Il Manifesto per la Sovranità Costituzionale: pericoloso rossobrunismo o tutto ciò che manca al manifesto di Calenda ?

Qualche giorno fa è stata pubblicata su questo blog un’analisi del Manifesto proposto da Calenda “Siamo Europei” che ne ha evidenziato differenti criticità. Partendo da essa dunque (e condividendone il contenuto), vorrei trattare di un altro manifesto che ha visto luce recentemente, il “Manifesto per la sovranità costituzionale” firmato da Senso Comune, Rinascita! e Patria e Costituzione (*).

L’analisi pubblicata su Atlas, infatti, ha sollevato importanti critiche nei confronti del testo di Calenda, come il perseverare verso una strada già causa di disastri sociali che ne hanno sancito la sconfitta elettorale del 4 marzo scorso (ovviamente non mi dilungo a ripetere ciò che è già stato argomentato nell’articolo suddetto). Il Manifesto per la Sovranità Costituzionale, invece, sembra dar voce proprio a tutte quelle istanze che “Siamo Europei” ignora. Il Manifesto parte, infatti, dalla consapevolezza, espressa nel suo preambolo, del fatto che il periodo di crisi che stiamo attualmente attraversando è dovuto alla <<lotta di classe dall’alto scatenata dalle elitè politiche e finanziarie di Stati Uniti ed Europa, combattuta nell’UE attraverso il mercato unico e l’euro>>.

Il Manifesto è stato presentato il 7 febbraio presso la Camera dei Deputati¹  da tre relatori: Stefano Fassina (Patria e Costituzione), Tommaso Nencioni (Senso Comune) e Ugo Boghetta (Rinascita!), è alle loro parole in questa occasione (oltre che al Manifesto) che faremo riferimento in questo testo.

Viene subito spiegato che la data non è casuale: è la data della firma del Trattato di Maastricht, firma con la quale, secondo i relatori, l’Italia perde “sovranità, democrazie e dignità”, il giorno in cui ha davvero inizio la Seconda Repubblica, mediante quello che essi definiscono un “golpe bianco” nei confronti della Costituzione.

LA COSTITUZIONE

Secondo i firmatari del Manifesto è infatti la Costituzione il testo che bisogna avere come stella polare della futura costruzione politica: è evidente, infatti, l’inconciliabilità tra l’impostazione politica auspicata dai trattati UE e quella della nostra Costituzione. Se la prima infatti è fortemente liberista e, su stampo tedesco, ordoliberista, la seconda è invece solidarista, a favore di un’economia mista, a favore di uno Stato interventista a tutela dei diritti dei cittadini. La questione della Costituzione viene dunque vista come principale “momento di conflitto egemonico in italia”.

IL SOVRANISMO

È per questo che il sovranismo di questo manifesto è “sovranismo costituzionale”, differente dai vari sovranismi odierni. I relatori della presentazione, infatti, sottolineano come tutti siamo sovranisti, anche chi vorrebbe distanziarsi da questo termine: la sovranità è un requisito fondamentale della politica, senza la prima non vi può essere la seconda. Ciò che differenzia le varie visioni è, invece, chi si reputa legittimo detenga ed esercitai la sovranità.
Ecco dunque che vengono dipinti due tipi di sovranismi italiani odierni:
-quello del maschio, padano,preferibilmente percettore di sgravi fiscali (destra)
-quello dei mercati (sinistra)

La Sovranità Costituzionale viene invece immaginata come sovranità popolare espressa nella costruzione politica dello Stato Nazionale, unica vera dimensione che possa assolvere tre importanti funzioni:
1) quella democratica
2) quella di garante dei diritti
e quella oggi totalmente dimenticata di
3) intervento nell’economia per contribuire allo sviluppo del paese e aiutare le classi subalterne.
È quest’ultimo il ruolo storico fondamentale che lo Stato ha oggi perso ed è imprescindibile che riacquisisca, contrariamente ad un UE che invece, bandendolo dalla sfera economica, ha portato alla svalutazione sociale del lavoro e all’impoverimento delle classi medie.

LA PATRIA

Il Manifesto, dunque, si pone in maniera scettica verso qualsiasi idea di riformare l’Europa (come vagamente accennato da Calenda), ritenendolo strutturalmente impossibile. Quello degli Stati Uniti d’Europa e della loro democratizzazione, viene definito un <<miraggio conservativo di un ordine liberista fondato sulla svalutazione del lavoro e sullo svuotamento della democrazia costituzionale>>. Secondo i firmatari, l’unica strada possibile per ottenere un ordine sociale più giusto è dunque quello di tornare a Stati sovrani riscoprendo il valore della Patria.

Durante la presentazione, infatti, i relatori spiegano come il termine Patria non sia qualcosa di estraneo al patrimonio politico della sinistra: l’art. 52 della Cost. rimanda alla difesa della Patria come sacro dovere di ogni cittadino, il giornale dell’A.N.P.I. si chiama “Patria indipendente” e la parola Patria è infatti più volte riscontrabile nelle lettere dei condannati a morte della resistenza italiana. Secondo gli autori si tratta dunque di riappropriarsi di questo termine per giungere a professare un sano “amor patrio” rivendicando

 

quella tradizione che da Machiavelli alla Resistenza, passando per la Rivoluzione Francese, ha identificato l’amor di patria con l’amore per la Repubblica in quanto forma di vita libera, come fratellanza e solidarietà fra incittadini che amano il proprio Paese e le sue istituzioni nella misura in cui garantiscono a tutti di vivere da liberi e uguali, in pace e sicurezza

 

Una forma di patriottismo, quindi, non aggressivo nei confronti delle altre patrie, bensì, come scritto nel Manifesto, requisito indispensabile al fine di “generare vincoli di solidarietà” necessari per “politiche redistributive e di giustizia sociale”.

LA CONFEDERAZIONE EUROPEA

Durante la conferenza viene infine spiegato che si ha perfettamente coscienza dei problemi globali che non possono essere affrontati da un unico Stato nel suo isolazionismo, viene quindi introdotta l’idea di una Confederazione Europea. Questa Confederazione dovrebbe prendere il posto di quella attuale e della sua inevitabile evoluzione in un organo politico dominato dal “direttorio franco-fedesco”. La Confederazione, invece, dovrebbe essere costituita da Patrie sovrane e indipendenti che cooperano liberamente per giungere alla soluzione di problemi che necessitano un intervento internazionale. E’ in questa visione dunque espressa la differenza tra internazionalismo e cosmopolitismo. Il primo viene fortemente rivendicato dai firmatari del Manifesto, mentre il secondo respinto come strumento in mano al capitale nella sua lotta contro il lavoro.
Questo ragionamento ricorda le seguenti parole di Togliatti (a prescindere dalla loro condivisibilità, credo sia giusto citarle per aiutare a chiarire le idee espresse in questo paragrafo):

Il cosmopolitismo è una ideologia del tutto estranea alla classe operaia. Esso è invece l’ideologia caratteristica degli uomini della banca internazionale, dei cartelli e dei trusts internazionali, dei grandi speculatori di borsa e dei fabbricanti di armi. Costoro sono i patrioti del loro portafoglio. Essi non soltanto vendono, ma si vendono volentieri al migliore offerente tra gli imperialisti stranieri

 

CONCLUDENDO

Il manifesto, ovviamente, non si esaurisce in questi pochi punti, bensì tratta anche altre questioni come quella dell’ambientalismo, della regolazione dei flussi migratori, del socialismo e della teconologia. Si rimanda dunque, ovviamente, alla sua lettura integrale per un quadro completo. In questo articolo si è solo voluto evidenziare quelli che a parere di chi scrive sono i punti fondamentali del progetto e che sicuramente lo rendono originale nel panorama italiano, per una sinistra che vada a riscoprire valori il cui abbandono ha causato la sua odierna disfatta.

Non ci sono dubbi, comunque, sul fatto che realizzare una costruzione del genere necessiti di un lavoro politico difficilmente quantificabile e di una forte determinazione: se da un lato, dunque, si condivide la critica al riformismo europeista, dall’altro va notato che anche la strada del “sovranismo costituzionale” non è certo una passeggiata (ed è anche legittimo chiedersi se questi siano gli attori più adatti per compierla). Il pericolo è quello di doversi ridurre a scegliere la meno irrealizzabile tra due utopie. Quando, infatti, i relatori vengono incalzati da un giornalista riguardo i loro piani futuri, specialmente riguardo le elezioni europee, viene alla fine risposto con un onesto “dateci il tempo di crescere”. Si spera che questa crescita possa avvenire positivamente e non culminare nell’ennesimo fallimento della sinistra micropartitica italiana.

 

(*) = PICCOLA NOTA  SU QUESTE TRE ASSOCIAZIONI:

Patria e Costituzione è l’associazione più giovane, fondata da Fassino (ex Pd, oggi senatore nel gruppo LEU) nel settembre 2018 ; Senso Comune nasce a fine 2016 come una piattaforma politica e culturale;  Rinascita! viene invece fondata da Carlo Formenti, Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta con lo scopo di trattare tematiche che uniscano il socialismo al sovranismo e all’antiliberismo.

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