoreano ha varcato il confine con il Nord.

Filippo Ruggeri

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