Il caso Carige

Il nuovo anno ha portato con sé una nuova sfida per il governo giallo-verde, una sfida delicata, che ha richiesto un intervento immediato – il tempo di reazione è stato di dieci minuti – e l’adozione di una soluzione ampiamente criticata ai precedenti governi. La soluzione è stata approvata in una convocazione straordinaria del Cdm e firmata dal presidente della Repubblica la sera del 7 gennaio. Nello specifico si parla del dl 1/2019, rivolto al salvataggio della Banca Carige S.p.a.

Prima del decreto

La Cassa di risparmio già dai primi giorni di gennaio era stata commissariata dalla Bce: si tratta del primo istituto di credito italiano per cui Francoforte ha predisposto il commissariamento. Tale scelta è motivata dalle sfortunate condizioni in cui Carige versava da tempo, a causa della presenza di crediti deteriorati che hanno portato ad una perdita di capitale, e le dimissioni a catena del cda avvenute la mattina del 3 gennaio. Inoltre, nella giornata precedente, la Cassa di risparmio di Genova e Imperia aveva ottenuto dalla Consob la sospensione dalla borsa, una sospensione confermata nei giorni a seguire e che adesso spinge il nuovo cda a trovare altre strategie per riottenere capitale.
Proprio riguardo l’amministrazione, Francoforte ha scelto di proseguire sulla via della continuità e della garanzia per i correntisti, con la nomina di due commissari a tempo, facenti parte della vecchia gestione: Pietro Modiano, ex presidente, e Fabio Innocenzi, ex ad, ai quali si aggiunge Raffaele Lener, anche quest’ultimo commissario a tempo. Della nuova squadra faranno parte Gianluca Brancadoro, Andrea Guaccero e Alessandro Zanotti, dimissionari insieme al presidente e all’ad, adesso nella commissione di sorveglianza. Come hanno dichiarato alcuni membri, la governance è stata alleggerita e sono stati inseriti volti nuovi, mentre sono rimasti invariati gli obiettivi: si punta ad attivare un piano di derisking, al rafforzamento dell’istituto e ad un suo rilancio commerciale.

Tre soluzioni possibili

Per poter ottenere nuova liquidità il piano A prevede l’acquisizione di nuovi soci.
In assenza di aumento del capitale, è previsto dal piano B la fornitura di liquidità a lungo termine da parte dello Stato, decisa con il dl 1/2019 e che garantirebbe il finanziamento per tutto l’anno in corso.
Il piano C, a cui è preferita l’opzione di mercato, è la ricapitalizzazione precauzione della banca, che come ha affermato lo stesso ministro Tria al question time a Montecitorio, sarebbe un’operazione a termine. Sempre il ministro dell’Economia ha aggiunto che non si tratterebbe di un’ope–razione analoga a quella di Mps, perché a beneficiarne da un’eventuale nazionalizzazione sarebbe esclusivamente Carige.
Conforta quindi sapere che è stata scartata l’ipotesi di bail-in, che avrebbe previsto l’intervento esclusivo di azionisti, obbligazionisti e correntisti.

I decreti-legge a confronto

Un occhio di riguardo dal governo era rivolto ai correntisti che, da quanto emerge dal dl 1/2019, potranno dormire sonni tranquilli.
Lo stesso decreto stabilisce che

“il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato, fino al 30 giugno 2019, a concedere la garanzia dello Stato su passività di nuova emissione di Banca Carige in conformità di quanto previsto dal presente Capo I, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, fino a un valore nominale di 3.000 milioni di euro”.

Già da una prima lettura è facile notare come il governo abbia preso spunto dal dl 237/2016 o decreto salva-banche, utilizzato per i salvataggi di Mps e delle banche venete:

“il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato, fino al 30 giugno 2017, a concedere la garanzia dello Stato su passività delle banche italiane in conformità di quanto previsto dal presente Capo I, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato”.

Le differenze tra i due sono date dai soggetti a cui i decreti sono rivolti: il “decreto-padre”, come spiegato dall’art. 2, è rivolto alle banche italiane e

“Per banche italiane si intendono le banche aventi sede legale in Italia”

e prevede un finanziamento di 20 miliardi di euro per aiutare gli istituti in dissesto; il “decreto-figlio” è esplicitamente rivolto alla Carige e prevede un minor budget.

Il caso Carige nell’agone politico

A favore dell’intervento del governo si è espresso l’ex presidente del Consiglio Renzi, il quale ha ampiamente appoggiato la soluzione approvata, non mancando di sottolineare le critiche rivolte agli esecutivi Renzi-Gentiloni. Sempre dall’opposizione il PD solleva l’accusa di conflitto di interessi del presidente Conte nel salvataggio di Carige. C’è da dire che qualora sia vera l’accusa, salvare Carige era quanto mai inevitabile se si voleva scongiurare un effetto domino nato dal fallimento di una banca.
Invece, dalla maggioranza i partiti di governo scoprono come il loro ruolo sia più difficile e gravoso rispetto a quello di un partito di minoranza e si stanno scontrando con la dura realtà, ovvero che a volte è necessario intraprendere delle manovre anche “impopolari”, se si vuole in qualche porre rimedio ad una determinata situazione, proprio come il caso Carige.
Nel frattempo, il tema della Casa dei risparmi di Genova diventa scottante, non solo dal punto vista economico, ma anche dal punto di vista prettamente politico e di raccoglimento dei voti, con un occhio rivolto alle elezioni europee di maggio.

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