I fatti del 2018: Settembre – Ottobre

Settembre

Il 2018 ha segnato il decimo anniversario dall’inizio della più profonda crisi economica dalla Grande Depressione del secolo scorso. La Grande Recessione, come è conosciuta, è infatti scoppiata il 15 settembre 2008, quando Lehman Brothers, la quarta banca d’investimento negli Stati Uniti, dichiara bancarotta, dando inizio a una reazione a catena che coinvolgerà gran parte del sistema finanziario globale. Il giorno successivo, la Federal Reserve riesce a salvare l’American International Group (AIG), la più grande compagnia assicurativa al mondo, versando 85 miliardi di dollari.

In realtà, i segnali di un imminente collasso dell’economia internazionale erano visibili già prima del fallimento di Lehman Brothers. Le origini della crisi vanno ricercate nella bolla del settore immobiliare, cresciuta in modo esponenziale dal 2005 al 2007 grazie a una serie di meccanismi finanziari che incentivano la concessione di credito anche a clienti insolventi (mutui subprime); a ciò va aggiunto una crescente deregolamentazione del sistema economico, secondo dottrine neoliberiste.

A dieci anni dallo scoppio della Grande Recessione, nonostante inizio a vedersi alcuni segnali di ripresa, le ripercussioni della crisi sono ancora visibili e si estendono al di là dell’ambito economico. Un esempio su tutti è la diffusione a macchia d’olio in Europa di partiti di destra, con programmi economici sovranisti e protezionisti e generalmente ostili nei confronti delle istituzioni sovranazionali. Ma, mentre l’emergere di formazioni di questo tipo in paesi quali Germania (Alternativ für Deutschland), Francia (Front National) o anche Italia (Lega) non sorprende più di tanto, vedere un paese tradizionalmente socialdemocratico come la Svezia spostarsi a destra è sicuramente una novità.

Alla vigilia delle elezioni del 9 settembre, considerando la generale tendenza europea e la rapida ascesa dei Democratici Svedesi, numerosi opinionisti ipotizzavano un tracollo del “modello svedese”, famoso per l’approccio tollerante e solidale. Nonostante l’esito non sia stato così disastroso come previsto e i Socialdemocratici si siano confermati primo partito del paese, il Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson hanno raggiunto quasi il 18% dei voti, solo di pochi punti percentuali sotto i Moderati. Non si può ancora parlare di rovesciamento del sistema politico, soprattutto se si considera il crollo del Partito Socialista francese o dei Socialdemocratici tedeschi; tuttavia, è sicuramente indice di un cambiamento che si sta radicando a livello europeo.

 

Ottobre

Il 28 ottobre si è tenuto il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Brasile, che ha decretato la vittoria al 55% dei voti per il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro. Bolsonaro, del Partido Social Liberal (Partito Social-liberale) ha battuto Fernando Haddad, candidato del Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori), di sinistra, al governo per 13 anni, fermatosi ora al 44%. Alle elezioni del 7 ottobre, al primo turno, Bolsonaro ha ottenuto il 46% dei voti, accedendo quindi al ballottaggio con Haddad.

Di appartenenza politica chiaramente di estrema destra, il neopresidente non è estraneo a dichiarazioni violentemente omofobe, razziste e sessiste e a richiami nostalgici alla dittatura militare. Viene appoggiato dagli agrari e dagli imprenditori per la sua visione economica di matrice liberista, ma piace anche al ceto medio e ai brasiliani più poveri, spaventati dal crescente tasso di criminalità; è sostenuto, inoltre, dalle chiese evangeliche per le sue posizioni conservatrici in ambito sociale. Bolsonaro ha saputo capitalizzare il diffuso ripudio per il “lulismo”, inteso come sistema di potere corrotto: la maggior parte dei brasiliani, infatti, incolpa il Partito dos Trabalhadores, e soprattutto l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, per il disastro economico e sociale in cui è sprofondato il paese. Il 6 settembre 2018, durante la campagna elettorale, Bolsonaro era stato accoltellato durante una manifestazione elettorale da un sostenitore dell’estrema sinistra: l’evento ha contribuito a polarizzare l’opinione pubblica e a legittimare la posizione di Bolsonaro come fuori e contro l’establishment.

Durante la campagna elettorale, Bolsonaro ha promesso di contrastare la criminalità con un aumento degli investimenti nella polizia e nominando diversi militari in posizioni di governo; ha affermato di voler introdurre maggior trasparenza nella spesa pubblica e di privatizzare alcune grandi aziende statali per ridurre la corruzione; ha dichiarato di voler riformare la struttura del sistema dell’educazione brasiliana; infine, in ambito economico, ha espresso l’intenzione di rilanciare l’economia del Brasile.

Il presidente eletto entrerà in carica il prossimo 1° gennaio. La sua elezione ha segnato sicuramente una svolta senza precedenti nella recente politica brasiliana; per questo, l’esito dei suoi quattro anni di mandato sarà tutt’altro che scontato.

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