Dall’indagine all’impeachment?

È ufficialmente iniziata l’indagine parlamentare che vede come oggetto le accuse di ostruzione alla giustizia, corruzione e abuso di potere nei confronti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Da due anni ormai Trump è al centro del Russiagate, l’inchiesta portata avanti dal procuratore speciale Robert Mueller riguardante i sospetti di interferenze russe durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2016. In seguito alle elezioni di midterm dello scorso novembre, inoltre, il partito Democratico ha riconquistato la maggioranza dei seggi alla Camera dei Rappresentanti: ciò ha reso possibile l’avvio di indagini sulle persone e le attività vicine al presidente, incluso un tentativo di ottenere la sua dichiarazione dei redditi – che Trump ha sempre rifiutato di fornire.

Le accuse dei Democratici nei confronti dell’attuale amministrazione sono sempre state liquidate da The Donald come diffamazioni senza fondamento e come «caccia alle streghe», anche dopo che i Repubblicani hanno perso la maggioranza alla Camera. Dopo la sconfitta, ha spostato le sue dichiarazioni pubbliche verso posizioni (ancora più) propagandistiche, con argomentazioni quali il rischio che gli Stati Uniti, in mano ai Democratici, si trasformino in un “Paese socialista”, o che gli immigrati provenienti dall’America Latina vogliano importare criminalità, o l’evergreen «build the wall!».

Finora, Trump ha sempre contato sulla maggioranza repubblicana al Congresso (ora solo al Senato) e sul fatto che i Democratici non avevano gli strumenti sufficienti per dare avvio a un’indagine di così ampia portata nei suoi confronti. L’inchiesta portata avanti dalla Commissione parlamentare per la Giustizia potrebbe invertire questa tendenza, e c’è da chiedersi se potrebbe fare anche molto di più.

Potrebbe portare all’impeachment?

L’indagine

Il presidente della commissione Giustizia, Jerrold Nadler, ha inviato ottantuno lettere ad altrettanti individui, agenzie e altri enti legati a Trump in vari modi, da connessioni personali a rapporti d’affari o politici, in cui chiede collaborazione con le indagine e l’accesso a dei documenti. Tra i destinatari figurano anche la Trump Organization, la Casa Bianca e l’F.B.I. Come si evince dal testo delle lettere, il Congresso è deciso a mettere in pratica fino in fondo il proprio dovere costituzionale di check and balance (controllo e contrappeso) della presidenza, agendo in prima persona per contrastare il «critical time» in cui si trovano ora gli Stati Uniti.

Nonostante Nadler riconosca l’ovvia importanza dell’inchiesta condotta dal procuratore Mueller, ha dichiarato che il Congresso non può più permettersi di aspettare che altri «facciano il lavoro al suo posto». Da qui l’intenzione di intraprendere un’indagine parallela i cui risultati possano essere condivisi con i cittadini americani, il cui diritto a un governo e un’amministrazione trasparente non può essere messo in secondo piano.

Il problema principale, però, è che la commissione Giustizia non ha accesso allo stesso numero e allo stesso tipo di documenti che invece Mueller può consultare. Consapevole di questa limitazione, Nadler ha chiesto ai destinatari delle lettere di fornire, per ora, solo documenti che erano già stati consegnati ad altre commissioni o enti federali, per assicurarsi l’adempimento delle richieste. Ciononostante, queste misure non costituiscono una vera e propria garanzia di ottenere la documentazione necessaria. Alcuni potrebbero esplicitamente rifiutarsi di consegnare il materiale (tuttavia, per evitare ciò la commissione ha previsto delle sanzioni), o di temporeggiare, o di trovare altri modi per non assecondare la domanda.

Altri guai per Donald

Negli ultimi giorni, il presidente Trump ha dovuto affrontare più di un problema in politica interna. Il 27 febbraio Michael Cohen, ex-avvocato di Trump, ha testimoniato davanti al Congresso, rendendo pubbliche informazioni che fino a quel momento nessuna delle personalità vicine a Trump aveva mai rivelato e che, a detta dello stesso Cohen, erano state volontariamente e ripetutamente insabbiate.

In particolare, Cohen ha confermato i seguenti aspetti:

  • il presidente (allora candidato repubblicano) era a conoscenza delle infiltrazioni nelle e-mail dell’allora candidata democratica, Hillary Clinton, tramite il suo consulente Roger Stone;
  • il presidente ha rimborsato Cohen dei 35mila dollari spesi da quest’ultimo per pagare il silenzio di Stormy Daniels, un’attrice di film per adulti con cui Trump avrebbe avuto una relazione;
  • il presidente ha mentito riguardo ai rapporti con la Russia e ha portato avanti gli affari per la costruzione di una Trump Tower a Mosca anche durante la campagna per le presidenziali.

Nonostante abbia definito Donald Trump «a racist, a conman and a cheat», ha anche dichiarato di non avere prove dirette delle collusioni tra Trump e la Russia durante la campagna del 2016.

Com’era prevedibile, Trump ha replicato smentendo ogni cosa e accusando il suo ex-avvocato di aver inventato tutto. A maggio, Cohen inizierà un periodo di tre anni in carcere per aver pagato Daniels durante la campagna elettorale, per aver mentito al Congresso durante una precedente testimonianza e per evasione fiscale.

A questo va aggiunto il fatto che alcuni deputati democratici hanno avanzato una mozione per respingere la dichiarazione dello stato di emergenza, voluta dal presidente per sbloccare i fondi necessari affinché la costruzione del muro lungo il confine con il Messico venga portata a termine. Dopo che la proposta dei Democratici ha raggiunto i numeri necessari per passare al Senato, secondo il capo dei senatori repubblicani Mitch McConnell lo stato d’emergenza verrà definitivamente respinto.

To impeach or not to impeach?

In conclusione: è realistica l’ipotesi di impeachment? In un’intervista rilasciata al New York Times, Nadler ha affermato di avere dei sospetti sul fatto che Trump abbia commesso dei reati da quando è presidente, ma di non avere alcuna prova effettiva. Un processo così complesso e radicale come la messa in stato d’accusa del presidente degli Stati Uniti non può essere avviato senza un adeguato sostegno, sia in termini giudiziari che in termini di compattezza da parte dell’intero Congresso.

Se anche l’esito non sarà questo (almeno non in tempi brevi), è chiaro ormai che Donald Trump non può più essere sicuro della propria intangibilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *