I possibili risvolti politici del Referendum Costituzionale

L’esito incerto del Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016 sottopone l’intero sistema partitico italiano ad una prova molto importante. Infatti, tutti i partiti si sono schierati a favore o contro del Referendum in maniera molto netta. Da un punto di vista prettamente politico, dunque, l’esito della consultazione popolare segnerà dei vinti e dei vincitori. Il Partito Democratico, essendo la forza di governo, è maggiormente sotto esame. Da febbraio 2016 è impegnato in una massiccia campagna referendaria con il comitato promotore “Basta un sì”. Su questo Referendum si è sviluppato e si sta sviluppando ancora un dibattito che si discosta da una dialettica prettamente giuridica e formale, in seguito ad un’intervista del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, datata giugno 2016, nella quale dichiarava di abbandonare la politica se la Riforma Costituzionale non fosse andata in porto. Questa dichiarazione ha provocato un acceso dibattito politico, coinvolgendo le forze di opposizione, i giornali, molti gruppi sociali e la società civile. Il 4 dicembre, dunque, potrebbe rappresentare una data di cesura molto importante. Sarà infatti interessante osservare quali misure verranno prese dagli attori politici per prepararsi ad un cambiamento inevitabile.

La personalizzazione messa in atto, in primis dalle forze di opposizione, e poi dallo stesso Matteo Renzi risulta essere l’elemento principale del dibattito politico intorno al Referendum. È dunque da questo presupposto che bisogna partire per prevedere dei risvolti. Data questa personalizzazione, se vincerà il “Sì”, il Premier, il suo governo e i sostenitori della sua corrente all’interno del Partito Democratico ne usciranno rafforzati. Il rafforzamento potrà tradursi in una lunga stagione di egemonia politica e quindi in una molto probabile vittoria elettorale alle elezioni nazionali previste per il 2018. Se, invece, dovesse vincere il “No”, Matteo Renzi si troverebbe in seria difficoltà, dovendo tener testa a molteplici questioni, in primis le pressioni derivanti la sua legittimità politica come capo del governo. Il Premier dovrà infatti dirigere le azioni di governo con prudenza e dovrà sfruttare il periodo pre-elettorale per curare le ferite.

Come reagiranno le forze di opposizione dopo una vittoria del “Sì”? Sicuramente non potranno dirsi sconfitte come nel caso di Renzi, essendo tutte piccoli membri di un nucleo superiore, contenente molte forze politiche diverse tra loro, ma contenente anche molteplici gruppi sociali di rilievo, come ad esempio l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Se vincerà il “Sì” sarà quindi la vittoria di Renzi, piuttosto che la sconfitta del fronte del “No”. Da questo punto di vista le forze di opposizione risultano essere in una posizione più sicura, potranno infatti appropriarsi politicamente della vittoria del “No” senza essere coinvolti totalmente nella sconfitta derivante dalla vittoria del “Sì”. A seguito di una vittoria del “No”, tutte i partiti di opposizione a Renzi e di opposizione alla Riforma potranno essere soddisfatti ed ottenere una vittoria politica senza rischiare molto. Il Movimento 5 Stelle si presenterebbe con molta probabilità alle elezioni del 2018 come maggiore favorito alla vittoria finale, dato che nel frattempo si è andato configurando, al di là dei risultati ottenuti, come forza politica di governo e non solo come partito anti-sistema. Anche il centro-destra uscirà naturalmente rafforzato da una vittoria del “No”, ma sarà pur sempre necessaria una operazione di allacciamento tra le forze politiche che lo compongono. Il centro-destra è infatti molto frastagliato all’interno, non ancora deciso se presentarsi come voce dei moderati (Parisi, Berlusconi) o come voce degli intransigenti (Salvini, Meloni). L’idea delle primarie sembra ancora lontana da attuare e dunque c’è un grosso nodo da sciogliere e non sarà certo l’esito del Referendum a farlo.

Effettuare previsioni non è mai facile, ma questa appare essere la più naturale evoluzione dei fatti che susseguono la fatidica data del 4 dicembre. In un paese come l’Italia, che ha avuto dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2013 una lunga egemonia politica di Silvio Berlusconi, si potrebbe configurare un’altra lunga egemonia politica di Matteo Renzi se la Riforma Costituzionale venisse attuata. Se ciò non avverrà sarà di gran lunga più difficile per Matteo Renzi riconquistare la credibilità politica che, nella migliore delle ipotesi, vedrebbe se non altro radicalmente diminuire.

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