Indagine sui Big Tech

Il Dipartimento di Giustizia americano ha annunciato l’avvio di un’ampia indagine antitrust che riguarderà i giganti della tecnologia: le compagnie Google, Amazon, Facebook e Apple. I Big Tech – termine con cui ci si riferisce ai quattro colossi – saranno al centro di un’indagine per verificare che la loro condotta non sia in contrasto con le norme sulla concorrenza. Ciò significa che le piattaforme che dominano le ricerche su internet, i social network e le vendite online potrebbero subire delle restrizioni al loro campo d’azione o un’indagine più mirata sui loro comportamenti.

L’indagine

L’indagine, annunciata martedì, ha lo scopo di esaminare come le più influenti compagnie tecnologiche hanno visto crescere in modo esponenziale le loro dimensioni e il loro potere e come si rapportano con la loro amplissima base di user. Nonostante i meccanismi dell’indagine non siano ancora stati chiariti nei dettagli, il fine ultimo è quello di capire se ci sono o meno violazioni delle norme antitrust che necessitano di essere affrontate subito. In pratica, il Dipartimento di Giustizia vuole fare chiarezza sulla possibile collusione dei giganti tech, che potrebbero aver approfittato del loro peso e della loro diffusione per creare una sorta di cartello, limitando di fatto il corretto svolgersi della libera concorrenza nel campo delle compagnie tecnologiche. Simile inchieste sono in corso anche al Congresso e alla Commissione Federale di Commercio, con cui il Dipartimento di Giustizia sta collaborando.

Un trattamento privilegiato

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, si tratta di una vera e propria presa di posizione nei confronti dei colossi della tecnologia, che fino agli ultimi tempi hanno goduto di un trattamento privilegiato. Questo deriva dal fatto che, come generale regola non scritta, per le compagnie che fornivano più agevolazioni ai consumatori era improbabile che il governo interferisse con i loro affari. Ecco perchè compagnie come Google e Facebook (che offrono la quasi totalità de loro servizi gratuitamente), almeno all’inizio, sono state esentate dalle indagini antitrust.

Questo tipo di approccio si è modificato nel corso del tempo, e specialmente negli ultimi anni, in corrispondenza con il boom di crescita dei Big Tech, l’atteggiamento nei loro confronti è stato rivalutato.

Non più intoccabili

L’annuncio dell’indagine da parte del Dipartimento di Giustizia non è la prima manifestazione della diffidenza nei confronti di queste compagnie. Questo mese, la Commissione Federale di Commercio americana ha approvato una multa di 5 milioni di dollari nei confronti di Facebook, per la scorretta gestione delle informazioni personali degli utenti. Si è trattato sicuramente della più alta multa mai assegnata dal governo federale americano a una compagnia tecnologica, sintomo della crescente preoccupazione riguardo all’influenza e al potere sottovalutato delle aziende della Silicon Valley.

La proposta, portata avanti da Facebook, del lancio di una nuova criptovaluta chiamata Libra, è stata accolta con scetticismo: in un’audizione al Congresso americano questa settimana sono emerse le preoccupazioni che questo tipo di moneta possa destabilizzare le economie nazionali e mettere a rischio la stessa tenuta dei governi.

L’atteggiamento di altri Paesi nei confronti dei Big Tech, in alcuni casi, è più aggressivo rispetto a quello americano. Ad esempio, lo scorso marzo l’Unione Europea ha multato Google (per la terza volta dal 2017) per un valore di 1,5 milioni di euro per violazioni dei regolamenti sulla pubblicità online, avendo imposto condizioni scorrette alle compagnie che usavano la barra di ricerca Google nei loro siti.

Monopoly

David Cicilline, parlamentare a capo di una commissione sull’antitrust, ha accusato il governo americano di aver mantenuto per troppo tempo un atteggiamento favorevole nei confronti delle nuove economie tech, invece di verificare che si adeguassero ai regolamenti sulla concorrenza. Come risultato, Internet si è evoluto in un ambiente più ostile e meno aperto di quanto avrebbe potuto essere se fosse stato regolamentato fin dall’inizio.

L’oligopolio di fatto creato da queste compagnie, oltre a non essere in linea con i principi della libera concorrenza nel mercato, potrebbe alla fine non essere neanche in grado di rispondere alle esigenze dei consumatori: così Makan Delrahim, a capo della divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia, ha riassunto i problemi derivanti dall’affidare così tanto potere a un numero così limitato di soggetti.

Al momento Alphabet (di cui fa parte Google), Facebook, Amazon e Apple non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione in merito all’indagine di cui sono al centro. È l’inizio della fine per l’impero dei giganti tech?

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